Lato Selvatico 37


Puntualmente, all’approssimarsi dell’equinozio, esce Lato Selvatico arrivato al 37° numero

All’interno della bella rivista del Movimento Bioregionale, curata da Giuseppe Moretti, troverete interviste, racconti, poesie, recensioni ecc.

Per abbonarsi contattare Giuseppe:    morettig@iol.it

“Le nostre capacità, le nostre opere, sono solo minuscoli riflessi del mondo naturale, il cui ordine è innato e libero. Nessuna esperienza è paragonabile a quella di abbandonare il sentiero e dirigersi verso una parte nuova del territorio. Non per la novità in se, ma per provare la sensazione del ritorno a casa, alla totalità del nostro ambiente. “Fuori dal sentiero” è un altro nome della Via, e nel vagabondare fuori dal sentiero sta la pratica del selvatico.

Laddove – paradossalmente –  svolgiamo il nostro lavoro migliore. Ma i sentieri  e le vie sono necessari e li manterremo sempre. Bisogna prima camminare sul sentiero, per poi svoltare e inoltrarsi nel selvatico”.

(dalla presentazione di La pratica del Selvatico di Gary Snyder, FioriGialli Edizioni)


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7 risposte a “Lato Selvatico 37

  1. Cari Selvatici,
    una precisazione, in Italia per ora non esiste nessun raggruppamento definito il “Movimento bioregionale” (se non in senso astratto), forse si farà se Giuseppe Moretti e altre persone vorranno costituirlo dopo essere usciti dalla Rete Bioregionale Italiana perché io avevo sollevato questioni che andavano dibattute insieme e alle quali invece non si è data alcuna risposta.
    Si trattava di fare chiarezza sul concetto dei diritti degli animali (in riferimento alle scelte vegetariane e vegane in merito ai pressanti problemi del pianeta), sulle nostre radici all’interno delle antiche società matriarcali neolitiche e non in quella attuale patriarcale e infine sulla qualità (scarsa) di diverse pubblicazioni (pur interessanti) prodotte dalla Rete stessa.
    Personalmente mi sono innervosito di non avere per mesi risposte e sembrerebbe che non le avrò mai visto che piuttosto che affrontare i problemi posti si preferisce fondare un nuovo movimento dando invece a me la colpa di aver voluto imporre chissà quali idee strane…
    Stefano Panzarasa

  2. Caro Stefano, per nostra fortuna sono molte le persone che pur condividendo la “visione bioreginale” non hanno fatto parte e non fanno parte della Rete Bioregionale. Quindi esiste ed è visibile un movimento bioregionale inteso appunto come “Movimento”. Chi è uscito dalla Rete Bioregionale come il sottoscrito lo ha fatto per motivi che esulano dalla tua persona e dalle questioni da te poste. Lo ha fatto riconoscendo che ormai la Rete era diventata un “circolo ristretto di persone senza prospettive e progetti”.
    Forse è meglio che fai qualche passo al di fuori del tuo ego e accetti che le persone hanno la facoltà di scegliere con chi e per cosa intraprendere un “Buon cammino”

  3. Caro Renato,
    grazie per la risposta, so bene che tu eri molto critico sulla Rete da diverso tempo (facevi benissimo) e infatti la definisci “circolo ristretto di persone senza prospettive e progetti” ma è proprio per questo, dato che io come co-fondatore della Rete alla stessa ci tenevo molto, ho provato a scuotere la situazione con i risultati che purtroppo si sono avuti…
    Sono d’accordo con te che esiste ed è sempre esistito un movimeto bioregionale al di là della Rete (che forse ora senza le persone che secondo me creavano quella situazione di stallo potrà magari migliorarsi…), il punto è che non vorrei che proprio quelle persone che se ne sono andate ora vogliano diventare i portavoce del movimento bioregionale.
    Se in Italia qualcuno formerà un “Movimento Bioregionale” degmo di questo nome io comunque avrò sicuramente il piacere di parteciparci.
    Grazie comunque del consiglio ma appunto se c’è un “Buon cammino” da fare non vedo l’ora di aggregarmi (e dico aggregarmi perché mi piace l’idea del gruppo e per contestare invece ciò che in modo offensivo è stato detto su di me e sulla mia presunta volontà di voler imporre il mio pensiero agli altri…)

