La strategia del ginepro


Queste righe le avevo scritte 6 o 7 anni fa per Lato Selvatico, pensavo di averle postate sul blog ma mi sono accorto che no! Era la mia dichiarazione di intenti…

….“ torna ancora una volta alla Terra, al luogo e agli originari abitanti di quel luogo torna da terre “ devastate “ a terre “ riverite “.}

Parto da questa frase di Peter Berg , scrittore bioregionalista americano, per raccontare il tempo e i passi che mi hanno portato tra questi boschi, con l’intima speranza e una spossata volontà di radicamento: trovare Terra per il corpo, acqua per i pensieri, vento per le parole e fuoco per i desideri. Conservo la fatale convinzione che non esista un luogo dove non vedere e non farsi vedere dall’orrore di questo tempo, ma anche ci fosse non sarebbe il mio posto. Voglio stare qui, su questo improbabile confine tra selvatico e domestico, dove basta un breve tratto di strada a ricordare ed ammonire quale sia il “senso” del tempo…

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Tempo che non mi piace e non mi appartiene, contro il quale ho combattuto e perso le mie battaglie… per ritrovarmi spaesato e disperso come un uccello scampato ad un tiro tremendo. Poi ho incontrato gli alberi .
Poco sopra la casa che abito con Manù, c’è una radura a forma di anfiteatro, rivolta al sorgere e tramontare del sole: erano pascoli e campi delle genti che abitavano questo borgo, montagna addomesticata nel tempo e con fatica indicibile, adesso ne restano le tracce: terrazze, muri a secco, ovili…..dove rosa canina, ginepro, biancospino affondano radici e dispiegano rami, foglie, bacche e spine.
Difendono il posto dagli animali: con memoria atavica si oppongono ai cervi , ai caprioli, ai cinghiali e anche alle pecore e alle capre…nel senso che alla loro ombra e protetti dalle loro spine crescono i teneri arbusti che poi saranno: Carpini e Castagni, Querce e Betulle, Faggi e Noccioli: il Popolo degli alberi. Nel folto del bosco rinato riappariranno Volpi e Tassi, Daini e Caprioli, Cinghiali e poi Codirossi e Cincie, Merli, Corvi e Poiane, scorreranno rivoli, fossi, torrenti e poi… poi l’antica trama della vita. Il loro tempo non si cura molto di noi e non so per quale casocosmico della vita il mio sguardo si è incrociato con quelle terrazze e con quegli alberi, ma io voglio vivere in questo equilibrio non detto, voglio stare nel confine tra ginepro e pascolo.Voglio camminare sfiorandoli, e guardare la vita con i loro occhi, essere una parte “dell’ambiente “, non rimanerne a parte.
Adotterò la strategia del Ginepro: starò al vento dei tempi, con radici anche dove non penseresti, vivendo con poco e di poco, sottraendomi alle leggi degli umani, in mutua vicinanza con rose e spinibianchi, rovi e brughi e a quelli sensibili alle foglie racconterò le storie di cui questo tempo ha paura, in attesa del bosco a venire: e quando verranno i grandi alberi, perderò le spine ma rimarrà nel tronco, inattaccabile dai tarli, un profumo fortissimo e nelle infinite venature, nelle pieghe e nei nodi, la traccia dei giorni…… Adesso mi provo a raccontarlo: quando guardo una pagina scritta sulla carta ci vedo alberi, rami e negli oggetti, i pochi per fortuna, che mi appartengono o che uso, riesco solo a vedere tutte le storie degli esseri che li hanno costruiti. Una camicia sono i campi , il lavoro, opifici, laboratori…….un martello.. miniere, fonderie, fatica………in un supermercato, sugli scaffali di merci ordinate e allettanti ci si può leggere l’effetto dell’ideologia che regna sul nostro tempo, più sacra di una religione e più crudele di una pestilenza, quella delle merci e del profitto, che provoca la distruzione selvaggia dell’equilibrio del pianeta, delle menti e dei corpi degli umani e la riduzione a merce di ogni forma di vita.
Fa dolere gli occhi questo sguardo, certo, ma è buona cosa questo dolore…è lo stesso dolore antico che sentivo da ragazzo per qualche mio simile ucciso da una fucilata in un paese lontano….Adesso l’indignazione è rimasta ma non rotola a valle in rovinose valanghe, non travolge e non segue vie segnate e predeterminate .
Come albero del bosco non ho più un tempo breve: terremo con radicipotenti questo posto e forse altri, più giovani, nei giorni a venire rimetteranno pietra su pietra le case, le terrazze, coltiveranno orti e campi in equilibrio e rispetto con gli altri viventi. “Loro” verranno: dai calanchi, dalle radure, dalle gole, traverseranno campi e prati e ci osserveranno, si faranno ammirare. Staranno a ricordare le armonie possibili, le infinite polifonie dei viventi: cosa possono gli schermi del “ Grande Imbonitore” contro l’ Incanto della Vita? Ecco, mi accorgo che le parole sono al loro termine: io vivo con la mia compagna e complice in uno di questi posti di confine tra Selvatico e Domestico, posso accompagnarvi tra i ginepri, e ricominciare dal libro : “…noi siamo qui per rimanerci nei prossimi 3.000 anni e siamo qui per imparare a farlo correttamente…” Domani ci toccherà uscire dalla nostra piccola radura personale, intrecciare le nostre radici con quelle di tutti i ri/abitanti dei confini, per dare vita a piccoli boschi appartati, selve insondabili, giardini selvatici nascosti. Abbiamo bisogno di poesia, intelligenza e fantasia : “i Grandi Disboscatori “ non sono cambiati di molto, sono solo più feroci, dispongono di un potere immenso, hanno armi terrificanti e la volontà di usarle……tubi catodici e merci per tutti i bi/sogni indotti. A volte ci sentiamo soli, pensiamo di essere pochi, dispersi e senza speranza. Ma ci basta uscire da casa per accorgerci … che abbiamo mani, piedi, pinne, ali, corna, zanne, becchi, artigli, fiori, semi, spine e rovi, siamo di acqua, di terra, di vento, di fuoco, corriamo, saltiamo, voliamo, nuotiamo, strisciamo, affondiamo radici. Siamo fratelli di tutti i popoli nativi, sorelle delle genti che in questi 50.000 anni hanno vissuto su questo pianeta rispettandolo e onorandolo.

Queste righe le avevo scritte 6 o 7 anni fa per Lato Selvatico, pensavo di averle postate sul blog ma mi sono accorto che no! Era la mia dichiarazione di intenti…

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4 risposte a “La strategia del ginepro

  1. …..sembrano righe di qualche storia , invece stiamo leggendo pensieri e riflessioni di chi ancora ascolta e vede , ma……. non tutti hanno ancora occhi per vedere e orecchi per sentire che la vita c’e’ .
    imparassimo un po’ a rivedere e riascoltare , a prendere le forze dalla semplicita’ , forse ….. la storia non finirebbe .

    ottimi momenti di pace

    grazie

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