Diradamenti


A primavera, al momento delle semine, si viene colti da una specie di propensione all’eccesso: si spargono semi in quantità fantasmagoriche, come se questo fosse indispensabile per ottenere un abbondante raccolto. Poi le piantine spuntano e ci sembra che tutto vada per il meglio … mano a mano che crescono ci accorgiamo però che sono troppo fitte, non hanno luce a sufficienza, crescono stentatamente. Allora diradiamo, lasciandone la giusta quantità affinché crescano sane e rigogliose. Tutto questo non accade solo nell’orto, nel campo … accade anche nella vita.

A partire dalla giovinezza ho “disseminato” cuore, anima e cervello di migliaia di input (semi): ascoltato musica di tutti i generi, letto libri, riviste, giornali … ho riempito gli occhi di immagini: paesaggi, film, fotografie … viaggiato, amato, attraversato, conosciuto … ho un baule immenso di ricordi e memorie di luoghi, visi, discorsi, sogni …

Da qualche anno ho iniziato a “diradare” tutto questo, come fosse maturo il tempo del raccolto. A volte mi soffermo a guardare le scansie dei libri, li passo in rivista ricordandomi anche di quelli spariti, persi, prestati, lasciati … poi ne cerco uno da rileggere: la mano si ostina continuamente a correre verso alcuni pochi perché se provo a prenderne uno a caso, che magari un tempo mi sembrava bello, imperdibile, intrigante … adesso dopo poche pagine mi accorgo che è semplicemente superfluo. La stessa cosa accade per la musica, per i ricordi, per gli amici  perfino per le parole. Sono sempre stato un parlatore, anzi un affabulatore. Mi è sempre piaciuto stare con gli altri a parlare, raccontare, ascoltare … a dire il vero avevo la tendenza a eccedere, a dilungarmi: avevo fatto mio il metodo Gramsciano di ripetere lo stesso concetto più volte usando termini differenti.

Mi piacevano le citazioni ardite, i riferimenti dotti e spesso incomprensibili … per esprimere un concetto, un’idea … facevo giri talmente larghi che a volte era difficile persino tornare al punto di partenza.

Adesso le parole mi sembrano persino superflue, come se parlare oggi sia una coazione infinita a ripetersi, come se ascoltare l’altro comporti un surplus di attenta pazienza verso il ripetuto infinitamente. Sarà la progressiva dipartita dei miei neuroni o forse una patina di realistico cinismo ma l’operazione diradamenti sta procedendo a ritmi sostenuti e sarà il caso di trapiantare quello che rimane, consociarlo virtuosamente e proteggerlo dall’aridità dei tempi con una buona pacciamatura.

13 risposte a “Diradamenti

  1. Bellissimo post, bella l’associazione vita ortaggi, mi fa ricordare che la vita come l’orto può avere consociazioni positive, così come una cipolla cresce migliore in mezzo a un mix di malerbe e altre verdure, la vita si vive meglio nella diversità delle persone e delle idee, e mi fa ricordare che per maturare i frutti dell’autunno devono prima vivere le altre stagioni compreso il freddo inverno.
    grazie

  2. Risulta difficile chiacchierare di orti dopo quanto è successo in Val di Susa, dopo i diradamenti sarà tempo di dare alle cose la loro effettiva importanza.
    Buon cammino.

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