Alla ricerca del “popolo degli elfi”


Avalon, entrata del villaggio elfico

Arrivando ad Avalon di primavera

Tenere un blog alla fine dei conti diventa una specie di “passatempo”, quasi un’autogratificazione minimale, anche se a volte si cerca di travestirla da “condivisione di idee e informazioni”. Questo blog poi non tratta di politica o di cultura, non ci trovate le ultime notizie dal mondo e neanche profonde dissertazioni culturali, meno ancora ci trovate gossip, sport, moda ecc.

Insomma qui si parla del “cortile di casa” o al massimo di qualche incursione nella memoria e in alcune nicchie di pensiero che faccio finta di pensare “alternative”. Quindi il numero di visitatori è abbastanza esiguo, si potrebbe definire un blog superfluo. La piattaforma wordpress che mi consente di scriverlo lo fornisce anche di un’accurato servizio di statistiche che monitorano, tra le altre cose, le parole di ricerca. Da alcuni giorni il numero delle pagine visitate è raddoppiato e a volte tripplicato (non è la prima volta che succede) e uno direbbe che si tratta di un gioco delle coincidenze, ma gurdando l’apposita statistica sui termini di ricerca mi sono accorto che il picco era dovuto alla frase “popolo degli elfi“.  Altre volte erano state frasi o termini tipo “seminasogni“, “tribù delle noci sonanti“, “zappatori senza padrone“, …

Molto spesso questo sovraffollamento di ricerche specifiche è stato provocato da trasmissioni televisive tipo Geo&Geo ma quotidianamente decine e decine di visite provengono da questi termini di ricerca. Mi sono fatto persino i conti: dalla sua nascita le visite scaturite da quei termini  sono state almeno 50.000. A questo punto uno si chiede anche il perchè, si chiede da quale desiderio o curiosità scaturiscano queste ricerche, se lo chiede anche pensando alle decine di email arrivate con richieste di indicazioni, informazioni, indirizzi, mappe … se lo chiede ben sapendo di non avere nè l’unico sito che racconti di queti “termini” nè di essere il più popolare nel raccontarli, se lo chiede anche perchè queste stesse domande si ritrovano  su vari forum, siti, social network.

Me lo sono domandato tante volte: ” cosa scaturisce, cosa stimola nell’immaginario di persone, generalmente giovani, la possibilità di una vita altra, alternativa, antitetica a quella che vivono nel presente, cosa li spinge un bel giorno a partire alla ricerva di queste utopie concrete,  a intraprendere questo viaggio al di fuori del proprio quotidiano, da dove scaturisce questa voglia, questa urgenza questo desiderio di fare parte di una comunità, di una tribù.

Penso che tutto questo derivi da un’insopportabile disagio esistenziale, da una sorta di dolore profondo le cui radici stanno in una realtà talmente opprimente, alienante e senza credibili vie d’uscita da risultare invivibile. Penso nasca da un isopprimibile bisogno di ridare senso a parole come comunità, solidarietà, beni comuni, pace. Penso che sia il tentativo di riavere un rapporto istintio, atavico con i mondi naturali .

Il disagio esistenziale è la forma embrionale di qualsiasi ribellione o rivolta.

Chiaramente tra l’utopia della fuga, dell’autarchia dei boschi, del ritorno alla natura selvatica e la dura pratica quotidiana della costruzione di una alternativa ci stà l’abisso dell’insicurezza e la paura delle proprie debolezze ma veder crescere il radicale bisogno di cambiamento rallegra e forse suggerisce che scrivere questo quasi inutile diario dai confini … non è del tutto inutile

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36 risposte a “Alla ricerca del “popolo degli elfi”

  1. Io sono capitata qui con la parola Avalon che ho digitato su google immagini poiché cercavo un’immagine da mettere sul mio blog, mi interessano il druidismo, lo sciamanesimo e la tradizione avaloniana, comunque vi conosco da un po’, nel senso che ho visto il vostro bel banchetto al Capodanno Celtico di Milano, conosco pure (di fama) il Villaggio degli Elfi e Findhorn da parecchi anni. Oramai sono troppo avanti con gli anni per cambiar vita, vedo che ovunque la gente sapeva già cosa voleva da giovane, io no, lo sto scoprendo ora e se mai dovessi cambiare vita potrò farlo solo gradualmente quando sarà ancora più tardi, dopo i 50 anni trovarsi senza lavoro è una tragedia inenarrabile, non so come ho fatto a passare tutti questi anni in modo così precario, oramai il mio curriculum non interessa più a nessuno. Adesso farò un corso online di traduzione letteraria dall’inglese, vedremo come va.
    Ciao

