Il giorno che Kit Karson si arrabbiò con Dio…


Diciamo che questa è una storia, di quelle che ascolti da uno e poi racconti a qualche altro, e durante questo passaggio la storia si trasforma e si arricchisce di nuovi particolari: perché una storia che si rispetti non rimane mai uguale.

Si, so benissimo che adesso è pericoloso raccontare e pure ascoltare le storie, il Grande Imbonitore le ha proibite, dice che travisano la realtà e sovvertono la finzione dell’Unico Schermo, ma che volete farci, a me mi salta la mosca al naso, quando mi dicono che non si può fare…..

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Dicevo…nonostante la proibizione, ci sono ancora luoghi nascosti dove le storie vivono…per trovare questi luoghi ci vuole buon naso e buon passo, bisogna cioè fare molta strada e annusare l’aria: andate oltre le periferie di una megalopoli qualsiasi, girovagate negli angoli remoti dove solo l’abbandono rimane, con il naso al vento e quando percepite il profumo di una zuppa, di quelle fatte con l’ortica e il levistico, di una frittata con le cime di luppolo, di una torta di mele selvatiche o delizie simili.. bene siete vicini al posto giusto. Si, perché oltre alle storie, in certi luoghi si trova anche del cibo, di quello che non si ricordano più neanche i nonni, di quello coltivato proprio nella terra…si, di quello che si insaporisce con un poco di erbe aromatiche, e che si mangia con il pane, chiacchierando e guardandosi con gli occhi sorridenti e se siete fortunati si accompagna ad un poco di vino, quello fatto con l’uva vespolina o con la mandorlina dorata e che lascia una riga rossa sul bordo della tazza! Ho detto rosso?? Scusate, mi scordo sempre che questo colore è stato abolito. Dicevo… quando vado per storie porto sempre con me una bottiglia di vino… quello, un poco di formaggio, qualche vaso di conserve e pane che facciamo a casa, attento a non farmi fermare dalle forze dell’Ordine Ordinativo, perché come saprete anche voi, dopo il decreto 7/4/19/77 è severamente proibito mangiare alimenti non conformi al regolamento Usa e Getta !! Quando arrivo in un posto da storie, tiro subito fuori dallo zaino cibarie, bevande e le poso nel piccolo cerchio degli ascoltatori, insieme a tutte le altre cose, questo è un rito che va rispettato, anche se in certi luoghi ci conosciamo quasi tutti: con alcuni dai tempi dell’Orda D’oro, con altri dai sentieri dei monti. Scodellata la zuppa, condiviso il pane, il formaggio e quel poco di vino, è tempo di far rivivere le storie, quindi ci si parla e ci si ascolta con attenzione e stupore: si cuciono frammenti divergenti, si puntualizzano date dilatate, si misurano differenti infiniti, si consultano memorie memorabili. Vi state chiedendo come si possono fare così tante cose illegali senza che qualche “infiltrato” munito di microcamera non modifichi le storie per L’Unico Schermo? Abbiamo un metodo infallibile: agli sconosciuti di giovane età ci basta guardarli negli occhi con dolcezza, a quelli più avanti negli anni facciamo domande tipo: “come si chiamava l’amico della Contessa che aveva un’industria ?” oppure “ la Polmonaria e la Borraggine sono parenti?”

