Per sempre ragazzo


Il 7 luglio è uscita, per Marco Tropea Editore, una raccolta di racconti e poesie in memoria di Carlo Giuliani: Per sempre ragazzo . A dieci anni di distanza dal G8 di Genova, trenta scrittori italiani hanno voluto raccontare e ricordare pensieri, emozioni, sensazioni che riportano il lettore al clima di quei giorni. Gli autori, la curatrice e l’editore devolvono l’intero importo di diritti e ricavi loro spettanti al Comitato Piazza Carlo Giuliani onlus.

Per sempre ragazzoGli scrittori che anno aderito sono Carmelo Albanese, Fulvia Alberti, Cristiano Armati, Nanni Balestrini, Francesco Barilli, Sergio Bianchi, Pino Cacucci, Massimo Carlotto, Geraldina Colotti, Maria Rosa Cutrufelli, Erri De Luca, Girolamo De Michele, Marco Di Renzo, Valerio Evangelisti, Annamaria Fassio, Roberto Ferrucci, Eros Francescangeli, Daniela Frascati, Ermanno Gallo, Fabio Giovannini, Giulio Laurenti, Paolo Nori, Alessandro Pera, Lidia Ravera, Marco Rovelli, Marco Sommariva, Paola Staccioli, Stefano Tassinari, Roberto Tumminelli, Lello Voce.

La postfazione è di Haidi Gaggio Giuliani. In appendice, una scheda sui fatti di Genova2001 a cura di Giuliano Giuliani.

Questo il contributo di Erri De Luca

 

Un proverbio persiano dice: «Se vuoi farti un nome,

viaggia o muori». Lui non voleva un nome,

quel mattino di luglio voleva andare al mare.

La strada era già un mare,

le ondate di migliaia dietro migliaia dentro le piazze,

i vicoli, nei viali, allagavano Genova città.

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Diradamenti


A primavera, al momento delle semine, si viene colti da una specie di propensione all’eccesso: si spargono semi in quantità fantasmagoriche, come se questo fosse indispensabile per ottenere un abbondante raccolto. Poi le piantine spuntano e ci sembra che tutto vada per il meglio … mano a mano che crescono ci accorgiamo però che sono troppo fitte, non hanno luce a sufficienza, crescono stentatamente. Allora diradiamo, lasciandone la giusta quantità affinché crescano sane e rigogliose. Tutto questo non accade solo nell’orto, nel campo … accade anche nella vita.

A partire dalla giovinezza ho “disseminato” cuore, anima e cervello di migliaia di input (semi): ascoltato musica di tutti i generi, letto libri, riviste, giornali … ho riempito gli occhi di immagini: paesaggi, film, fotografie … viaggiato, amato, attraversato, conosciuto … ho un baule immenso di ricordi e memorie di luoghi, visi, discorsi, sogni …

Da qualche anno ho iniziato a “diradare” tutto questo, come fosse maturo il tempo del raccolto. A volte mi soffermo a guardare le scansie dei libri, li passo in rivista ricordandomi anche di quelli spariti, persi, prestati, lasciati … poi ne cerco uno da rileggere: la mano si ostina continuamente a correre verso alcuni pochi perché se provo a prenderne uno a caso, che magari un tempo mi sembrava bello, imperdibile, intrigante … adesso dopo poche pagine mi accorgo che è semplicemente superfluo. La stessa cosa accade per la musica, per i ricordi, per gli amici  perfino per le parole. Sono sempre stato un parlatore, anzi un affabulatore. Mi è sempre piaciuto stare con gli altri a parlare, raccontare, ascoltare … a dire il vero avevo la tendenza a eccedere, a dilungarmi: avevo fatto mio il metodo Gramsciano di ripetere lo stesso concetto più volte usando termini differenti.

Mi piacevano le citazioni ardite, i riferimenti dotti e spesso incomprensibili … per esprimere un concetto, un’idea … facevo giri talmente larghi che a volte era difficile persino tornare al punto di partenza.

Adesso le parole mi sembrano persino superflue, come se parlare oggi sia una coazione infinita a ripetersi, come se ascoltare l’altro comporti un surplus di attenta pazienza verso il ripetuto infinitamente. Sarà la progressiva dipartita dei miei neuroni o forse una patina di realistico cinismo ma l’operazione diradamenti sta procedendo a ritmi sostenuti e sarà il caso di trapiantare quello che rimane, consociarlo virtuosamente e proteggerlo dall’aridità dei tempi con una buona pacciamatura.

Passaparola


Il 12 e 13 Giugno si vota per i 4 referendum abrogativi.

Vai a votare!

Passaparola

Passaparola, vai a votare

 

Sbagliare è una questione di metodo


Lo scorso anno in un post mi chiedevo dove fosse finita la piazza, me lo chiedevo con una certa alterigia della memoria dovuta al fatto che  per anni aveva vissuto e frequentato le piazze come luogo dell’aggregazione politica, culturale e sociale …  per vederle nel tempo svuotarsi e poi negli ultimi anni venire sostituite dalle “piazze virtuali” dei Social Network. Esprimevo, in quel post, un rimpianto e una mancanza per quei luoghi, rimpianto e mancanza dovuti anche all’età.

Dire che è stato un errore di valutazione, che mi ero clamorosamente sbagliato sarebbe il minimo! Le piazze sono tornate: strapiene, vitali, rivoluzionarie! La così detta “primavera araba”  che preferisco chiamare rivoluzione araba, la protesta in Grecia,  “los indignados” in Spagna e ora anche in Italia hanno fatto della piazza il luogo di aggregazione, di comunicazione di rivolta e di speranza.

