Scusi, dove è la piazza?


“Ci vediamo??” … “Si dai , ci vediamo in piazza” … “Scusi, dove è la piazza?” … “Che ora?” … “Per le nove, al bar”…

Quante volte ho detto e ascoltato queste frasi! Adesso non più, sono finite le piazze e i bar e le osterie sono scomparse o trasformate in locali anonimi e sconosciuti. Di quei luoghi e anni resta un allegro ricordo, condito dalla struggente nostalgia per un periodo irripetibile.

La “piazza” della giovinezza, dove ci si confrontavano i primi radi peli di barba e dove si aspettava il passaggio delle ragazze all’uscita dalla chiesa, dove si passavano le sere stravaccati sulle panchine a chiacchierare di amori impossibili, di guerre in paesi lontani, di cose incredibili che avvenivano, delle storie degli Hippies,  dei primi libri proibiti della beat generation e dei poeti maledetti, e dove ci si dichiarava “comunisti” e “anarchici”  per romanticismo e si scambiavano i dischi di Dylan e dei Cream.

Io abitavo a qualche Km dal paese e tornavo verso casa insieme al mio amico Cado, con cui condividevo parte della strada di ritorno ma i discorsi e i progetti erano talmente importanti che spesso ci  accompagnavamo fino all’uscio, poi ci si riaccompagnava e ci si riaccompagnava ancora… insomma percorrevamo chilometri intarsiati di parole o restavamo a cavalcioni sulle bici a guardare le luci della pianura o le stelle o il futuro.

La “piazza” di Stradella e il bar Teatro  o meglio il “Crasy Charly Bar” con il mitico Carlone … quel bar era un luogo interclassista, alcoolista e situazionista, un porto di mare, una specie di “ticinese” in Oltrepò. Il Carlo lo gestiva tutto da solo e dentro ci stavano flipper, bigliardo, bisca: in quel posto si sono perse e vinte fortune, distrutti fegati, sfasciati fidanzamenti e matrimoni. L’importante era evitare di ordinare una camomilla o un bicchiere di acqua del rubinetto: quando questo accadeva il Carlone usciva da dietro il banco brandendo una milletta per invitare il malcapitato a dirigersi verso il bar di fronte.

Vi vigeva un compromesso storico atipico da provincia profonda: le differenze politiche erano stemperate dagli aperitivi, dagli ultimi aperitivi, dai bi-ultimissimi aperitivi. Poi dovevi andare all’anagrafe per capire chi eri. Facevo parte dell’ala ultrasinistra-militante e in quella piazza abbiamo lanciato slogan, volantini, manifesti politici, abbiamo consumato scissioni, stretto alleanze, intavolato discussioni infinite sui massimi sistemi. Abbiamo imprecato, amato, lottato e siamo stati felici.

La “piazza” di Pavia sul finire degli anni 70’ … i suoi portici, decine di studenti e di studentesse, quella era la “piazza rossa” dove ci ritrovava ogni sera per poi andare nei vicoli del centro storico a mangiare nelle osterie o in Borgo all’”osteria del previ”(area Lotta Continua) alla “Malora” (area Autonomia operaia) ai “Tre basei” (area mista).

Si dormiva poco in quegli anni, sembrava che il tempo, il “nostro tempo” stesse sfuggendo e bisognava riempirlo tutto e per bene.

Nell’ottantacinque me ne sono andato, sono tornato in campagna  a fare il contadino.

Troppi/e amici/amiche erano andati, alcuni in India, alcuni si erano fritti il cervello, alcuni all’estero, alcuni in galera … molti erano rientrati nella norma o tornati da “papà”.

Ma bene o male in tanti avevamo attraversato quasi indenni “gli anni di piombo” … stavano iniziando “gli anni di merda” e per quelli non eravamo attrezzati.

Adesso frequento la “piazza telematica” ma non c’è verso di trovarci un bar decente che faccia un bitter come si deve … c’è persino chi ti offre una birra “virtuale”.

