La Rete del nonno


orto-estivoNel bell’articolo “L’insegnamento perduto del Meccano” publicato da Nexus, Franco del Moro (editore di Ellin Selae) ci parla dell’ipereccedenza di stimoli prodotta da internet. Un abbozzo dell’articolo lo avevo letto sulla rivista Ellin Selae e ne avevo discusso con Franco durante la festa a Garessio.

Sullo stesso argomento avevo letto alcuni post di Ivo Quartiroli su Indranet.

Ce ne sarebbe da parlare e ascoltare per settimane ma preferisco limitarmi ad alcune memorie e pensieri sparsi ovvero l’orto del nonno (quello mio) e il labirinto telematico di tecniche, varietà orticole,metodi di lotta biologica – concimazioni – pacciamature ecc. che sta invadendo la semplice volontà e necessità di autoproduzione mangereccia del nostro quotidiano.

Il nonno aveva un bell’orto, di quelli ordinati per file dove dimoravano le verdure a seconda delle stagioni, lo concimavano a letame dato che si tenevano galline, faraone, anatre e poi i conigli e il maiale, l’asino e i buoi per il trasporto dell’uva  e per andare a caccia quando il vino riposava e non si potevano  ancora iniziare le potature. Poi si facevano il pane perché si coltivavano il frumento tra un filare e l’altro come anche le fave, le patate, il mais … poi facevano il sugo, le marmellate, essiccavano la frutta al forno … Non era l’autosufficenza ma era molto di più di quello che riusciamo a fare noi oggi.

Le verdure coltivate erano quelle tradizionali del luogo ovvero non moltissime, le piantine alcune erano fatte a casa e le altre acquistate al mercato da un coltivatore del posto. Io invece fremo come un sedicenne al primo appuntamento se ho notizia di una qualche varietà rara e via allora a caccia della “rapa di caprauna”, del “topinambur viola della sardegna”, del “fagiolo arancio precoce di borgoratto mormoralo” e del “pomodoro viola del caucaso”

Ai tempi del nonno se per un qualche accidente o motivo mancava o cresceva in eccedenza qualche cosa lo scambio e il regalo reciproco erano pratiche comuni e naturali tra vicini, amici e parenti.

Nonno Renato non aveva neanche un libro di orticoltura, agricoltura, autosufficienza, decrescita ecc. eppure praticava il tutto in semplicità e lentezza perché la sua era una vita contadina in cui i saperi si apprendevano e condividevano nel luogo in cui si viveva.

Io chiacchiero di inoculi, composto dei templari, terra preta, orto sinergico – naturale – biodinamico e biononsocosa con persone che non ho mai incontrato e abitano a centinaia o migliaia di Km. e penso di avere almeno una quarantina di libri sul tema orto, agricoltura e autosufficienza, per non parlare di globalizzazione e decrescita.

In questi ultimi tempi questa complessità di input , questa massa di informazioni sta trasformando e snaturando il gesto semplice ed elementare di “coltivarsi il cibo”

E’ tempo di fermarsi, passeggiare per il bosco e riconnettersi col nonno.

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11 risposte a “La Rete del nonno

  1. Ciao Geppo, penso di incontrare Mario a Novembre da Etain Addey e porterò le tue parole.
    Grazie per quello che hai scritto e buon cammino!
    Renato

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