Los indignados

Tutto questo è accaduto e accade anche grazie alla tecnologia, a internet e ai social network.

Di questi accadimenti si possono fare diverse analisi e valutazioni, sicuramente la scarsa informazione e informazione manipolata distorcono e alterano la percezione e l’informazione.

Personalmente seguo, tra i tanti midia,  Global Voice, Reset Italia e Alaska che permettono di seguire la  cronaca, il racconto di questi giorni scritto e raccontato dai protagonisti … poi ciscuno si tira le sue conclusioni.

Probabilmente questa sera alcune piazze si riempiranno per festeggiare l’esito dei ballottaggi: Milano, Napoli …anche se le mie simpatie vanno ai candidati del centro-sinistra (simpatie dovute al fatto che la controparte è l’espressione della peggiore classe politica, culturale ed economica che questo scalcagnato paese abbia mai avuto), anche se vedere  “l’inizio della fine” di questo ceto  politico cresciuto all’ombra del Berluskaiser potrebbe essere uno spettacolo confortante, una ventata di sollievo e speranza … in tutta onestà devo dire che mi immagino e auspico un ben differente futuro. Spero nelle piazze a venire, nei corpi che le riempiranno e nelle voci che chiederanno decrescita, transizione, rispetto per il pianeta e per tutti gli esseri che lo abitano.

Sono certo che quel tempo verrà … e spero proprio di non sbagliarmi ancora!

Al rogo … al rogo


Dunque … le pastiglie di fosforo le ho prese, pesce cerco di mangiarlo tutti i giorni, faccio tutti gli esercizi di mnemonica  … direi che sono pronto!

Pronto per cosa?? Ma per imparare il libro a memoria e tramandarlo!!

E si cari i miei improbabili lettori, qui son tempi da Fahrenehit 451: in quel del Veneto alcuni scaltri ed intelligenti amministratori del “bene comune” hanno avuto la bella pensata di bandire dalle biblioteche pubbliche (poi toccherà alle librerie e poi agli scaffali casalinghi??) i libri degli autori firmatari dell’appello contro la richiesta di estradizione per Cesare Battisti.

Tra  gli “autori maledetti” ci sono: Balestrini, Evangelisti, Cacucci, Wu Ming, Pennac, Sepulveda …

Sulla vicenda vi rimando agli articoli di Carmilla e Wu Ming e ciascuno poi  la pensa come crede … ma io sono preoccupato! Preoccupato per il quoziente intellettivo dei nostri amministratori e governanti, prossimo a quello delle amebe, preoccupato dalla stupidità di chi liha eletti.Preoccupato perchè dopo accurata indagine mi risultano sugli scaffali di casa almeno una quarantina di titoli dei suddetti autori. Quindi mi predispongo alla libreria clandestina: impacchettati nel domopach verranno nascosti in luoghi inviolabili e sicuri ma almeno uno debbo imparalo a memoria per tramandarlo affinché non vada perso nell’oblio.

Ecco il perchè di questo disperato bisogno di allenare e sostenere la memoria! Ho fatto la mia scelta e se un giorno vorrete ascoltare quel libro proibito sapete dove trovarmi.

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Weconomy book


Alcuni giorni fa Dario Tamburrano ( che oltre ad essere un membro di Bionieri è anche animatore del Mutual Network InTransizione ) mi aveva consigliato la lettura di un articolo sulla Pop- Economy, ossia  sull’ economia dello scambio, della reciprocità e della condivisione. Ieri mi sono imbattuto in un E-book ipertestuale che analizza e amplia questa visione dell’economia: Weconomy book .

Pensavo di inserirlo tra i miei documenti su Scribd (operazione lunga dato la linea bradipesca)ma fortunatamente mi sono accorto che era già stato caricato.

Quindi propongo questa stimolante lettura (anche se non ritengo che  il tutto sia condivisibile nei contenuti) anche perchè a pag 74 trovate le Transition Towns.



Uno sprazzo


In un pomeriggio di freddo intenso e pungente ho pensato bene di darmi alla cucina: gnocchi di zucca!! Ma non è che mi siano venuti un granché … mentre mi affaccendavo tra schiaccia patate, farina ecc. l’orecchio e pure la testa erano concentrati sull’ascolto di fahrenheit , la bella trasmissione pomeridiana di Radio 3. Tra i primi servizi in onda c’era un ricordo del grande Andrea Pazienza, con varie interviste in occasione della mostra romana. Chiaramente il tutto collegato alla manifestazione del 14 Dicembre a Roma. La trasmissione proseguiva poi con le interviste al fotografo Tano D’Amico e con il giornalista e scrittore Lanfranco Caminiti , un “cattivo maestro” dei miei anni giovani e ribelli (dal mio punto di vista i “cattivi maestri” hanno una accezione del tutto positiva!).

Entrambe le interviste ruotavano intorno all paragone (inopportuno) tra la manifestazione del maggio 77 a Roma e quella avvenuta il 14 dicembre.

L’intervista la potete ascoltare dal sito di fahrenheit, la consiglio perchè la gran parte dei media ha riproposto la solita nenia poliziesca … buoni e cattivi … il ritorno degli autonomi … blek bloc devastano…

Non è mio costume scrivere sul blog di questi accadimenti, ma almeno un augurio a questa moltitudine  in movimento lo voglio fare, e lo faccio con le parole del Grande Paz:

Madonna, vi giuro, credevo fosse uno sprazzo, era invece un inizio. Evviva!