Costretti a chiacchierare


parole2Stiamo vivendo un periodo “sospeso” e cosa meglio delle parole di John Hiatt da Bring the famili per descriverlo: “… ecco, il sole sorge e tu sei li in cucina a fissare la tua tazza di caffé / Ti senti uno straccio, potresti anche andare a vendere il culo porta a porta …”

Allora ci si vede quasi costretti a chiacchierare,  come la generazione del NO FUTURE di Marco Philopat che era costretta a sanguinare.

Dato che si parla di chiacchiere, ovvero parole,  per cercare di non perdermi sono andato alla ricerca di alcune di queste parole che mi fanno compagnia da tanti anni: semplicità, condivisione e spiritualità. La ricerca si è spinta lontano,forse troppo lontano: qui si parla di “ere stellari” passate: correva l’anno 1968 e su indicazione di alcune amiche mi decisi ad andare a trascorrere qualche giorno alla Comunità di Bose. Zaino, sacco a pelo e autostop … arrivai in provincia di Ivrea che era pomeriggio inoltrato, e la comunità (allora) era situata in una classica cascina di mattoni, con il suo portone in legno ed un cartello appeso “Benvenuti”.

Entrando sulla destra alcune panche e tronchi intorno ad un fuoco, sulla sinistra immerso in un tombino fino alle cosce, un uomo stava imprecando mentre tentava di ripulirlo … quello era il raccordo della biologica quindi si può dire che l’uomo fosse immerso nella merda: era Enzo Bianchi, priore di una atipica comunità di monaci/monache (non riconosciuta ) che praticavano una scelta di povertà e castità. A Bose confluivano molti giovani richiamati dal desiderio di trovare lo spirito originario del vangelo, allora era molto seguita quella che si definiva “Teologia della liberazione”.

Li ho fatto esperienza, per la prima volta, di cosa fosse una cucina comune e condivisa, dormito in un fienile insieme a decine di altre/i,ho conosciuto la frugalità volontari e la semplicità, ho meditato. Non ho trovato quel Dio di cui Enzo mi parlava ma ho scoperto l’ineffabile che sta in ogni cosa animata o meno. Nell’anno seguente sono tornato molte volte a Bose, ho assaggiato lo strepitoso Genepì che Enzo versava in scodelle di coccio, ho riso alle proteste degli alti residenti visto che questo straordinario priore aveva l’abitudine di pisciare dal balcone del ballatoio direttamente sul maestoso rosmarino. Poi sono venuti altri tempi e ho percorso strade differenti ma quelle tre parole continuano a seguirmi e sono diventate il fulcro essenziale della mia vita, o almeno provano ad esserlo.

In giorni come questi mi attacco a queste poche parole, aiutano a non perdersi, a non lasciarsi andare alla stanchezza di un quotidiano che non riconosco e non riesco a ribaltare.

La cosa buffa è che son parole che si possono solo vivere, a raccontarle serve solo a passeggiare nei mondi virtuali.

2 risposte a “Costretti a chiacchierare

  1. Saranno anche solo parole ma hai vissuto le cose in cui credi. Il segno è rimasto, è ciò che ti ha permesso di andare avanti. Anch’io ho percorso altre strade, non so se con l’età inizio a regredire, ma è una regressione che mi fa ritrovare le cose essenziali. Ho ricominciato a lottare proprio per non lasciarmi andare. Sono sicuramente più incazzata e consapevole di quando avevo 20 anni e …….. vado avanti. Un abbraccio Mari

  2. pero se le chiacchiere sono come queste va là che a qualcosa servono!!

    grazie per i suggerimenti interessanti

    robby

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...