Se il nostro insindacabile esame risulta negativo? …Immaginate voi…ma questa è un’altra storia.
Adesso vi racconto del giorno in cui Kit Karson si arrabbiò con Dio, Kit Karson, proprio lui, quello dei fumetti, un giorno si perse tra le pagine e le strade………
Il motivo non è mai stato chiarito bene, Kit era sulle tracce di alcuni brutti ceffi che avevano massacrato per divertimento un branco di lupi al confine della riserva Navajo, quando fu sorpreso da una tempesta, di quelle terribili, che sconvolgono l’ordine del menabò nei fumetti, ma continuò ad avanzare alla ricerca di un riparo, quei bastardi non l’avrebbero passata liscia, neanche se si fossero rifugiati tra le braccia di Belzebù. Nessuno sa dire quanto durò la tempesta, sappiamo solo che il nostro eroe apparve verso il tramonto di un giorno imprecisato agli allibiti abitanti periferici di Arcorville. Kit era stanco ma soprattutto affamato, quasi quanto il cavallo e sebbene ancora semiaccecato dal vento del deserto, intravide un’insegna sotto la quale sostavano giovani bizzarramente vestiti, che però masticavano, quindi legò il cavallo ad un palo, lanciò mezzo dollaro allo strabiliato posteggiatore: ”fieno, biada ,acqua e una buona strigliata “ e finalmente si stravaccò al primo tavolo libero, sputò nel cestino e accese una siga di erbapipa scrollandosi la polvere dal cappello e dal pizzetto.
Una frastornata inserviente, dotata di sorriso trentotto denti contrattuale, annotò le seguenti parole: “ una bistecca alta tre dita, una montagna di patatine fritte e un birra gelata “, annotò pure il vestito a frange e le due Colt 45 ma archiviò la cosa come costume da comparsa per Soap Opera. Dopo circa ventidue secondi la medesima inserviente scodellò al tavolo del nostro eroe un Mega Burgher Big Mach, un vassoio di Super Potato Scronch ed un bicchierone di Slurp Slip Slap…Kit li ingurgitò nell’ordine e nell’ordine contrario li risputò. Centotrentasette volti compassati, impomatati, laccati si girarono all’unisono alla seguente frase: “ mi venisse un colpo, che razza di schifezza è mai questa? “ Queste parole irripetibili furono seguite da un pugno terrificante che ridusse in briciole il tavolo, al trambusto accorsero due energumeni con scritta Security stampata sulla faccia e sulla maglietta, che finirono spalmati sulla cassa dopo aver accennato alle parole: “ hei, nonnetto, calmino ! ” Seguì un fuggi-fuggi generale a cui seguì l’arrivo rombante e istantaneo di tre Gazzelle, due Pantere, un Tirannocarro , uno Pterocottero, svariate Touppes Teleinvasive.
Nella indescrivibile confusione ad alcuni parve di vedere la figura del Kit balzare in sella con le Colt 45 che sputavano fuoco e fiamme, a nulla poterono le loro armi intelligenti, i raggi infrarosa, i mirini stroboscopici, svanì in un lampo, lasciando sul terreno sette cappelli sforacchiati, tre cinturoni spezzati con relativi agenti in mutanda sgargianda e due grandi cacche di cavallo ! Non pagò neppure il conto !!! Al Verogionale della sera hanno mostrato le immagini di macchie di sangue, il pellegrinaggio delle autorità, e numerosi Tuttologi proecontro hanno analizzato, sviscerato, e conclamato il fatto. Il Gerarca intervistato dalle dodici inviate delle sue UnicheTelevisioni ha dichiarato con fermazza: “ L’enogastro terrorismo non passerà, lo prenderemo, (-Pubblicità-) nessun cittadino della mia Azienda sputa nel piatto dove mangia, (-Messaggio promozionale-) nessun cittadino spara al mio televisore, (-Saldi, Ribassi e Sconti-) nessun cavallo può cagare impunemente per le strade di Arcorville !! (Consigli per gli acquisti-
Non li hanno mai presi. (… mi bevo un bicchierino omeopatico di rosso-)
Svaniti tra le montagne, un cavallo e un cavaliere sanguinanti.Tre giorni e il fatto era dimenticato, ma dopo alcuni mesi, sono cominciate a circolare voci confuse e timide, e quelle voci le ascoltavi solo in certi posti: dicevano che il Kit era stato trovato, ferito ed affamato, da una donna delle erbe, curato e rifocillato, il Kit viveva in una valle nascosta e coltivava fagioli, il Kit usava il cavallo per arare, il Kit non portava più le sue Colt 45 ma un coltello a forma di falce di luna.
Storielle direte, Kit Karson vive tra le pagine dei fumetti con il suo amico Tex! Avete ragione! Però è strano, da alcuni racconti sembra , dico sembra, che da un pò di tempo, variopinti gruppetti di giovani rappers, ragazzine rasta, ex ribelli impenitenti, eremiti urbani, femministe stregonesche, giocolieri, francescani, poeti, prendano di nascosto le strade che portano ai monti, eludendo la sorveglianza delle onnipresenti Telecamere Interattive e pare proprio che scompaiano! Il fatto è veramente misterioso, ma ancora più misteriose sono le ricorrenti incursioni nelle Periferieperiferiche di gruppetti a cavallo che piombano nella notte a imbrattare le candide mura dei Ristorantori, delle Pistesballo, dei Cineffetti, dei Meggazzini, istoriando con tintura di lichene strane scritte tipo: felce e mirtillo, letamare bene-letamare tutti, sarà un compost che vi seppellirà, osando persino immerdare le vetrine blindofumè delle Neurobanche e non contenti, bruciare i campi dei cloni Biotecnoillogici e si dice aprire varchi ai reticolati delle gabbie degli allevamenti globali del Supremo Macellaio.
Per poi scomparire.

Il Gerarca non è contento.
Io si, ma voi vi chiederete che cosa c’entra la storia di Kit Karson con questo? Nulla!!

Kit vive nei fumetti e quei gruppetti di facinorosi, che il Direttore del Verogiornale(tale Fede nella Democrazia…) ha chiamato: “lupi famelici che si avventano alla gola del progresso…” sono solo frutto della fantasia degli ingegneri di immagini del Gerarca.

La storia è finita e purtroppo devo lasciarvi, loro stanno arrivando, sì… sento in lontananza lo scalpitio di numerosi cavalli, devo attizzare il fuoco della stufa sulla quale cuoce lentamente il minestrone, stappare due dame di Vespolino Rosso e accertarmi che sia di quello buono… poi portare fieno e biada alla stalla mentre lei scodella il cibo fumante, accende le candele e profuma il fuoco del camino con rametti di ginepro e salvia. Sa che deve riempire bene le ciotole, tagliare pane e formaggio e poi il miele piccante…che sia tutto abbondante, certi giovani hanno fame………
veramente fame…….
Diresti proprio una fame da lupi.

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3 risposte a “Il giorno che Kit Karson si arrabbiò con Dio…

  1. Anche la moglie pensa che lo scrittore sia sopraffino,
    potrebbe gareggiare in punta di fioretto col miglior Benni 🙂

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