Il dolore e l’ipocrisia


Da un poco di tempo le associazioni e i gruppi vegani e vegetariani stanno prendendo di mira la macellazione degli animali provenienti dagli allevamenti “biologici” facendo notare che, per quanto allevati a terra, nei pascoli, in situazioni ambientali non costrittive, alla fine gli animali vengono uccisi come gli altri e per lo stesso motivo: essere trasformati in cibo. Ed è proprio così … per quanto si tenti di spiegare la differenza di qualità di vita tra un allevamento industriale e uno biologico … la fine è identica: morire per finire nel nostro piatto.

Manifesto animalista

Presso i “popoli nativi” l’uccisione dell’animale era ed è sempre accompagnata da preghiere o riti di ringraziamento per il sacrificio o scusa per la morte arrecata … ma molto probabilmente a nessun animale  interessavano e interessano queste scuse o preghiere: il suo istinto è vivere … vivere e procreare. Il cibo di origine animale che noi consumiamo provoca una sconfinata, immensa e indicibile spirale di sofferenza e morte.

Nel mondo naturale, che tanto ci affascina, meraviglia e commuove … l’imperativo è: vivere, nutrirsi e riprodursi. Il fiero lupo, la nobile aquila, il delfino … tutti i predatori insomma uccidono e mangiano le loro prede … quindi anche il ciclo di vita-morte che sovraintende tutte le forme animate è, nello stesso tempo, un infinito susseguirsi di sofferenze : senza morte non sarebbe la vita.

Ma noi umani facciamo di più: ogni nostra attività, ogni oggetto che usiamo, ogni cosa che possediamo ha provocato e provoca da qualche parte del pianeta  l’identica spirale di sofferenza e morte. Basta pensare alla storia del petrolio, delle materie prime, alla colonizzazione, all’industrializzazione, all’agricoltura intensiva … l’elenco sarebbe infinito. Se non usi scarpe in cuoio le usi in materiale sintetico derivato dal petrolio … se mangi cibo biologico lo puoi fare grazie all’uso di concimazioni a base di letame (che proviene da allevamento animale) …

Appena il sistema economico in cui tutti viviamo, più o meno bene,  a cui tutti partecipiamo in differenti forme e con differenti gradi di consenso o dissenso, comincia entrare in crisi … appena il tasso di crescita si arresta o scende di mezzo punto … ovvero appena abbiamo meno soldi per consumare e meno opportunità di lavorare, produrre e guadagnare … andiamo nel pallone. Ci fosse uno straccio di forza politica, di movimento sindacale, di movimento di protesta, di piazza indignata che proponga e lotti per la diminuzione della produzione, del consumo e del lavoro.

Questo tempo che viviamo è talmente complesso, interdipendente che a nessuno di noi sono concesse vie di fuga: partecipiamo attivamente tutti alla costruzione del dolore planetario.

Il poeta Gary Snyder diceva che l’unica cosa che possiamo fare è vivere con attenzione e leggerezza cercando di provocare la sofferenza minore al pianeta e di riparare ad alcuni dei danni  che provochiamo, quando ci è possibile. Credersi innocenti è un puro esercizio di ipocrisia.

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Lato Selvatico n° 39


Con l’equinozio d’autunno è uscito il n° 39 di Lato Selvatico, la bella rivista curata da Giuseppe Moretti.

Questo l’indice:

Peter Berg, 1937 – 2011

Il Mondo Verde, tra magia e pratica – Intervista a Carlo Signorini

Sentiero Bioregionale – il racconto dell’incontro

Visitatori notturni – una poesia di Jacquie Bellon

Preghiera di ringraziamento –  Gary Snyder

Riguardo all’essere indigeno –  Freya Mathews

La Grande Storia –  Gary Lawless

Diario verso le montagne di Nanao Sakaki – Silvana Mariniello

Oltre agli articoli trovate recensioni e poesie su Bioregionalismo ed Ecologia Profonda

Per Ricevere Lato Selvatico contattare Giuseppe Moretti  morettig@jol.it

Da questo numero  un ricordo di Peter Berg, tornato alla Terra il 28 Luglio 2011

Peter Berg

Il 28 Luglio scorso è scomparso Peter Berg. Aveva 74 anni. Con lui se ne va uno dei più lucidi attivisti visionari Per la Terra. A lui si deve la divulgazione e l’articolazione del concetto di Bioregione nel proprio paese prima e nel resto del mondo poi.

