Canne!?!


Oggi, 1° Maggio, è stata la giornata della canna! … tranquilli, quella per l’orto … che di quella …bis non abbisogno, visto lo stato mentale che mi contradistingue.

1° Maggio bioniere

Regola vuole che nell’orto sinergico si usino tondini a formare archi incrociati che servono a sostenere legumi rampicanti, pomodori e altro. Ma i tondini bisogna comperarli e avere un mezzo per trasportarli … quindi canne!! L’aspetto è meno armonico e più “spigoloso” ma a costo zero e poi con l’utilizzo di filo di yuta (si usa in viticoltura per legare i tralci verdi delle viti) ho fatto anche il sostegno per i piselli (al posto delle ramaglie di carpino che non ho o delle reti di plastica).

Fave, cipolle, insalata

Il tutto andrà rifatto ogni anno ma una volta triturato finirà nella pacciamatura, non si butta via niente. L’orto adesso ha un aspetto un poco deserto ma oltre alle fave, cipolle, piselli, fagioli di lima, si intravedono insalate, sedani, pomodori, coste, zucch, zucchine e arriveranno cornetti, rapanelli, carote, borlotti, cannellini, barbabietole, cavoli … poi calendule, nasturzi, tageti…

Panoramica dell'orto sinergico

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Il C.I.R. a Pescomaggiore, l’Aquila


…allora il 17 aprile c’è il Genuino Clandestino a Napoli…
e subito dopo il C.I.R. da E.V.A. ( Eco Villaggio Autocostruito di case in paglia) a Pescomaggiore, Aquila dal 20 al 24 Aprile…
ci stiamo preparando ad incontravi e per questo abbiamo un po’ di proposte per i pomeriggi di incontro/confronto/cerchio…

Pescomaggiore

IN PROGRAMMA C’E’:

aiutare a finire di costruire l’ultima casa in paglia, dobbiamo solo aggiungere le balle di paglia, lo scheletro c’è già…(sono bellissime!!!le case ideali!!)

fare un orto, richiesto da loro, visto che non sono molto esperti…chiedono sostegno al C.I.R….gli esperti si facciano vivi…possiamo farne anche di vari tipi…

avevamo pensato un pomeriggio magari il giovedì 21(ma è assolutamente variabile) di spiegazione di EVA -alma-e tutto il nostro progetto con passeggiata per il paese…tanto per contestualizzare

poi siccome verrà un ragazzo Mauro di Napoli esperto in bagni a secco pensavamo che un piccolo gruppo di lavoro 3-4 persone potrebbero supportarlo nella costruzione di uno di questi per l’estate-volontari che ci attende e nel pomeriggio ci potrebbe illustrare altre tecniche, perchè ne fa di diversi modelli e magari può essere interessante per qualcuno…

se avete proposte anche artistiche sono super ben venute …ES. passeggiata Land-Art

ci saranno anche cerchi di condivisione…

perciò venite carichi di energia da dare a questo meraviglioso progetto…
Gli abitanti di E.V.A. sono ben organizzati e precisi, questa volta sarà ben concreto, rimbocchiamoci le maniche nella GIOIA!!!
PORTARE :
sacchi a pelo, tende,( qualche posto per dormire c’è…per chi proprio non desidera stare in tenda)…metteremo un tendone…
portare semi da scambiare, verdure da mangiare, al secco ci pensa Francesco di Meschia…portate allegria, energia, ascolto, partecipazione,
ovviamente lasciate i cani a casa …per non disturbare…
cari siamo contenti di avercela fatta anche questa volta, con gran fatica, ma evviva!!!!
INDICAZIONI STRADALI :
– con la macchina : autostrada A24 uscita Assergi seguire per Camarda -Filetto _Pescomaggiore , il villaggio si trova sulla sinistra prima del paese
– in autobus : da roma o da pescara Arpa http://www.arpaonline.it fino al terminal e poi da li autobus per Paganica

ecco gli orari dell’autobus dal terminal di collemaggio:
n.7 ore 6:15 —–pescomaggiore 6:55
n.M1 9:40 ——paganica n.7 ore 10.10 —pescomaggiore
n.M6 12:00——-paganica n.7 ore 12:45 —pescomaggiore
n.7 14:20——————————————pescomaggiore
n.108 16:40 ——paganica n. M1 ore 17:10—-pescomaggiore
n.108 19:40 ——–paganica n.M1 ore 20.10 —-pescomaggiore

In direzione ostinata e contraria


… “per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore
di umanità di verità”
Fabrizio De Andrè

Da alcune settimane qui si guarda al mondo con occhi stralunati mentre  una sottile e disperata depressione avvolge i gesti e le parole.