  2. Ciao, grazie! sì, sono d’accordo, ma mi sto interrogando sul motivo della staticità degli eventi, aldilà delle nostre azioni più o meno buone esiste un disegno superiore, ne sono convinta, che determina il nostro destino. Possiamo operare dei cambiamenti ma solo se abbiamo capito come funziona il disegno 🙂

  3. CIAO…IO SONO GIOVANE NON HO ANCORA 29 ANNI, UN LAVORO CHE MI OPPRIME, DEVO SOLO TROVARE IL CORAGGIO DI AMBIARE E DARE UNA SVOLTA…NON POSSO SVEGLIARMI OGNI MATTINA CON L’ANGOSCIA DI AFFRONTARE UNA NUOVA GIORNATA INVECE DI ESSERE FELICE PER UN NUOVO GIORNO..NON POSSO CONTINUARE A VIVERE IN UNA PAURA CHE MI RISUCHIA…LA PAURA DI ESSERE SCHIACCIATA….
    UN BACIO
    FEDE

  4. Salve, mi chiamo Sara e scrivo dalle marche. Ho appena felicemente scoperto questo blog.. ( grazie alla parola “orto “sinergico”, su cui stavo facendo delle ricerche..)
    Ho curiosato un po’ e dopo la lettura del post mi sono sentita di rispondere in merito a questa riflessione:
    – […] Me lo sono domandato tante volte: ” cosa scaturisce, cosa stimola nell’immaginario di persone, generalmente giovani, la possibilità di una vita altra, alternativa, antitetica a quella che vivono nel presente, cosa li spinge un bel giorno a partire alla ricerva di queste utopie concrete,  a intraprendere questo viaggio al di fuori del proprio quotidiano, da dove scaturisce questa voglia, questa urgenza questo desiderio di fare parte di una comunità, di una tribù […]-
    Mi sento di rispondere perchè. io ho 26 anni, sono quasi quattro anni che non vivo a casa dei miei e in questo tempo mi sono tenuta a galla con tutti i lavori che trovavo, lavori di cameriera, barista, banconista in pizzeria, promoter, operatrice call center.. (ecc ) Questi finora mi hanno permesso di mantenermi (a fatica) il monolocale in condivisione col mio compagno e anche di capire l’importanza che il lavoro ha nella vita di una persona, dato che ne riempie metà e condiziona facilmente anche l’altra..
    Io ho studiato all’Accademia di Belle Arti di macerata, amo l’arte e per stare bene ho bisogno di creare, sono una persona (aimè!) sensibile, mi piace leggere, mi piace pensare, mi piace contemplare la natura e coltivare piante di ogni genere.. in questi quattro anni, nella vita che ho fatto, di tutto questo, di me, c’è stato veramente poco.
    Sono stata male e ho riflettuto, ho capito cose tra cui che magari non è vero e non è giusto ritenere normale di soffrire tanto nella propria vita, solo perchè ci è stato insegnato il concetto di sacrificio.. ho pensato che forse.. non sta scritto da nessuna parte che sia quello l’unico modo di vivere e così ho provato ad immaginare la vita in cui sarei stata felice .. Era proprio, proprio fattibile.. e auspicabile!
    Ricercando, ho scoperto (addirittura!) che esiste un mondo, completamente sommerso agli occhi e agli orecchi di chi vive nella società“ufficiale”, in cui la vita che io vorrei esiste già in mille varianti: il mondo degli ecovillaggi, delle comuni, di tutti coloro che cercano di vivere appoggiandosi alla ricchezza che la natura aveva dato a TUTTI…
    Comunque io ho deciso che ho diritto di fare la vita che appartiene alla mia natura e voglio cambiare rotta.. non ho capitali affatto alle spalle ma ho deciso che posso “serenamente rischiare” perchè, non interessandomi il tenore di vita ma la qualità della vita, il vero rischio lo corro a restare nella strada che ho percorso fino ad oggi.
    Ho sogni, ho progetti..ci penso al futuro, ma mi va bene anche sopravvivere, come sto facendo ora però facendo qualcosa che mi dia senso, che abbia a che vedere con me.
    Voglio uscire da un mondo che non voglio riconoscere mai come “il mondo reale”, dove ciò che esiste è la furbizia e l’umanità è solo una parola retorica, voglio riempire la mia vita con cose che abbiano valore anche per me e poter essere sempre, pienamente me stessa in qualunque contesto e anche in quello che faccio.. perchè non posso credere (anche se per un po’ l’ho anche creduto) che lavorare e stare nella società, debba significare per forza violentarsi.
    Spero di aver dato una testimonianza e ringrazio profonfamente per questo “quasi inutile diario dai confini” Che per quanto mi riguardo, no … non è del tutto inutile.

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