Sotto il gazebo


Non so se la stessa cosa capita agli improbabili lettori di questo blog: a ritmo crescente mi arrivano richieste, inviti, proposte per firme “on line” in appoggio ad appelli, iniziative, manifesti ecc. riguardanti le più nobili cause, le più condivisibili e vibrate proteste, le più  progressiste iniziative pro e contro.

Implacabilmente firmo … ci mancherebbe altro.

L’utilità e l’effetto di queste “firme digitali” è pressoché nullo, al limite ci si sente impegnati e partecipi, ma è una palla colossale, buona per blandire e consolare le coscienze.

La demenza monumentale massima di queste “proteste virtuali” sono i cortei con gli omini e le donnine che camminano …roba da scompisciarsi dalle risate!

L’efficacia di un gesto di dissenso, protesta, ribellione si dovrebbe misurare non solo sull’effetto che ha nei confronti dei soggetti verso cui, pro o contro è rivolto ma anche sul cambiamento (sommovimento) culturale e politico che provoca sul corpo sociale.

Le petizioni via web, con il ritmo frenetico che hanno assunto, appaiono e scompaiono come notizie TV … dopo alcuni giorni non le si ricorda più, troppo facile organizzarle e ancora di più aderirvi.

Nel secolo scorso (un’era geologica dimenticata in cui scorrazzavano liberi gli autonomensauri ) per organizzare queste cose dovevi far parte integrante almeno di un gruppo, un collettivo, una associazione, un centro sociale … dovevi organizzarti e scendere per le strade, nelle piazze, nei luoghi di lavoro o di svago, montare gazebo e tavoli, sedie e starci per dei giorni.

Quel gazebo diventava un luogo di incontro dialettico, conviviale, era visibile: le persone passavano e tu tentavi di parlare, di comunicare e di ascoltare …eri comunque parte di una socialità diffusa fatta di corpi e “quelle firme” avevano un viso e a volte raccontavano una storia. Impegnarsi per un qual si voglia cambiamento è un lavoro lungo e impegnativo … un lavoro colletivo in cui la comunicazione è fondamentale ed è rivolta non ai proprii sodali ma a tutti gli altri … raccontarcela tra noi non ha senso.

Negli ultimi quindici anni due sono  stati i movimenti “ribelli” che hanno lasciato un segno profondo: gli uomini e le donne con il passamontagna nero che sono apparsi come fantasmi dalla Selva Lacandona e gli uomini e le donne che scendevano dai pendii della Val di Susa per fermare i lavori della TAV.

La rivolta Zapatista era frutto di un lavoro organizzativo durato più di dieci anni … lavoro svolto nel  silenzio della selva; la rivolta del Popolo No Tav era avvenuta grazie all’impegno di qualche decina di militanti di base, provenienti dall’esperienza dei gruppi extraparlamentari degli anni 70, lavoro di sensibilizzazione svolto nelle piazze e nei luoghi di lavoro, porta a porta e iniziato  10-15 anni prima sui temi dell’ambiente, del lavoro, delle culture…

Adesso qualsiasi pirla armato di computer può lanciare una “raccolta di firme” …”petizione” … “corteo digitale” … stando comodamente stravaccato sul divano, noi solidarmente stravaccati sulle nostre poltrone aderiamo, manco facciamo la fatica di scendere in strada, cercare il gazebo, firmare, parlare, partecipare.

Non firmo più nulla se non sotto il gazebo.

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4 risposte a “Sotto il gazebo

  1. Ciao Renato ,
    ok ,….se la metti così ti aspetto sotto il mio gazebo , poi trovero’ cosa darti da firmare .

    E se anche trovo cosa darti da firmare , saremo sempre pochi sotto il gazebo e se invece saremo in tanti ( mi collego al post precedente ) non cambia nulla , allora e’ meglio che ci troviamo sotto il gazebo senza firme e senza far nulla e facciamo quello che sappiamo fare ……..

    saluti

  2. eh, in effetti non posso darti torto… però ci sono state anche delle grosse manifestazioni di piazza nate e organizzate grazie ad internet. Ho conosciuto gente sul web che poi ho iniziato a frequentare di persona… io lo trovo un mezzo fantastico. Per quanto riguarda le raccolte firme, invece, mi sono chiesta tante volte anch’io che senso abbiano.

  3. Certo la rete è uno strumento fantastico per comunicare e informarsi ma per altre cose ha il difetto di chiudere in luoghi virtuali la socialità e l’impegno politico, sociale e culturale dandoci la falsa impressione di “agire”.

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