L’ecologia profonda del silenzio

Ecologia Profonda e Bioregionalismo sono due filosofie o ecosofie  che ridisegnano il rapporto tra uomo e natura, sono visioni che permettono di rinnovare la nostra cittadinanza nella Terra attraverso uno stile di vita che tenga conto della necessità e del diritto per tutti, umani e non-umani, di vivere una vita dignitosa e significativa.

Come spesso accade il senso intimo di questi due termini “Ecologia Profonda e Bioregionalismo” è spesso stato modificato, piegato, adattato ad altre filosofie e ideologie, a differenti modelli di pensiero quindi capita di leggere e ascoltare di Bioregionalismo e secessione, Ecologia Profonda e Bhagavad Gita, Bioregionalismo e Era Ecozoica, Ecologia Profonda e Ecologia Sociale , Bioregionalismo e Anarchia …

Io non mi sento di criticare queste interpretazioni, ne di  inoltrarmi in dotte ed erudite dissertazioni, mi sento di vivere in un tempo in cui l’eccedenza di parole mi lascia indifferenta … meno ancora mi sento di dire che “pratico” queste ecosofie: nel mondo moderno e globalizzato ogni nostro gesto, ogni nostra azione provoca talmente tanti danni da qualche altra parte del pianeta che con tutta onestà posso solo pensare di praticare uno stile di vita tendente a ridurli e a ripararne, nel mio piccolo, alcuni.

Ma ci sono dei momenti, degli attimi in cui mi sento immerso in queste visioni di vita, in cui mi sento parte “organica” di un rinnovato rapporto con la Terra. Capita di passeggiare intorno a casa, di lavorare nell’orto o di starsene seduti sotto la chioma di un albero … guardarsi intorno e accorgersi che il nostro sguardo, i nostri sensi si sono fatti più acuti: quello che era un paesaggio consueto, normale diventa improvvisamente più nitido … ne scorgiamo particolari infinitesimali, assaporiamo  un caleidoscopio di odori, ascoltiamo un emozionante polifonia di suoni, godiamo di una infinita varietà di toni di colore … e ci sentiamo per interminabili istanti parte di quella meraviglia. E’ come trovarsi in una sorta di “stato di grazia” in cui ci rendiamo conto che il solo pensare di codificarlo con un pensiero razionale,  raccontarlo pronunciando parole … spezzerebbe l’incanto. Capita anche che tutto questo avvenga ancora più prepotentemente in alcuni luoghi diciamo “speciali”. Mi e capitato dentro a boschi dell’appennino ligure e toscano, piccole valli alpine, torrenti infrascati … è capitato di camminare tra i rumori, i colori e gli odori di un bosco, di quelli fitti e selvaggi dove la presenza umana da tempo non lascia le sue tracce … camminare e a un tratto accorgersi che i rumori sono cessati, l’aria è immobile e persino il tempo sembra sospeso … in questo silenzio quasi irreale persino i miei passi leggeri e attenti sono fuori posto, superflui. Mi siedo con la schiena appoggiata ad un albero, ficco le mani nel tappeto di foglie fino a ficcarle nella terra umida e scura … anche la mente si svuota, il respiro rallenta … mi sento come una parte di quel luogo  per un tempo indefinito e indefinibile.

Poi bisogna tornare, abbandonare quella visione, quello stato di grazia che ci è stato concesso per poco o per quanto basta a ricordarci cosa abbiamo perso per sempre.

Nel prossimo secolo,

o in quello successivo,

dicono,

ci saranno valli, pascoli

in cui ci incontreremo, se ce la facciamo.

Per scalare queste cime,

un parola per te,

per te

e per i tuoi figli:

state assieme,

imparate dai fiori,

siate lievi

(Gary Snyder “for the children”, Turtle Island)

Artigianato Artistico in strada (seconda parte)

Continuiamo il racconto (la prima parte è qui)

Una delle iatture peggiori durante un Mercatino Artigianale è di avere come vicino un banco di peruviani … non perché siano antipatici o altro … ma perché  hanno la sconsiderata abitudine di accendere enormi radioloni a volume assordante che riproducono in continuazione un unico cd. Detto cd in dotazione è una raccolta di cover di brani celebri: da Baglioni ai Beatles interpretati con il flauto andino … provate a pensare che effetto può fare l’ascolto continuativo e ripetuto di “questo piccolo grande amore” per una quindicina di volte nell’arco di una giornata! Potete incazzarvi, pregarli, implorarli … ma nulla da fare, la musica continuerà implacabile per tutta la giornata.

