La torcia di Bauman


Tra un mese si trasloca, ma stiamo già imballando parte delle cose, un poco per portarci avanti e un poco per anticipare il tempo e sentirci quasi a casa.

Imballo libri e riviste, una marea … ed è un lavoro che induce a un turbinio di emozioni e ricordi: le copertine rimandano ad anni passati, alcune sono visi di amiche- amici, luoghi.

Dentro alle pagine ci sono utopie, storie, visioni, promesse. A volte vorrei fare come il detectiv di Manuel Vasquez Montalban  e usare i libri per accendere il camino e punirli per le illusioni generate ma non abbiamo il camino.

Adesso leggo meno.

Ma sono, siamo letteralmente bombardati di notizie, grazie alla globalizzazione i midia ci tengono aggiornati quotidianamente sulle peggiori nefandezze che accadono sul pianeta e questo in tempo reale. Zygmund  Bauman lo definisce come “effetto torcia”: l’informazione mediatica illumina come una torcia il buio degli accadimenti spostandosi velocemente. Illuminandoci su guerre, disastri, crolli finanziari, delitti e atrocità ingenera in noi la paura, paura del crak finanziario, dell’immigrazione clandestina, del vulcano o dell’esplosione della piattaforma petrolifera, della febbre suina o di quella aviaria del pedofilo o del rom….

Allora tutti a chiudersi in casa, a guardare lo schermo in attesa del prossimo nemico, del prossimo disastro, della prossima pandemia. Questo perché la notizia perde di interesse velocemente e va sostituita, così sappiamo poco di tutto.

C’e anche l’effetto stroboscopico della “Rete”, come nelle discoteche degli anni settanta quei palloni ricoperti di specchietti che rimandavano centinaia di fasci luminosi che illuminavano ogni angolo ma non si vedeva niente.

Centinaia di notizie diffuse da siti e blog e portali e poi i social network… sappiamo in tempo reale di raccolte di firme per la salvaguardia del bruco cornuto della Tasmania, sappiamo quanti alberi hanno abbattuto nel Borneo e quanti minatori sono morti in Cina, possiamo aderire a cortei virtuali e raccogliere firme contro o pro (aggiungete i nomi a vostro piacere).

Siamo impotenti.

Allora quei libri, quelle pagine sono importanti, anzi indispensabili per avere l’immaginazione poetica che permette la visione di un “altro mondo possibile”.  Immaginazione che non significa illusione. Al contrario l’immaginazione, in modo particolare quella collettiva, produce la realtà. Perché l’avvenire non sta scritto da nessuna parte e noi siamo liberi più di quanto crediamo.

Siamo responsabili del mondo che creiamo insieme mediante i nostri pensieri, parole e azioni. Sono convinto che è molto meglio utilizzare in maniera creativa la propria visione e libertà di azione piuttosto che denunciare, giudicare e condannare il mondo per come va. Questo non vuole dire rinunciare alle proprie capacità di analisi e critica perché mostrare e intraprendere un determinato percorso contiene in sé la critica feroce delle strade abbandonate, l’esercizio della libertà presuppone la valutazione e la scelta. Al posto di rinforzare stereotipi negativi, di riprodurre conflitti, di indurre identità in opposizione, l’immaginazione creativa da vita a mondi a-venire.

Oltre ad immaginare bisogna abbandonare, lasciare la scena del quotidiano globalizzato, e tenendo ferma la propria inimicizia allo”stato presente delle cose” intraprendere, individualmente e collettivamente, una sorta di esodo, di marcia che per ora resta senza meta di destinazione. Ma questo voltare le spalle al presente è di per sé il primo e indispensabile gesto di non partecipazione allo scempio globale. Per il resto occorre incontrarsi per strada

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4 risposte a “La torcia di Bauman

  1. Piacere leggerti… sì, incontrarsi per strada, prima che la digitalizzazione della realtà renda il territorio inutile se non “aumentato”, o accompagnato da coordinate GPS.

  2. Pingback: La torcia di Bauman « Moda e Style

  3. ciao
    leggo sempre con piacere i tuoi post su selvatici

    proprio oggi leggevo – mentre venivo in ufficio su un metro affollato di prima mattina – su uno di quei giornali chiamati free press ma che di free hanno solo gli inserti pubblicitari..

    insomma leggevo che domenica ci sarà una bella biciclettata urbana che attraverserà orti e biodiversità. Partendo da Sesto, Milano: 15 chilometri equo-solidali…Bella iniziativa, ma…

    preferisco andare nel mio orto sull’appennino ad affondare le mani nella terra, direttamente, anziche continuare a sognarli gli orti e i mondi possibili dal sellino di una bicicletta in città

    questo grazie anche a te e alla tua testimonianza.
    ciao

  4. «Noi siamo liberi più di quanto crediamo»: riallaccio mentalmente questa citazione a quanto si diceva nei commenti di un altro post sulla “massa critica dei consumatori”.
    Mi piace l’idea dell’incontrarsi per strada: ci rifletto spesso in questo periodo. Siamo così isolati, incapaci di solidarietà vera, profonda… E invece sarebbe magnifico riuscire a “condividere”, “comunicare” nel vero senso dell’espressione. Senza rivalità o piccinerie, allo scopo di individuare la meta e raggiungerla per farla divenire REALE.

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