L’uomo che perde i pezzi


Sei li bello tranquillo che ti gongoli nei tuoi lavoretti quotidiani mentre la radio ti vomita addosso la solita valanga di notizie abominevoli e/o terrificanti, sei li che ti crogioli nella tua beata normalità sentendoti al sicuro da ogni intrusione aliena, quando una  feroce intuizione si fa strada nel tuo cervello ormai pre-pensionato: “ho perso un pezzo di me!” Anzi … ne ho persi parecchi!!

Ma non è come nella canzone di Gaber :

 

Ahi, ahi, ahi, ahi!

Perdo i pezzi ma non è per colpa mia
se una cosa non la usi non funziona
ma che vuoto se un ginocchio ti va via
che tristezza se un’ascella ti abbandona.

Qui i pezzi sono quelli della sfera emozionale, sono pezzi di capacità cognitive, sono i pezzi che pensavi inossidabili e profondi delle esperienze e delle memorie.

Dello smarrimento, della perdita te ne accorgi pensando sconsolato alle reazioni ciniche e indifferenti  che hai verso tutto quello che accade in un mondo che, volente o nolente inizia appena fuori dal cortile di casa, te ne rendi conto palpando con sgomento il bozzolo formatosi nel letargo neuronale che si è impadronito della tua testa.

Ma la prima reazione è di sdegato orgoglio: “…  a me non capitano certe cose, è solo un momento di pausa …a me mica mi fregano!! …” Quindi riprendi il tran tran con la promessa di mantenere una serie di buoni propositi che regolarmente ti dimentichi il giorno dopo.

Vagoli beatamente tra cucina, orto e computer quando una radio, bastarda dentro, ti passa una canzone, di quelle che ti rivoltano come un calzino e ti lasciano li a ricucirti i brandelli, quindi transiti come un bradipo davanti alla libreria alla ricerca di un romanzo fantasy per lobotomizzarti la serata e il fetente e malandrino libro, che hai proditoriamente nascosto sul quinto scaffale, il più in alto possibile, proprio quello ti occhieggia e seduce come un piatto di ravioli al brasato dopo settimane di verdure a vapore e tofu. La mano parte rapida , come spinta da forze misteriose e oscure … lo agguanta e scorre le prime pagine. Ti ritrovi inchiodato alla sedia, ipnotizzato dalle righe mentre inconsciamente l’altra mano fa partire a manetta Neil Young. La tempesta creata da questo connubbio ti schiaffeggia con mani grandi come portoni di chiesa e nel giro di qualche minuto ti ritrovi con tutti i tuoi pezzismarriti di nuovo incastrati al loro posto, stralunato senti il sangue scorrere e sfrigolare nelle parti che fino a qualche attimo prima erano sopite in un letargo da inverno siberiano … e i neuroni, ringalluzziti, scalpitano e fremono come cavalli selvaggi che hanno abbattuto i recinti e sono sfuggiti alla doma.

Per questa volta l’abbiamo scampata! Ma bisogna fare attenzione: la normalità è sempre in agguato quindi la meraviglia per la vita e l’intelligenza per affrontarla vanno tenune sempre deste e allegre perchè il Babau attende nell’ombra un nostro attimo di disattenzione!

Annunci

Una risposta a “L’uomo che perde i pezzi

  1. Pingback: L'uomo che perde i pezzi « Selvatici

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...