Mercatino di Artigianato Artistico

Altra iattura terrificante è la presenza nelle vicinanze di un  banco che esponga i così detti “prodotti tipici”: enormi tavoloni dove sono ammassate pile esorbitanti di salami, cacciatorini, prosciutti, provole, tome, mollicci blob di gorgonzola, stracchini, obelischi di formaggi di grotta, piramidi di pecorini … spesso senza nessuna protezione e in totale assenza di impianto frigorifero … esposti all’aria, alla polvere e a tutto quello che vola, magari durante una calda giornata estiva!

Con la straziante colonna sonora andina e l’avvolgente profumo gastronomico formaggesco  la nostra giornata ha inizio: appollaiati sul nostro sgabellone vediamo transitare davanti al nostro banco centinaia, spesso migliaia di persone che chiacchierano, gridano, telefonano, litigano, si sbaciucchiano, osservano meravigliate o indifferenti i nostri manufatti di Artigianato Artistico. Spesso toccano con gentilezza ma anche sgarbatamente, annusano, commentano, chiedono informazioni, contrattano … e poi ci sono i bambini! Li vedi arrivare con gli occhi sgranati e le manine protese verso il banco … purtroppo le delicate manine spesso impugnano coni gelato sbrodolanti, bomboloni in procinto di eruttare crema, patatine bisunte … li blocchi prima del disastro con sguardi inceneritori e grida belluine … “fermoooo”!

I genitori a quel punto si incazzano … “la mia bambina non ha le mani sporche!!” … “perché non può toccare?” e poi se ne vanno indignati trascinando la prole recalcitrante a far danni da qualche altra parte. Per fortuna non tutti sono così, esistono ancora quelli che tramandano il proverbio “guardare e non toccare è una cosa da imparare”.

Le giornate a volte sembrano interminabili, il tempo viene scandito dalle solite domande e dalle solite risposte: “che bello  … quanto costa?” – “Ventisette quella grande” – “euro??” – “no, talleri” “cos’è quella foglia? … un posacenere!” – ” no, uno svuotatasche”,”ma le fate voi queste cose??” – “certo, siamo artigiani”, “bellissima la borsa, avete un negozio?” – “”no, ma abbiamo un sito e facciamo spedizioni” … a noi piace ricevere complimenti, tanto che ci siamo dotati di due casse distinte: quella delle vendite e quella dei complimenti! Diciamo che  la nostra soddisfazione è data dall’averle entrambe non vuote alla fine della giornata.

Fortuna che si incontrano persone intelligenti e simpatiche con cui spesso si scambiano parole, impressioni, discorsi che magari nulla hanno a che fare con l’artigianato artistico e i mercatini. Dico fortuna perché questa massa di persone ti contagia con i propri umori, stati d’animo, tensioni … ti avvolge e sovrasta con un brusio fitto e senza tregua … la testa si riempie di migliaia di parole, immagini, odori. Spesso bisogna riuscire a rendersi impermeabili, per non essere scombussolati da questa umanità vagante e vociante.

A un certo punto bisogna anche mangiare, e con gli anni ci siamo abituati a portare il cibo da casa, non solo per una questione economica ed ecologica ma anche per evitare il cibo spazzatura distribuito dagli immancabili camioncini del “porchettaro verace” o della “piadina ruspante”.

Alla fine la giornata trascorre più o meno proficua, arriva il momento di smontare, operazione che svolgo a ritmi da catena di montaggio … si carica il tutto, si salutano amici vecchi e nuovi, ci si da appuntamento alla prossima e via verso casa. Oltre alla stanchezza fisica bisogna riposarsi dal rumore, disinquinarsi dalle parole, ricaricarsi … pronti per un altro Mercatino Artigianale in strada.

