Felice


All’Equinozio di Primavera 2009 è uscito il n° 34 di Lato Selvatico curato da Giuseppe Moretti, tra i molti articoli vi propongo uno stralcio dell’intervista a Felice, riabituante dei confini, contadino, poeta, madonnaro, animatore del “Seminasogni” e di un mercatino di baratto e scambio nelle Marche. QUI potete scaricare gli ultimi numeri del Seminasogni e avere notizie del mercatino. Per ricevere Lato Selvatico scrivete a : morettig@iol.it

Giuseppe: qual è il tuo rapporto con il luogo in cui vivi, parlaci della tua terra, dei suoi abitanti, dei suoi equilibri e dei suoi disequilibri e delle connessioni sia sociali che bioregionali.

Felice: Il posto in cui vivo è stato abbandonato dai suoi abitanti quasi come se fossero fuggiti via. Nelle case c’erano i mobili pieni di vestiti e poi attrezzi e ogni genere di cose. Loro sono fuggiti in città alla ricerca di un mito, di un’illusione, in realtà sono solo andati a farsi sfruttare da padroni diversi che in cambio di una pancia piena, di una testa piena e qualche gingillo tecnologico, qli hanno svuotato il cuore e l’anima. Io sono fuggito dal deserto interiore della città per venire qui alla ricerca di quella pienezza di vita che in realtà tutti sognano.

lato-selvatico-34

Il posto che mi sono scelto è proprio in quella zona di confine tra selvatico e coltivato in cui i campi sono incorniciati dai boschi, non volevo più stare in quelle campagne supercoltivate in cui non ci sono grandi spazi liberi e selvatici. Il posto è situato sulla fiancata di una stretta vallata che si spinge ripida incuneandosi tra le montagne. Sul fondo della valle che è di terreno calcareo, scorre, a volte sopra a volte sottoterra, un torrentello dal quale si preleva l’acqua del piccolo acquedotto locale.

Gli orti li ricavo da piccole zone un poco meno scoscese o terrazzate. La terra è sciolta e un po’ ghiaiosa. Il piccolo gruppo di case, di cui sono l’unico abitante fisso, è situato su una specie di balcone all’entrata di questa gola, e da un lato la vista spazia su innumerevoli vallate e colline. Sto imparando a convivere con gli animali selvatici che, da quando hanno cominciato a conoscere ed apprezzare i miei ortaggi, si stanno facendo sempre più insistenti. Ho trapiantato una decina di alberi da frutta di antiche varietà e tanti alberelli nati spontaneamente da semi che spargiamo in giro dopo avee mangiato i frutti o che ho messo appositamente in vasi. Altre piante le ho ricavate da polloni di nocciolo, fico, prugno. Altri alberi da frutto e alcuni olivi erano già qui sopravvissuti all’abbandono di tanti anni. Per diffondere ulteriormente le varietà antiche e usare le piante selvatiche che non danno frutti interessanti ho imparato ad innestare. I contadini dei dintorni non li ho cercati molto all’inizio, tranne per comperare le uova, il formaggio e per lo più non si avevano che pochi e sporadici contatti. Poi mano a mano che il tempo passavae, specialmente in questi ultimi tempi, sono nati dei bei rapporti. Quello che mi pare di capire è che apprezzano il fatto che anch’io coltivo la terra, la mia abilità nell’innesto ha fatto miracoli con alcuni di loro. Anche il fatto che ho preferito no chiedere soldi per la mia opera di innestatore, ha avuto il suo peso. In cambio mi hanno ben volentieri raccogliere grandi quantità di frutta, che comunque non raccoglievano e andava sprecata. Proprio ora mente scrivo fuori c’è la neve ed è sera. La mia unica cagna, Brezza, abbaiando in modo particolare, ha attirato la mia attenzione. Sono uscito, lei puntava in un punto preciso ed infatti poco dopo ne è schizzato via un animale che non ho potuto vedere bene.

Non molto dopo si è ripetuta la scena, questa volta lei puntava sotto il portico di fronte, dove ci sono diverse cassette di mele e, proprio là, nella penombra, ho potuto sentire e vedere un istrice, che ho cacciato via con un bastone.

Giuseppe: Parliamo ora del “Seminasogni”, come ti è nata questa idea a chi si rivolge e quali sono i suoi intenti?

Felice: L’idea del Seminasogni mi è venuta quando nel C.I.R. (corrispondenze informazioni rurali ) si è parlato di fare dei C.I.R. regionali, ed io che sentivo il bisogno di comunicare all’esterno ho preso spunto da questa idea. Si rivolge a chiunque ne sia attratto con l’intenzione dichiarata nel sottotitolo “F.O.L.K.” ( finché qualcuno li kolga ), di seminare sogni, idee, esperienze, perché poi ne germoglino piante e si raccolgano fruttiNel periodo in cui è nata l’idea ero particolarmente euforico perché cominciavo a rendermi conto che stavo realizzando un bellissimo sogno e volevo semplicemente condividere questo, perché altri fossero incoraggiati a realizzare il loro.

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