I “venti di guerra” soffiano impetuosi tra le dune e il plauso generale … partecipiamo orgogliosi all’ennesima guerra umanitaria per mantenere la pace.. o forse per petrolio, gas e uranio. Nel frattempo tutto il Nord Africa è scosso dalle rivolte di piazza: milioni di manifestanti chiedono libertà, democrazia e lavoro; a migliaia prendono il mare alla ricerca di un futuro e l’occidente li ributta possibilmente a mare o li rinchiude in qualche lager che chiama con crudele eufemismo “centro di accoglienza”. Queste moltitudini sono alla ricerca del benessere, quello propagandato e sbandierato dall’occidente ricco e consumatore. E non sono certo le sole: miliardi tra cinesi, indiani, russi, brasiliani, messicani, filippini … hanno già imboccato la strada del consumismo globalizzato. Giustamente! Per secoli li abbiamo rapinati, colonizzati, sfruttati e adesso tocca a loro sedersi alla tavola imbandita del progresso. Provate ad immaginare cosa potrebbe accadere se questa umanità sconfinata domani facesse propria l’alimentazione e il tenore di vita occidentali … provate ad immaginare anche che senso potrebbero avere le parole “decrescita”, “transizione” ecc. alle orecchie di una moltitudine appena uscita dalla povertà, dall’indigenza e dalla fame, quella vera.

Intanto a Fukushima l’ineluttabile tragedia nucleare si annuncia tra menzogne, mezze verità e cinismo. In Italia però per quanto riguarda il nucleare … ci ripensiamo: riparleremo di nucleare tra un anno, quando la buriana sarà passata insieme alle elezioni amministrative. Abbiamo la classe politica che ci meritiamo e che abbiamo voluto.

Ma la buriana non passa e non passerà: date una lettura qui e qui tanto per rallegrarvi la giornata.

Certo, sparse per il pianeta vivono, sperano e lottano anche persone che vanno in direzione ostinata e contraria alla fascinazione delle merci e della globalizzazione ma la sproporzione dei rapporti è talmente evidente e incolmabile da lasciare ben poche speranze.

Eppure primavera è arrivata e noi si pianta e trapianta nell’orto e si resta inebriati dai profumi e dai colori, forse arriverà una nube carica di Iodio131 o di Cesio137, ma noi, le api, gli uccelli, i fiori  non lo sappiamo e continuiamo la nostra vita e il nostro lavoro. Ci godiamo il possibile dando un occhiata alla Rete più speso del dovuto alla ricerca di notizie e di mappe meteo, perchè un poco di angoscia e di paura si sono installate tra noi e la vita.

Continuiamo ad arrancare in direzione ostinata e contraria.

200 metri di libertà


Nicola nel suo ultimo post su “Ortodicarta” ha configurato in maniera istintiva, ragionata e completa i suoi progetti di vita per gli anni a venire: i progetti di vita di un permacultore.

Il post è da leggere e metabolizzare lentamente, in modo particolare da chi stà meditando o sognando uno stile di vita “rurale”. Nicola è un progettatore, segue un filo proprio fatto di culture, di pratiche e di curiosità (a volte troppo anglofono), chi frequenta il suo blog lo capisce subito, ma questa è una dote rara, pochi lo sono o vogliono esserlo.

Al post sono seguiti una ridda di commenti, e francamente in molti casi si poteva fare a meno di scriverli, sarebbe stata una buona pratica di Decrescita.

Il nocciolo (che perlomeno interessa a me) è questo: chi sceglie uno stile di vita “altro”,  che  può definire resilienza, semplicità volontaria, transizione, decrescita o come altro crede, per intraprenderlo deve “progettarlo” ma prima ancora deve immaginarlo cioè averne la visione, il desiderio .

Ma se visione, desiderio, utopia sono moti del nostro profondo interriore, la progettazione, oltre che dalle capacità, dai talenti di ciascuno, è influenzata da alcune variabili: i soldi, l’età, il territorio o meglio bioregione, l’esperienza e la formazione culturale.

Se c’è un buon capitale disponibile è possibile trovare un luogo adatto, ettari di terreno, una casa in bioedilizia, riscaldamento con caldaia a riciclo dei fumi e elementi a batiscopa, pannelli solari, impianto eolico,  riciclo delle acque … poi adotti tutte le tecniche agricole che vuoi … fare l’agriturismo, i corsi, gli stages …

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Di vino, romanzi e frutti dimenticati


L’amica arriva inaspettata, con una meravigliosa zuppa di legumi e una stupenda zucca. Pranziamo tra chiacchiere, ricordi, racconti … pettegolezzi. Poi guarda i libri, ci raccontiamo gli ultimi letti e ci diamo appuntamento a presto.