All’arte quindi compete di stabilire il vero ideale, una vita piena e ragionevole per il lavoratore, una vita nella quale la percezione e la creazione della bellezza, il godimento del vero piacere, vengono considerate necessarie per l’uomo come il suo pane quotidiano, in modo che nessun uomo o gruppo di uomini, possa esserne privato, se non con un atto reazionario contro cui si saprà ben resistere.
William Morris

Artigianato Artistico in strada (prima parte)

L’artigianato fa parte di un mondo che precede la separazione fra l’utile e il bello. Questa separazione è più vicina a noi di quel che normalmente si crede. Molti degli artefatti che sono ospitati in musei e collezioni private, in precedenza erano stati parte di quel mondo in cui la bellezza non era un valore isolato ed autonomo. … È forse superfluo ripetere che l’arte non è un concetto: l’arte è una cosa dei sensi.

Octavio Paz

Manù

Come alcuni degli improbabili lettori del blog avranno capito, la Manù ed io campiamo facendo gli Artigiani Artistici. L’appellativo può apparire un poco pretenzioso e”autogratificante” ma così ci piace definirci, anche perché la parola Artigiano comprende figure professionali tipo il lattoniere, l’idraulico, il meccanico ecc. che sono nobilissime ma molto differenti dalle nostre.

Potremmo anche definirci Artigiani Manuali Creativi, Operatori dell’Ingegno Manuale Creativo ecc. ma per una definizione corretta rimando a quella dell’Associazione Nazionale ARMESMA a cui aderiamo. Il nostro lavoro si svolge in due fasi distinte: a casa ovvero “il laboratorio” dove vengono ideati e prodotti i nostri manufatti e in strada dove cerchiamo di venderli … a volte capita pure la possibilità di scambio, in genere con altri Artigiani,  ma è ben difficile che il benzinaio o la telecom accettino il baratto … quindi si vende.

I luoghi dove questo avviene sono i così detti “Mercatini Artigianali” che si svolgono durante fiere, sagre, feste, rievocazioni storiche …. Dico così detti perché in questo campo regna una grande confusione, consapevole o meno, che porta spesso Artigiani Artistici e rivenditori sulle stesse piazze o strade. Nel corso degli anni ci siamo fatti una nostra personale mappa e un nostro calendario di questi mercatini, alcuni dei quali frequentiamo regolarmente da parecchi anni, in altre occasioni andiamo alla ventura: o perché veniamo invitati, perché ci sono stati segnalati da amici, compagni di lavoro o che abbiamo scoperto attraverso internet, manifesti …  Per dare meglio l’idea di questa parte del nostro lavoro provo a raccontarvi di un ipotetico Mercatino Artigianale a cui partecipiamo per la prima volta, questo mi permetterà di condensare pregi, difetti, fatiche e soddisfazioni del nostro lavoro … quindi si parte!

Gli organizzatori che avevamo contattato ci avevano assicurato che “quello” era un vero Mercatino Artigianale!! Ci avevano pure richiesto foto dei nostri manufatti e del laboratorio a certificare la qualità del nostro lavoro.

Dato che questo mercatino si svolge con durata di due giorni ed orario tipo dalle 9.00 alle 24.00, il carico del camper l’ho fatto il giorno precedente, quindi sveglia all’alba e partenza calibrata. giusto in tempo per non essere troppo in ritardo anche perché mano a mano che si arriva viene assegnato il posto. Sicuramente c’è gente partita il giorno prima, ma noi siamo un poco frikkettonici o pigri, quindi partiamo quando è il suo momento. Non ho vergogna a dire che normalmente ci perdiamo per strada quindi arriviamo giusti giusti per non beccarci i posti peggiori, contattiamo immediatamente gli organizzatori, che spesso sono figure ipotetiche, sfuggenti, sempre di fretta … scarichiamo il tutto, apriamo il gazebo e cominciamo a montare il banco. Una rapida occhiata intorno e ci rendiamo conto che il così detto Mercatino Artigianale è l’ennesima bufala: rivenditori di statue africane, bigiotteria cinese, finti indiani d’america, borse spagnole, vestiti indiani …

