Mandillo dei semi


Consorzio della Quarantina

con il patrocinio di PARCO ANTOLA e RETE SEMI RURALI

domenica 17 GENNAIO 2010

Torriglia (GE), Sede Scientifica Parco Antola  10:00/17:00

MANDILLO DEI SEMI

libera festa del libero scambio

di SEMI AUTORIPRODOTTI di ortaggi e cerali

di MARZE di varietà locali di alberi da frutta

di LIEVITI e FERMENTI per l’autonomia domestica

per informazioni, scrivere a scrivi@quarantina.it o chiamare 347.9534511

DOV’E’ TORRIGLIA

COME SI RAGGIUNGE in auto: da Genova, da Piacenza, dalla Milano-Genova, dalla Livorno-Genova

Autobus da Genova (da p. Verdi / stazione Brignole) a Torriglia [occorrono 65 minuti]

sabato 16 gennaio: 17:35, 18:20, 19:25

domenica 17 gennaio: 09:00, 11:55, 13:55

Autobus da Torriglia a Genova (da p. Verdi / stazione Brignole) [occorrono 65 minuti]

domenica 17 gennaio: 12:35, 14:00, 17:25

Per incoraggiare l’autoproduzione di sementi e l’incontro fra i coltivatori – per mestiere o per passione – il CONSORZIO DELLA QUARANTINA di Genova , con il patrocinio del Parco Antola e della Rete nazionale Semi Rurali, domenica 17 gennaio 2010  (ore 10/17) organizza a Torriglia (nella Sede del Parco, a 30 Km da Genova sulla strada GE/PC) il 3° MANDILLO DEI SEMI , giornata dedicata allo scambio di sementi autoprodotte di ortaggi e cereali, di marze di varietà da frutta locali, di lieviti per l’autonomia familiare (le madri dell’aceto, del pane, dello yogurt).

La giornata è aperta a TUTTI quelli che vogliono partecipare portando con sé qualche seme, marza o lievito autoprodotto da scambiare .

Sono attesi scambiatori di semi da tutte le regioni italiane.

Semi di casa

Saper fare da sé le sementi dei propri ortaggi e cereali prima degli anni 1950 era ancora pratica comune e diffusa; poi, a partire da quegli anni, i semi di casa sono stati poco a poco e, infine, definitivamente sostituiti da quelli venduti nei consorzi agrari, selezionati dalle ditte sementiere del nord Europa per produrre varietà standardizzate, adatte all’agricoltura industrializzata, più redditizie ma anche più vulnerabili.

Quel saper fare e, con esso, il potere dei contadini sulla riproduzione del proprio cibo e dei propri prodotti è venuto meno nel giro di trent’anni, ché davvero basta il silenzio di una generazione perché la memoria sociale si interrompa e la trama della cultura cominci a sfilacciarsi, e poche cose sono così fragili e continuamente a rischio come la memoria.

Ora, lentamente, il sapere che non ci è stato consegnato lo stiamo ricostruendo e di nuovo impariamo a riprodurre le varietà dell’orto e del campo. E non è così importante che siano proprio quelle tramandate nei nostri luoghi: se lo sono è meglio, ma se non lo sono va bene lo stesso, perché ciò che importa non è fare della tradizione un museo né un’ideologia, ma recuperare quel saper fare e riprendere autonomia e potere sul nostro cibo e i nostri prodotti.

Dunque rimettiamoli i semi delle varietà che abbiamo e che troviamo, anche se sono varietà commerciali, anche se sono ibridate (purché, ovviamente, non sterili). Riseminata per anni con continuità, qualunque varietà per quanto può si adatta a una terra e al suo clima e, poco o tanto, si modifica nella forma e nel comportamento, diventando nel tempo “nativa” di quel luogo.

Anche noi siamo così.

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