Noi e gli altri animali


Testo tratto dal sito: http://www.filosofiatv.org/

Noi e gli altri animali

Di Guido Dalla Casa

L’ uomo e gli altri animali

L’idea di umanità è stata “costruita”, nella nostra cultura, in antitesi con l’idea di animalità, e questo è insostenibile sotto tutti i punti di vista, soprattutto quello scientifico.

Anche il linguaggio abituale è improprio, perché l’uomo è un animale.

Siamo animali a tutti gli effetti, anche facilmente classificabili: questo non significa necessariamente essere materialisti. Comunque siamo una parte integrante dell’Ecosistema, della Biosfera, della Terra.

La nostra cultura si ispira a un racconto “della Creazione” che ci fa “metafisicamente” diversi: sulla Terra sono esistite, fino a un secolo fa, circa cinquemila culture umane, e ciascuna aveva un proprio “mito delle origini”. Non ha senso basarsi su uno solo di questi miti.

Posizione della nostra specie in Natura.

La posizione antropocentrica, che dà valore a qualunque cosa solo in funzione umana, è la più diffusa nella nostra cultura. Invece una visione del mondo biocentrica assegna “valore in sé” a tutte le entità viventi, una visione ecocentrica dà valore a tutte le entità naturali e alle loro relazioni.

Gli umani, le loro culture, le relazioni fra di esse, sono indubbiamente entità naturali, e quindi anch’esse degne di “valore in sé”.

L’uomo sta alla Natura come la parte al Tutto, come un tipo di cellule sta all’Organismo psicofisico di cui fa parte. Un gruppo di cellule ha maggior “valore in sé” se lo si vede come parte integrante di un Organismo più grande di quanto ne abbia se considerato isolato.

Dare un valore “in sé” a tutte le entità naturali e alle relazioni che le legano vuol dire attribuire un profondo significato alla Vita e al mondo, accettarne e comprenderne la spiritualità immanente.

Gran parte delle posizioni attuali della cultura occidentale derivano dalle religioni che si sono originate nella regione medio-orientale ed hanno invaso il mondo, spesso con la violenza, diffondendo ideologie mostruosamente antropocentriche. Le istituzioni che le rappresentano continuano quest’opera: a parte le amenità sul concetto di “anima”, anche sul piano pratico si agitano non poco per quattro cellule surgelate (purchè umane) e non dicono una parola sulle spaventose sofferenze inflitte a tanti esseri senzienti. Il pensiero materialista non ha cambiato nulla mantenendo l’uomo “al centro” attraverso una specie di “merito selettivo”, che gli ha conservato l’esclusiva mentale-spirituale. A tutte queste ideologie è mancata totalmente la percezione che la nostra specie è strettamente collegata dall’interno a tutto il resto del mondo naturale.

In effetti queste religioni hanno cercato di perpetuare l’idea che l’uomo è metafisicamente diverso dagli altri viventi ed hanno sempre mostrato un totale disinteresse (nella migliore delle ipotesi) per il mondo naturale. Ma la differenziazione drastica o la contrapposizione uomo-animale sono oggi scientificamente insostenibili.

– Il libero arbitrio

La posizione tradizionale della nostra cultura, di derivazione giudaico-cristiana ma ulteriormente rinforzata dalla visione cartesiana-newtoniana, cioè che l’uomo è dotato di libero arbitrio mentre il mondo naturale (compresi tutti gli altri animali!) è soggetto alle immutabili “leggi fisiche”, non ha più alcun significato.

Anche il determinismo totale tipo Laplace, gradito alla scienza “ufficiale”, è largamente superato.

Ogni entità naturale, ogni processo, ogni sistema complesso, ha un pizzico di libero arbitrio, potendo scegliere la via da prendere ad ogni biforcazione-instabilità. Infatti, attribuire “al caso” la via presa dopo la biforcazione in ogni sistema complesso e a “una libera scelta” quando c’è di mezzo il cervello umano, è un puro pregiudizio culturale.

Solo la “quantità” di tale facoltà è diversa da caso a caso. Secondo la visione detta “del cane al guinzaglio”, tutte le entità (uomo compreso) hanno un guinzaglio, più o meno lungo, in mano alle forze sistemiche, che non sono soltanto “fisiche” o energetico-materiali, ma anche mentali.

Il cane può talvolta far cambiare completamente direzione a chi tiene il guinzaglio, se a un bivio si dirige da una parte piuttosto che dall’altra.

Le possibilità di scelta di animali come mammiferi e uccelli sono piuttosto evidenti: in ogni caso le differenze con le scelte umane sono soltanto quantitative.

