Fuga senza fine


Fuga senza fine

Fuga senza fine

Nicola, con il post città fruttificate propone, nel suo linguaggio ironico e intelligente, uno di quei quesiti che in differenti forme e caleidoscopiche affabulazioni di tanto in tanto si propone e/o ripropone a chiunque sia impegnato o curiosamente interessato  a una qual si voglia possibilità di cambiamento … (la direzione di tale cambiamento è a discrezione degli interessati ). Riassumendo, dato che il post sarebbe buona cosa leggerlo, il dualismo della domanda e conseguente risposta è questo: dare vita ad un luogo dove “sottrarsi” allo spirito di questo tempo oppure tentare di trasformare il luogo dove si vive, quale che sia questo luogo? In altri tempi e luoghi del pensiero e della vita la domanda poteva essere: il “sistema” si cambia dall’interno o si abbatte o si da vita ad un “sistema alternativo?? Altro quesito simile: continuare a lavorare “sotto padrone” o fare un “lavoro autonomo”??

Come al solito, a me queste domande mi avvolgono quando le rivivo in piccole storie: comr tutti gli umani e non, sono dotato di madre e combricola di sorelle, fratelli, nipoti ecc. che ogni tanto vado a trovare. Quindi ritorno in quel di Stradella (PV), amena cittadina dell’Oltrepò Pavese.

Ogni volta che ci torno mi dico: “madonna che orrore!” eppure in quel posto ho vissuto, probabilmente, gli anni più dolci, allegri e avventurosi della mia vita. Adesso quando guardo i viali, le palazzine anonime con giardini smunti, aiuole abbandonate, terreni incolti e squallidi penso: “ci starebbero orti comuni e campi da bocce geronto-punk, aiuole fiorite come angoli di foresta amazzonica, osterie estemporanee di gruppi d’acquisto eno-gastro-culturali. Poi penso a Mattia e al  suo viaggio e vorrei avere una qualche decina di anni di meno …

Adesso io e Manù viviamo in quel di Ovada (AL), in un luogo che non è certo selvatico, o di confine. Abbiamo dovuto fare i conti con gli anni, con la salute, con le stanchezze, con il tempo. Probabilmente siamo stati parte di una generazione di mezzo, abbiamo fatto scelte di vita poco condivisibili, individuali, e i nostri progetti (se ne abbiamo avuti) non sono nati da un senso comune e collettivo, sono stati il colpo di coda di una generazione che ha fatto il suo tempo. Abbiamo dovuto fare una capriola quantica:  dalla rivolta esistenziale alla rivoluzione collettiva – dalla rivoluzione collettiva alla rivolta esistenziale … adesso siamo un poco spaesati e, come Franz Tunda, protagonista del romanzo di Joseph  Roth “Fuga senza fine”, ci sentiamo stranieri in ogni luogo.

“… Se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia. …”
Subcomandante insurgente Marcos
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5 risposte a “Fuga senza fine

  1. “…ascoltando la nostra musica si deve avere la sensazione di non essere mai veramente a casa…”
    Jim Morrison

  2. dalla rivoluzione collettiva alla rivolta esistenziale… quando mi capita di vedere vecchie foto su internet o su carta, o leggere i racconti su bionieri o sui quaderni della rete bioregionale, sulle prime occupazioni e esperienze di ritorno alla terra, Campanara, gli Elfi, a me fanno venire gli occhi lucidi e mi fanno pensare “allora è possibile”, con un piede dentro il mondo, una gamba e un braccio, oppure “fuori” ognuno ha i suoi percorsi ma secondo me questi esempi danno coraggio a chi è dubbioso.

    e anche se sembrano “fuori” dal mondo, o dal “sistema” ci entrano dentro con un raggio laser, una freccia veloce e potente, che crea una breccia:
    perché COMUNICANO, coi fatti, senza tante parole fasulle, un modo altro di vivere, e con le possibilità che ci sono oggi di comunicare, anche da dentro al bosco, il messaggio arriva alle persone, sempre più numerose, che lo cercano.
    perciò grazie!
    e tanti auguri per il nuovo inizio

    robby

  3. questo libro non l’ho letto lo leggerò. non so anch’io non mi sento mai veramente a casa, forse ho girato anch’io troppo, appartieni a tutti i luoghi e a nessuno. quando sono giu penso a martin eden di jack london senza il tragico finale.
    pero ci sono persone che mi fanno sentire a casa piu che luoghi! anzi sono proprio le persone che mi fanno o non mi fanno sentire a casa!!!
    ciao

  4. io credo che entambe le scelte siano valide
    ad esempio io e la mia compagna vogliamo abbandonare la città, non solo intesa come struttura ma come vita intera. Insomma cambiare vita all’alba dei 50 anni.
    Se posso riassumere il mio stato d’animo ora è quello dell’attendente Farina in Mediterraneo quando si sottrae al rientro in Italia e si nasconde nel barile di olive.
    Credo che un atteggiamento del genere non solo sia legittimo ma anche il solo modo per sottrarsi all’abbraccio mortifero di questa civiltà.

    Poi c’è mio figlio che ha 25 anni… eh lui vuole stare in città e cambiare le cose dal di dentro. E dal suo punto di vista ha pienamente ragione

    Forse anche noi alla sua età la pensavamo così.
    In ogni caso ora sono proiettato verso il fuori, verso una dimensione più naturale e ogni minuto che passo qui dentro (lavoro-casa-divertimenti-codein macchina-autogrill-uominiedonneobesechesistrafoganodavantiallatv) mi pesa enormemente. E’ come se mi fosse scattato un meccanismo dentro e mi fa capire che io con tutto questo non c’entro più niente.

    Nel frattempo sto imparando a coltivare l’orto, a convivere con gli animali selvatici e con le stagioni

    Riguardo alla “casa” invece… beh
    ogni volta che torno a quella che abbiamo preso sull’appennino parmense
    mi sento davvero a casa

    buon cammino a tutti

    ciao
    Enrico

  5. C’e’ sempre la possibilita’ di vivere i posti selvatici anche vivendo nei pressi del domestico , ci sara’ tempo e modo per interagire e integrarsi con le nuove visuali .
    Le vite possono essere vissute in 1000 modi , inseguendo sogni o certezze che siano , colletive o individuali , ma lasciare dei segni non e’ da tutti .
    In qualsiasi posto in cui siamo , la vedo come una realta’ che comincia e per chi non fosse cosi’ affievolite i pensieri e cominciate a sognare .

    ” Una nave in porto e’ al sicuro ,
    ma non e’ per questo che le navi sono state costruite .”

    Benazir Bhutto

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