Libri: Ribelli al futuro


ribelli-al-futuroCi sono libri che affascinano e intrigano per la vicenda, per le idee, per come sono stati scritti o per tutto questo messo insieme.

Ribelli al futuro non è un grande libro, le scrittura è abbastanza opaca, a volte noiosa e i capitoli riguardanti i così detti “movimenti neo-luddisti “ risente di una visione “americana” delle storie.

Ma l’idea che sta alla base della storia del luddismo e della sua folgorante attualità vale la lettura, anzi il solo titolo colloca il libro tra quelli da tenere sul comodino o nello zaino.

Trovate questo libro, leggetelo e portatelo con voi, nei momenti di calma piatta, nelle giornate di dubbio, nelle notti che non riuscite incontrarvi con i vostri sogni …guardatelo, sfogliatene qualche pagina e preparatevi al giorno che arriva.

Kirkpatrik Sale è uno dei più noti tra i pensatori ecologisti americani. Editorialista di “The Nation”, collabora con il “New York Times”. Tra i suoi libri si ricordano “The Conquest of the Paradise”, “Human Scale” e “Dwellers in the Land”, quest’ultimo tradotto in italiano in “Le regioni della natura” (ed. Eléuthera).

Con “Ribelli al futuro” si liberano finalmente i luddisti dalla vecchia caricatura di ottusi demolitori di macchine e li si ricolloca nella loro legittima prospettiva: profeti di quello che l’industrialismo avrebbe significato per la maggior parte degli uomini e delle comunità.

Una profezia più che mai attuale, nell’era della globalizzazione.

KIRKPATRICK  SALE:

RIBELLI AL  FUTURO

Arianna Editrice, Casalecchio (Bologna), 1999

Ma chi erano, dunque, quei famosi, anzi famigerati luddisti, quegli operai inglesi che nel 1811-13 prendevano d’assalto i telai meccanici per la lavorazione della lana, al tempo della prima grande Rivoluzione industriale?

I libri di storia, e specialmente quelli scolastici, ce li hanno sempre  dipinti come degli ottusi nemici  del progresso; degli ignoranti retrogradi incapaci di comprendere che l’economia capitalista, ad ogni rivoluzione delle tecniche produttive, dei trasporti e delle comunicazioni, dopo una inevitabile crisi di assestamento, possiede  in sé la virtù prodigiosa di riassorbire la manodopera in eccesso e di assicurare benessere e prosperità per tutti. Ma essi furono soltanto questo?

In un documentato saggio storico, Ribelli al futuro, il noto pensatore ecologista statunitense Kirkpatrick Sale  ricostruisce la genesi, lo sviluppo e la fine del movimento luddista nelle cinque contee dell’Inghilterra centro-settentrionale (Lancashire, Yorkshire, Cheshire, Derbyshire  e Nottinghamshire) che già avevano visto, secoli prima, le leggendarie gesta di Robin Hood, in nome di un ideale di giustizia sociale e di libertà. L’edizione italiana di quest’opera (Arianna Editrice, 1999) è arricchita da una prefazione di Giannozzo Pucci che va dritta al nocciolo del problema, evidenziando come “i luddisti combatterono un tipo di macchine che contenevano un modo di produzione ingiusto non solo verso di loro, ma verso tutti gli altri popoli e la natura. In questo senso furono l’unico movimento popolare che avesse colto il problema morale del processo industriale ai suoi albori”.

Il libro di Kirkpatrik Sale, infatti, come già il titolo, provocatoriamente, lascia intuire, dimostra con dovizia di documentazione che i luddisti non combatterono il Progresso, ma una certa tecnologia al servizio della logica spietata del massimo profitto con il minimo dei costi di produzione e, quindi, della manodopera. Essi insorsero non solo contro i telai meccanici e la logica immorale dell’egoismo padronale, ma anche a favore  della restaurazione della civiltà artigiana e rurale, basata su un sistema produttivo che inseriva il singolo lavoratore in una rete di solidarietà sociali, e che le recinzioni delle terre comunitarie dei villaggi, alla fine del 1700, aveva già messo drammaticamente in crisi.

Oltre a una ricostruzione rigorosa sul piano storico, Ribelli al futuro offre spunti di riflessione più che mai di attualità al lettore non distratto dalle apparenti diversità fra l’Inghilterra delle guerre anti-napoleoniche, e il mondo d’oggi. È giusto che la vita umana sia subordinata a fredde leggi economiche?  È giusto che l’essere umano sia considerato una semplice appendice del capitale? È accettabile una tecnologia che non si cura dei costi umani del cosiddetto progresso, ma solo e unicamente dei profitti  di una ristretta classe sociale? Fino a che punto dobbiamo subire il ricatto di un siffatto, malinteso “progresso”?

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2 risposte a “Libri: Ribelli al futuro

  1. bellissimo, me lo regalò una mia ex anni addietro, voleva regalarmi qualcosa sul luddismo ed è impazzita nella ricerca prima di trovare questo libro, mi raccontò che in ogni libreria esordiva con “salve, vorrei un libro sul luddismo…” – “sul buddismo? certo!” – “no, ehm, sul LUDDismo…aspetti, le spiego…”e via così per innumerevoli luoghi eh eh
    viva ludd!

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