Se n’è andata da poco e mi torna alla mente che abbiamo ancora uno dei suoi libri, acch! Lo cerco subito per metterlo in vista, impresa complicata visto il caos delle librerie e visto che non mi ricordo il titolo. La copertina invece si e dopo qualche minuto lo ritrovo: “Vino, patate e mele rosse” di Joanne Harris, e dato che la giornata è particolarmente uggiosa mi sbraco e comincio a rileggerlo. Non è un capolavoro ma un romanzo allegro e vitale: tra i protagonisti Joe, orticultore un poco  stregone e un poco  fanfarone e 6 bottiglie di “vino di frutta”.

Mai fatto il vino di frutta? Io ho fatto alcune prove: lo spumante di fiori di sambuco (non mi è mai venuto bene) e il vino di bacche di sambuco e more. Nulla a che vedere con un Buttafuoco ma … bevibile e incredibilmente ricco di profumi. Se lo fate fermentare in casa … vi sembrerà di essere nella cantina del “Puledro inpennato”!

Ricetta

3 kg. di bacche di sambuco (Ben mature, scartare quelle rosse e i rametti)

1 kg. di zucchero – 5 lt. di acqua – 65 g. di succo di limone – lievito

Schiacciare le bacche(passatele nel tritaverdure), versateci sopra l’acqua calda, aggiungete il succo di limone e lasciate riposare 24 ore, poi mettete lo zucchero, il lievito e lasciate fermentare (io ho usato una piccola damigiana con il collo coperto da una garza anti moscerini). A fermentazione conclusa lasciate sedimentare il fondo e in luna calante  travasate filtrando il “Vino” con un telo di lino pulito, quindi imbottigliate.

Si possono fare vini con molti tipi di frutta magari di varietà antica e dimenticata. A questo proposito date una scorsa a questo manualetto sui frutti dimenticati!

Riprendere tempo


Il titolo del post lo devo al libro  Riprendere Tempo di Pietro Marcenaro

Qui si aspetta  la luna calante di Novembre per seminare spinaci, ravanelli, aglio, ceci, fave, piselli rampicanti, lenticchie, bulbi di aglio … e intanto si prepara il materiale per i mercatini di Natale. Insomma è un tempo abbastanza impegnato.

A dire il vero sul fatto che il nostro tempo sia “impegnato” … ci sarebbe da discuterne.

Anzi, ci sarebbe da discutere sul “tempo”.

Non so cosa gli improbabili lettori del blog intendano per tempo di lavoro e tempo libero ma so per certo che io e la Manù almeno uno degli scopi, degli obiettivi dei nostri anni giovanili e rivoluzionari lo abbiamo raggiunto: togliere tempo alla produzione di beni e merci per un salario (o guadagno) e riprendere tempo per le nostre vite e per il soddisfacimento dei nostri desideri e/o bisogni. Preferiamo chiamarli desideri, i bisogni sono spesso quelli  indotti, ma per chi ha voglia di filosofeggiare rimando al dibattito sulla teoria dei bisogni di  Agnes Heller e della Scuola di Francoforte.

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Lato Selvatico 37


Puntualmente, all’approssimarsi dell’equinozio, esce Lato Selvatico arrivato al 37° numero

All’interno della bella rivista del Movimento Bioregionale, curata da Giuseppe Moretti, troverete interviste, racconti, poesie, recensioni ecc.

Per abbonarsi contattare Giuseppe:    morettig@iol.it

“Le nostre capacità, le nostre opere, sono solo minuscoli riflessi del mondo naturale, il cui ordine è innato e libero. Nessuna esperienza è paragonabile a quella di abbandonare il sentiero e dirigersi verso una parte nuova del territorio. Non per la novità in se, ma per provare la sensazione del ritorno a casa, alla totalità del nostro ambiente. “Fuori dal sentiero” è un altro nome della Via, e nel vagabondare fuori dal sentiero sta la pratica del selvatico.

Laddove – paradossalmente –  svolgiamo il nostro lavoro migliore. Ma i sentieri  e le vie sono necessari e li manterremo sempre. Bisogna prima camminare sul sentiero, per poi svoltare e inoltrarsi nel selvatico”.

(dalla presentazione di La pratica del Selvatico di Gary Snyder, FioriGialli Edizioni)