Peter Berg aveva quella rara capacità di vedere lontano e perciò le sue idee e azioni precorrevano i tempi. San Francisco, primi anni ’60, con il gruppo di teatro di strada SF Mime Troupe, metteva in scena le prime proteste per i diritti civili. Successivamente, nel 1966, fu protagonista con i Diggers, dei momenti più radicali e provocatori di quegli anni, proclamando i Free Shops in contrapposizione al “mercimonio delle leggi di mercato”, distribuendo Free Food durante le celebrazioni e i concerti nei parchi, Free Housing come nuovo modo di stare insieme, le Free Medical Clinic perché la salute è un diritto di tutti, i Free Papers per diffondere le idee e la creatività del movimento. Negli anni ’70 con il Frisco Bay Mussel Group, contribuisce a fermare il progetto del Peripheral Canal, pensato per deviare le acque del fiume Sacramento (a nord) -mettendo a serio rischio il delta e l’intera Baia di San Francisco -verso le colture industriali agricole della Central Valley e la città di Los Angeles (a sud).

Nel 1973 fonda Planet Drum, il gruppo madre del movimento bioregionale, all’interno del quale sviluppa il “Green City Program” per la città di San Francisco; il “Guard Fox Watch” per difendere le montagne dagli eccessi dei Giochi Olimpici Invernali, e recentemente ha fondato “l’istituto per la Sostenibilità Bioregionale” a Bahia de Caraquez in Equador. Ha diretto “Raise the Staches”, il giornale di Planet Drum e del movimento per più di venti anni. Proseguendo con il “Pulse”. Ha partecipato ad eventi, conferenze, forum e workshop ovunque nel mondo. Ha dato interviste, scritto articoli e publicato libri, tra questi Reinhabiting a Separate Country, Green City Program, Discovering Your Life-Place e ultimamente Envisioning Sustainability, che ripercorre la sua vita attraverso le sue idee e i suoi scritti. Peter aveva un carattere forte e il potere dell’immaginazione che gli permetteva di tradurre le idee in azioni. Mai banale o ripetitivo ma creativo, poetico e combattivo per la Terra e per tutti i suoi esseri, sia umani che non-umani.

Fu la sua venuta in Italia nel 1994 che ispirò la creazione della Rete Bioregionale Italiana. Da allora ci è sempre stato vicino, disponibile nei consigli e facendo conoscere il nostro lavoro oltreoceano. Nel 2005 venne con la moglie Judy come “Guard Fox Watch” a Torino, durante i preparativi dei Giochi Olimpici Invernali, per mitigarne l’impatto sui versanti montani che orlano il lato occidentale del bacino idrografico del Po. Recentemente ci ha seguito e sostenuto nel passaggio dalla Rete Bioregionale a Sentiero Bioregionale.

Gary Snyder ha detto di lui: “il lavoro di Peter Berg e di Planet Drum è stato di incommensurabile importanza per definire e disseminare le idee e le possibilità del bioregionalismo”

“Non l’abbiamo fatto per il Tempo Grande. Non lo abbiamo fatto per il Tempo Piccolo. L’abbiamo fatto per il Tempo Reale” – Peter Berg 24 – 07 – 2011

Giuseppe Moretti

Prima pulire cucina!


Oggi la giornata era propizia ai lavori casalinghi,

perchè come dice Nanao:

Ragazzi, Siate Ambiziosi!

“Terra del Fuoco…

Polo Sud…

Monte Everest…

La Luna

Marte:::

Sirio:::

Settimo Cielo…

E poi?

Ragazzi, prima pulire la cucina, per favore”.

Nanao lo avevo conosciuto alcuni anni fa durante la sua permanenza in italia,ospite della Rete Bioregionale, passato da casa nostra con alcuni amici quando ancora io e Manù vivevamo nel posto sbagliato al momento sbagliato.

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