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8 risposte a “Scusi, dove è la piazza?

  1. Già, per quanto seduttiva, interessante e coinvolgente possa essere la comunicazione digitale, quetsa sta inghiottendo tutto quanto, territorio e realtà offline compresi, che non hanno valore se non vengono digitalizzati o “aumentati”.
    E’ banale ripeterlo ma i punti di incontro delle piazze, delle scuole/università e delle migliaia dei luoghi che stavano al di fuori della logica commerciale trasmettevano ciò che Internet non potrà mai trasmettere: gli occhi brillanti di chi ti parlava del suo viaggio in oriente, il prestito di un vinille di CSN&Y, lo stare seduti su una scalinata parlando di tutto con il viavai di amici fino a notte. Tali incontri accendevano le passioni per contatto diretto, si entrava in contatto con le qualità essenziali delle persone… mica le “cause” di Facebook.

  2. Sì, non c’è birra virtuale che tenga… ed anche i sorrisi siano pur ben disegnati non hanno quella piccola o grande esplosione luminosa dei sorrisi spontanei quando ai è uno di fronte all’altro…oppure in cerchio.

    Più o meno abbiamo la stessa età Renato… e mi vengono i lucciconi agli occhi a sentire,leggendo, la differenza fra ricordo e momoria… Ah,come è bello quando la memoria è condivisa…
    Le navigazioni internettiane alla fine rischiano di essere addomesticate e di addomesticare?!… Bisogna non dimenticare il Pirata, Esploratore, Cladestino, ecc. dentro di noi!!!

    Ho letto anche della Vostra marcia e del buon arrivo… sono contenta!
    Grazie.
    E grazie anche per la tua visita ed il tuo commento.

    🙂
    kc

  3. Forse dovremmo imparare a invadere la Rete di emozioni, che magari non influenzano il page.rank ma rallegrano i cuori.
    Scrivere su carta prima di usare la tastiera è un trucchetto utile.

  4. Io alla fine degli anni 70 ci sono nato, quindi non posso che rivivere quegli anni con le vostre parole e quelle dei miei genitori 68ini, nonostante tutto mi sento piu legato alle vostre abitudini, io fine 80 e inizio 90′ sono cresciuto sulla sella di una bicicletta o di un ciao taroccato, il bar e la piazza erano posti di ritrovo e il mondo virtuale di internet non ci apparteneva ancora, quindi quel cambiamento l’ho vissuto in pieno.
    Per tutto i vantaggi che la rete puo offrire condivido pienamente il vostro punto di vista e rimpiago le serate al bar del paese… ma credo che non tutto sia svanito c’e ancora qualche persona con cui condividere buone idee davanti a un bicchiere di vino, e qualcuno che non accetta i cambiamenti in atto, qualcuno che a ancora gli occhi vivi con lampi di rivolta.
    Non potro guardavi negli occhi ma comunque le vostre parole sono sempre li a trasmettere qualcosa di saggio.
    Ciao

  5. sono nato nella metà dei 60 e ho condiviso con quelli della mia generazione un misto di sentimenti contrastanti verso i fratelli maggiori, quelli del ’77: il fatto di avere bruciato i tempi con la droga e la politica intendo l’essere responsabili del riflusso e della sconfitta (anche se è tutto da dimostrare ed è un pensiero debole e “fazioso” in quanto permeato da invidia) e ammirazione per tutto quello che hanno fatto cioè la rivoluzione della comunicazione il loro modo di vivere la musica le arti i fumetti la traumfabrik..
    l’adolescenza negli 80 era grigia grigia e grigia ma ci si trovava in piazza anche se non era la grande piazza ma luoghi psicogeografici.. sto scrivendo di getto e devo uscire mi sono rotto della città che è un luogo che unisce i centri commerciali argh

  6. La sconfitta è dovuta alla sproporzione di forze in campo e anche all’ingenuità dei “ribelli”, la droga non è arrivata ne da sola ne per caso.

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