Sicuramente ciascuno ha  il diritto di sfangarsela come meglio crede e può, quindi anche i rivenditori (o biechi commercianti) devono avere la possibilità di lavorare, ma sarebbe bello che lo facessero in mercati a loro dedicati: pensate se ai mercatini del biologico dedicati ai piccoli produttori partecipassero commercianti che si riforniscono all’ortomercato! Il contadino con il suo banchetto di patate di montagna, piccoli frutti, conserve e il mega banco con patate spagnole, papaie, peperoni  nord africani a dicembre, banane … sarebbe un pacco sia per i produttori biologici che per visitatori ed acquirenti. Durante i mercatini a tutti viene assegnato uno spazio commisurato alle esigenze e ai soldi spesi, i banchi affiancati devono tenere una “linea” in maniera che nessuno sia avanti ad altri, una specie di democrazia dell’esposizione. Ma non tutti i banchi sono uguali: alcuni hanno la magica proprietà di dilatarsi, di aumentare di dimensione con il passare dei minuti, di debordare … e qui bisogna essere decisi altrimenti si viene sommersi, coperti, circondati. Questa è la fase nervosa della giornata, poi stabiliti i territori di pertinenza, montato il banco ed esposte le merci ci si prende un momento di pausa guardandosi intorno, cercando di capire come sarà e facendo un giro anche per vedere se ci sono amici e amiche della tribù nomade degli Artigiani Artistici di strada che sono capitati in quel posto …  sorrisi,baci e  abbracci, scambio di notizie, qualche pettegolezzo e qualche lamentazione sulla crisi, sui tempi duri e … sul tempo.  Mentre ancora alcuni anni fa le previsioni meteo si basavano sulla speranza, sul “vedrai che viene bello”, “sono nuvole passeggere”, “domani sole” adesso con internet il meteo ti prevede anche da che ora piove, con quanta intensità e fino a quando … non c’è spazio neanche per le attese speranzose.

Continua nella seconda parte ….

La presa del potere

Oggi non mi viene mica  voglia di festeggiare la caduta del “gerarka” … ma dato che sono una personcina fine ed educata mi sembra pertinente condensare il ricordo di questi ultimi 60 anni attraverso una allegoria bucolica: ci siamo lasciati  inchiappettare prima dalla grande melanzana bianca, poi dal cetriolo garofanato ” … in seguito è toccato al “melone rugoso azzurro” alternato dalla zucchina panciuta bolognese… adesso ci tocca il grande cocomero Golmand Sachs … Io sono allergico a qual si voglia varietà di cucurbitacea …

quindi per riprendere speranza è meglio attrezzarsi all’ Occupy the garden

[parlato]: Un mastino. Un mastino nero, lucido, metallico. Un cane mastino con un occhio solo, vitreo, in mezzo alla fronte. Una mano che schiaccia un bottone. Dall’occhio del mastino parte un fascio di luce intensa, verdastra, elettrica…
Psss… psss… psss…
Avvolti in lucidi mantelli
guanti di pelle, sciarpa nera
hanno le facce mascherate
le scarpe a punta lucidate
sono nascosti nella sera.
Non fanno niente, stanno fermi
sono alle porte di Milano
con dei grossissimi mastini
che stan seduti ai loro piedi
e loro tengono per mano.
Han circondato la cittÃ
la stan guardando da lontano
sono imponenti e silenziosi.
Chi sono? Chi sono?
I laureati e gli studiosi.
E l’Italia giocava alle carte
e parlava di calcio nei bar
e l’Italia rideva e cantava.
Psss… psss…
Ora si muovono sicuri
coi loro volti mascherati
gli sguardi fissi, minacciosi
vengono avanti silenziosi
i passi lenti, cadenzati.
Portano strane borse nere
piene di oggetti misteriosi
e senza l’ombra di paura
stanno occupando i punti chiave
tengono in pugno la Questura.
Dagli occhi chiari dei mastini
parte una luce molto intensa
che lascia tutti ipnotizzati.
Chi sono? Chi sono?
L’intellighenzia e gli scienziati.
E l’Italia giocava alle carte
e parlava di calcio nei bar
e l’Italia rideva e cantava.
Psss… psss…
Ora lavorano più in fretta
hanno moltissimi alleati
hanno occupato anche la RAI
le grandi industrie, gli operai
anche le scuole e i sindacati.
Ora si tolgono i mantelli
son già sicuri di aver vinto
anche le maschere van giù
ormai non ne han bisogno più
son già seduti in Parlamento.
Ora si possono vedere
sono una razza superiore
sono bellissimi e hitleriani.
Chi sono? Chi sono?
Sono i tecnocrati italiani.
[parlato]: Eins zwei, eins zwei, alles kaputt!
E l’Italia giocava alle carte
e parlava di calcio nei bar…

