Bentornato Carlo


Rinevica… che fare in giornate come questa? Leggere vicino alla stufa e fare scorrere i pensieri…

Alcuni giorni fa avevo postato il video “La tribù delle noci sonanti” trasmesso da rai3, video che riassume l’esperienza di vita di Fabrizio e Gessica in quel delle Marche. La loro storia è per molti versi simile a quella di Felice del Seminasogni, degli Elfi della  Sambuca Pistoiese e dei tanti sconosciuti riabitanti ai confini tra selvatico e coltivato. Anche la nostra attiene a quelle storie.

I vari racconti apparsi su questo blog hanno interessato migliaia di lettori, segno che, nonostante questi stili di vita siano difficilmente riproponibili e riproducibili, un certo desiderio di cambiamento, di rottura degli schemi e dei ritmi di vita circola in ristrette minoranze sensibili.

Ma tra questo e rappresentare un altro mondo possibile ne corre.

Noi ci consideriamo una generazione o meglio una tribù di transizione, tribù che ha sperimentato un passaggio, cercato una via di fuga e anche di cambiamento

tracciando negli anni non una strada ma un “senso di direzione” ancora prima che comparissero parole e movimenti di decrescita più o meno felice .

A vedere Fabrizio che annaffia l’orto a mano con un secchio, riciclando anche l’acqua della pasta, ci si può commuovere ma viene da pensare che gli elaborati sistemi  di Nicola rappresentino un percorso collettivo possibile mentre quelli di Fabrizio sono scelte personali rispettabili ma non proponibili su larga scala.

Per non parlare del cesso…tra la buca (fatta o da fare) e il compost –toilette direi che non c’è storia: fatevi un inverno con camminate sotto la pioggia o la neve alla ricerca del posto giusto e poi rimpiangerete il bagno di mamma con il WCnet.

Scrivo di quisquiglie simili per affrontare quello che mi sembra una domanda fondamentale per il tempo ancora da vivere: fare parte di una piccola tribù minoritaria, invisibile,  ininfluente ed esserne consapevoli o cercare percorsi più condivisibili nella convinzione che servano a mutare lo “stato presente delle cose”.

In effetti è una domanda trabocchetto perché ho già la risposta: cambiamenti non ce ne saranno nell’arco della mia vita e di quella che noi definiamo Decrescita (per comodità) al 99,9% della popolazione mondiale non importa nulla, toglietegli supermercati,auto, tv, videogiochi, elettrodomestici, telefonini, armamenti  e un terzo di essa vi bombarderà con il napalm, gli atri due terzi saranno troppo impegnati a sopravvivere per accorgersene.

Se ci pensiamo un attimo ci accorgiamo che l’attuale crisi impone una sorta di decrescita obbligatoria e ne dovremmo essere contenti… solo che gli operai sui tetti o sulle isole ci ricordano che senza lavoro loro non vivono. Allora?

Allora ci accontentiamo dello yogurt, delle conserve e del nostro orto biosinerpermaculturale aspettando che un capitalismo verde dal volto umano ci risolva i problemi? Per i più coraggiosi consiglio un bell’articolo: Marx e la decrescita …ma occorre masticare un poco di economia politica e non farsi venire la pellagra al leggere termini tipo “plusvalore”  o “capitale di comando”!!

Per adesso preferisco fare l’antisociale  e stare con le minoranze endemiche che fare finta di partecipare a progetti di cambiamento che sono spesso solo un autocompiacimento estetico autoassolutorio,  preferisco abbracciare alberi fino a che ne restano … per il resto … dipende da tutti.

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4 risposte a “Bentornato Carlo

  1. Al solito arrivo in ritardo, sviata dall’infido feed 🙂

    Ho appena finito di leggere il pezzo di Badiale e, dopo avergli fatto la debita tara, devo dire che mi sembra davvero un ottimo contributo.
    Direi anzi che -reso in termini più essenziali- può senz’altro rappresentare un eccellente spunto di riflessione / discussione.

    E complimenti anche allo sciroccato abbracciaalberi capace di scovare ‘ste chicche! 😉

  2. Gli sciroccati (portatori o portati dallo scirocco??) sono in preda a crisi cognitive causa il perdurare del dibattito sulla crisi della scarola, e in effetti per terminare l’articolo in questione ho dovuto fare ricorso ad energie interne dormienti, dopo la debita tara (equivalente al doppio del peso netto) mi sono ritrovato i neuroni ringalluzziti! Saludos

  3. Che poi, ripensandoci, il contributo di B. non è mica poi così brillante. Migliaia e migliaia di caratteri per dire quel che si può dire in una sola e ovvia frase, ovvero: poiché la natura intrinseca del capitalismo prevede la “crescita” a qualsiasi costo, tutto ciò che va a colpire questa crescita è irrimediabilmente sovversivo; e saranno mazzate.

    Si vede che avevo bisogno di un paio di giorni per metabolizzarlo, il polpettone 😉

  4. Oddio, non la metterei così, certo che se non citano almeno 10 volte i testi sacri e i padri fondatori … però porre la domanda (teorica) del governo del plusvalore come strumento della decrescita, quindi anche la “riconversione” industriale, la diminuzione dell’orario di lavoro, e ci metto pure il “reddito di cittadinanza” … va bene, quando termino il programma di governo … lo distribuisco!
    Certo che se non si ha la prospettiva di una forza politica antagonista al sistema politico ed economico delle merci allora vale andarsi a rifugiare in qualche anfratto, confortati da rapporti amicali e buone cose … e poi fanculo!

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