Inoltre il grado di imprevedibilità che si manifesta in diverse comunità di insetti, di mammiferi o di uccelli, non è molto diverso da quello dei gruppi umani. Inoltre le società di molte specie sono notevolmente strutturate.

– Etica e diritti degli altri animali

Se c’è qualche differenza fra umani e altri animali, è solo di natura quantitativa. L’uomo è un animale: anche l’etica deve tenerne conto quando si occupa degli altri esseri viventi, e senzienti.

Non sono bastati gli studi di Konrad Lorenz, e di numerosi altri scienziati, per riconoscere una profonda vita soggettiva agli altri animali. Altre recenti idee, per ora di minoranza, attribuiscono una mente immanente a tutti i sistemi complessi e quindi a tutte le entità naturali.

Gli altri animali soffrono, amano, sono coscienti. Qual è la facoltà che consente di attribuire dei “diritti soggettivi”? Se fosse qualche forma di coscienza o consapevolezza, non si capisce con quale logica si riconoscono diritti alle persone in coma o agli embrioni umani e non si considera degno di considerazioni morali soggettive un essere consapevole e senziente come un orango o un delfino.

Il bonobo, o Pan paniscus, dovrebbe chiamarsi Homo paniscus: le differenze con l’Homo sapiens sono minime. Dobbiamo liberarci da quell’antropocentrismo che caratterizza la nostra cultura ed è una delle cause “a monte” che hanno provocato la spaventosa situazione ecologica del Pianeta.

Sembra che il governo spagnolo abbia dichiarato che le Grandi Scimmie “possiedono facoltà mentali e una vita emozionale sufficienti per giustificare la loro inclusione nella comunità degli eguali”. Neppure il mondo scientifico, che pure conosce da tempo che la differenza fra uomo e scimpanzè è dell’ordine dell’uno per cento, si è mai dato molto da fare su questo piano.

Motivi per essere quasi-vegetariani.

Siamo molto simili a oranghi, gorilla, scimpanzè e bonobo, che sono praticamente vegetariani, salvo per qualche insetto e, raramente, una bistecca di babbuino da parte degli scimpanzè. Abitualmente mangiano foglie, radici, tuberi, frutta. E noi siamo quasi uguali.

Inoltre il passaggio, nella catena alimentare, attraverso la carne comporta una forte perdita di energia complessiva (oltre l’80%) e quindi un grande spreco, tanto è vero che c’è posto per un leone ogni mille gazzelle, un’aquila ogni mille marmotte… Se no, i conti non tornano. Invece la nostra specie pretende di avere sei miliardi e mezzo di esemplari, e inoltre mangiare carne. E crescere ancora?!

In questo modo non si può durare a lungo.

CITAZIONI

La visione ideologica che ci fa credere unici e diversi cioè inconfondibili e migliori di tutti gli altri esseri viventi sul pianeta, è solo un curioso delirio di grandezza.

(Fabio Ceccarelli, antropologo)

L’idea che l’uomo sia sin dall’inizio dei tempi la meta prestabilita di ogni evoluzione naturale mi sembra il paradigma della cieca superbia che precede la caduta. Se dovessi credere che un Dio onnipotente ha creato intenzionalmente l’uomo attuale così com’è rappresentato dall’esponente medio della nostra specie, allora sì che dubiterei dell’esistenza di Dio.

(Konrad Lorenz)


Riferire tutti i giudizi di valore all’umanità è una forma di antropocentrismo filosoficamente indifendibile.

(Arne Naess)

E’ la storia di tutta la vita che è santa e buona da raccontare e di noi che la condividiamo con i quadrupedi e gli alati dell’aria e tutte le cose verdi: perché sono tutti figli di una stessa madre e il loro padre è un unico Spirito. Forse che il cielo non è un padre e la Terra una madre e non sono tutti gli esseri viventi con piedi, con ali e con radici i loro figli?

(Alce Nero, dal libro Alce Nero parla di John Neihardt)

Sai che gli alberi parlano? Si, parlano l’uno con l’altro e parlano a te, se li stai ad ascoltare. Ma gli uomini bianchi non ascoltano. Non hanno mai pensato che valga la pena di ascoltare noi indiani, e temo che non ascolteranno nemmeno le altre voci della Natura. Io stesso ho imparato molto dagli alberi: talvolta qualcosa sul tempo, talvolta qualcosa sugli animali, talvolta qualcosa sul Grande Spirito.

Tatanga Mani (da: Recheis-Bydlinski, Sai che gli alberi parlano?)

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2 risposte a “Noi e gli altri animali

  1. è bello scoprire che ci sono persone che la pensano come te mentre tutti gli altri considerati “normali” vogliono farti credere che sei pazzo…

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