  4. ciao
    io non ho mai partecipato a un incontro della Rete Bioregionale, per un paio d’anni mi segnavo le date e poi per una cosa o l’altra me ne stavo attaccata ai lavori di una casa-eterno cantiere-&lavori orticoli (anche per via di un compagno un po’ orso…)… e così, nel frattempo la rete si è dissolta.
    Ma penso che esista un Movimento Bioregionale, e di fatto me ne sento parte e, nella filosofia bioregionale, non mi sembrano consoni atteggiamenti personalistici, non mi sembra affine a questo pensiero dire “io voglio esserci” e puntare il dito contro altri. Mi sembra che, se impariamo dalla natura, realtà diverse coesistono e possono essere dirette a un fine comune.
    Le persone passano ma le idee restano. Per me l’idea bioregionale è un sentire, un sentirsi parte, e persone diverse lo faranno in modi diversi, e perché no, senza la necessità di etichette o di vie obbligate in comune, se non c’è la comune volontà. Il bello per me del pensiero bioregionale è proprio l’assenza di etichette. Almeno io lo sento così.
    ciao
    Roberta

  5. Ciao Roberta,
    è bello che qualche persona nuova intervenga nel dibattito…
    Intanto la rete Bioregionale non si è dissolta, puoi andare a vedere su http://www.retebioregionale.ilcannocchiale.it (il blog della Rete), dove troverai l’annuncio del prossimo incontro annuale (30 e 31 ottobre nelle Marche).
    Il fatto è che purtroppo alcune persone delle Rete hanno voluto lasciarla adducendo la motivazione che io (personalismo?) insistevo per un rinnovamento della Rete che passasse attraverso il riconoscimento, almeno parziale, dei diritti degli animali, delle nostre radici insite nella pratica di vita delle antiche popolazioni neolitiche agricole europee (e non in quelle patriarcali) e infine, ma non per ultimo, sulla qualità delle traduzioni e pubblicazioni che la Rete produceva (un’attività che ci ha tenuti impegnati per oltre un decennio).
    Certamente tu hai ragione nel sentirti parte dell’idea bioregionale e ognuno di noi la pratica a modo suo nella propria bioregione di appartenenza, la storia di un gruppo dai primi anni ’90 però è altra cosa…
    Il pensiero bioregionale e quello dell’ecologia profonda non hanno etichette come giustamente dici tu, però esistono bellissimi “manifesti (uno proprio della Rete (vedi il blog) e uno più famoso dell’ecologia profonda (gli otto punti di Devall-Session) che spiegano bene tutto e in qualche modo tracciano un sentiero abbastanza chiaro.
    “Io voglio esserci” – Ovviamente ti riferisci a quanto ho scritto ma devi sapere che è solo perché non mi pare giusto che le persone vengano emarginate per le proprie idee senza che sia dato loro la possibilità di un confronto…
    Un saluto.

  6. Stefano, le persone che hanno lasciato la Rete (tra cui Etain Addey, Giuseppe Moretti, il sottoscritto …) non lo hanno fatto per gli argomenti portati da te, paolo ecc. ma per una distanza istintiva, di pelle …. animale.
    Non c’è nessuna emarginazione, semplicemente un distacco che è naturale come in tutti i rapporti amicali e/o affettivi. Se lasci è per trovare sentieri e affetti differenti, è perchè quello che c’era non bastava o non funzionava.
    In questi anni ho conosciuto bioregionalisti che allevavano mucche, facevano ottimi formaggi, non avevano manifesti a cui ispirarsi ma conoscevano il nome delle lucciole nei sei dialetti differenti delle loro valli, sapevano trovare e dare nome ad ogni sentiero, torrente, roccia…
    Il Bioregionalismo e una visione intima, profonda … un poco come l’amore … è una cosa che ciascuno fa con chi desidera e da cui è desiderato!

  7. Caro Renato, anche io ho tanti amici allevatori, bioregionalisti e profondi, io li stimo e loro mi stimano, ma non è questo il punto…
    Se la mettiamo in termini di “amore” allora ti rispondo che come sono stato lasciato, per email, senza un incontro, è molto brutto… Non si fa così e non ci sono altre parole…
    Ma il fatto è che non è questo quello che si dice in giro.
    Sull’ultimo Lato Selvatico c’è scritto che le persone sono andate via perché alcune persone volevano imporre le proprie idee. Ebbene io questo lo contesto, io non volevo imporre idee ma semplicemente sollevare delle domande o dei temi che per me erano fondamentali per la vita della Rete (e come co-fondatore e amico di tutti pensavo di poterlo fare…)
    Ora il bello che ho capito che andarsene così alla fine è stata per alcuni una posizione di comodo per non dare risposte.
    Solo per fare un esempio, se lo conosci, prova a chiedere all’editore Marcello Baraghini cosa pensa di una delle traduzioni promosse dalla Rete che io ho contestato (L’Isola della Tartaruga di Snyder – diciamo che è indignato e mi ha autorizzato a riferirlo…) e magari capirai perché al famoso incontro di Pratale e in seguito io ero così irritato e insistente…

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