Poesia per “loro”

Gary Lawless

Per coloro che metterebbero in pericolo la foresta

Gli spiriti degli alberi abbattuti,

gli spiriti delle piante,gli spiriti del muschio, gli spiriti della roccia

ti affidano un inferno

senza uccelli, un arido inferno di scorta dove

il tuo nome non sarà noto –

sarai conosciuto come desolazione,

distruttore di pianeti, anima solitaria che

vive senza l’amicizia della vita,

senza il conforto delle specie –

i fantasmi di coloro che hai

messo da parte ti seguiranno appena

ti muoverai verso aridità, polvere

e cieli vuoti –

di sicuro la bontà e la pietà

lasceranno intatta la tua vita miserabile,

come se tu abitassi per sempre in

una terra senza vita,

cercando di ricordare il suono

degli uccelli, il suono del vento,

il suono del tuo cuore.

Di Gary Lawless tratto da Caribuddismo

ed. Arcobaleno fiammeggiante

15 ottobre, Occupy World

IndignatiPassato qualche giorno ci si rende conto che sabato 15 ottobre sono avvenute due cose ben distinte: Critical Mass negli spazi pubblici di centinaia di città in decine di paesi (praticamente in ogni continente) e la manifestazione a Roma, che è finita come è finita. Inutile riassumerla o dare giudizi su violenza – non violenza, manifestanti buoni e cattivi ecc. … ciascuno si è fatto una propria opinione a proposito.

Una differenza lampante salta agli occhi subito: mentre la quasi totalità delle iniziative erano autoconvocate, spontanee, distribuite capillarmente  … da noi è stata scelta la classica forma di corteo nazionale a Roma, convocato da organizzazioni sindacali, associazioni, centri sociali  con i soliti Casarini, Bernocchi, Landini …e tutto l’armamentario di bandiere, striscioni, slogan …

Negli Stati Uniti dall’occupazione di Zuccotti Park a New York la protesta si è estesa in decine di città, aggregando migliaia di persone: assemblee permanenti, decisioni prese con il metodo del consenso, condivisione e convialita, rifiuto della delega, niente leader o portavoce … potremmo definirla la crescita di una intelligenza collettiva, una presa di coscienza collettiva. Magari questo movimento nascente ha ancora idee confuse, obiettivi poco chiari ma vive in prima persona il “proprio” cambiamento, non lo delega ad un tempo futuro. Questo movimento ha avuto e ha la capacità di comunicare, di attrarre consenso, solidarietà, simpatia.

La manifestazione di Roma non ha comunicato nulla se non spavento, incredulità … di sicuro ha allontanato, ha diviso ulteriormente. Non avrebbe comunicato nulla anche se non ci fossero stati scontri, sono proprio la forma “corteo”, la forma “manifestazione” che hanno, da molto tempo, smesso di comunicare, hanno smesso di parlare e di ascoltare, sono diventate “linguaggi” sterili (almeno in Italia e in queste forme rituali).

Una cosa “tutte” queste manifestazioni l’hanno avuta in comune: dalla Corea del Sud agli Stati Uniti, dal Cile alla Grecia a Roma … le forze di polizia quando menano menano tutte allo stesso modo!

Dagli scontri di Roma le immagini delle violenze, dei caroselli, dei candelotti, degli incendi e poi nei giorni seguenti i commenti politici  e quelli che mano a mano apparivano sui media e in rete … tutto questo mi é sembrato il ripetersi di un rito scontato e obsoleto, lontano e tragicamente inutile.

Chi ha visto i video di Zuccotti Park, la mensa improvvisata e gratuita, le discussioni collettive, la preparazione dei cartelli … si sarà reso conto della differenza e della unicità: quelle persone contestano un modello di società ma nello stesso tempo ne sperimentano uno alternativo vivendolo quotidianamente.

Per provare a decifrare quello che sta accadendo potrebbero esservi utili questi link: Alaska  Voci dalla piazza e la lettera di Marina Petrillo