Paura anche no


NoBlogs ci parla della paura, quella che non possiamo permetterci di avere.

Non ti si legge in faccia la paura. A vederti in realtaà sembri tranquillo. Sembri incosciente. Quando la sera esci a portare fuori il cane assapori il fresco silenzio delle strade deserte. E ti piace anche. Non sembri percepire i pericoli nascosti in ogni dove, le malevole intenzioni di chi incontri sul marciapiede di fronte. Fai male.
Torni a casa la cena è pronta, accendi il telegiornale. E’ a quel punto che il tuo viso si trasforma, è in quel momento che prendi coscienza della tua avventatezza. Siamo tutti in pericolo, giorno dopo giorno minacciati da nemici astuti e nascosti o impudichi e sfrontati.



L’ombra, lo sanno tutti, scaturisce sempre da una luce. La luce azzurrastra della televisione produce un’ombra enorme. Casa per casa, appartamento per appartamento, le ombre escono da ogni televisione e ci si infilano in tasca.
Così finisce che la mattina quando sali sull’autobus un’ombra ti è rimasta in tasca dalla sera prima. Il tuo viso si arriccia, le mani si rattrappiscono impaurite.
Altre volte, per una frenata brusca dell’autista, capita che l’ombra ti scivoli di tasca. Rientra liquida nella borsetta della vecchia accanto e tu ti guardi intorno con il viso più disteso, scopri i visi arricciati degli altri e ti stupisci di quanto tutti siano diffidenti, di quanto l’autobus sia così pieno di gente sola.
Altre volte ancora, (e sono momenti rari e preziosi), capita che sullo stesso autobus finiscano due persone a cui è cascata l’ombra di tasca. Chiaccherano, si sorridono, si scambiano magari anche due consigli e due battute sui visi arricciati intorno a loro.
Non che le ombre proiettate dagli alberi in autunno siano brutte. Sono malinconiche e necessarie. Ma le ombre che finiscono nelle nostre tasche ultimamente sono ombre artificiali, chimiche, mortifere.
Quando esci di casa controlla sempre che non ti sia rimasta in tasca un’ombra televisiva. controlla che il tuo viso non sia arricciato per colpa delle parole di qualche stregone malevolo, che il babau non ti stia dietro le spalle mentre guardi male un ragazzino senza tasche e senza ombre da portarsi in giro.
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il babau è un mostro bianco per chi di vivere ormai è stanco
il babau è un mostro nero, finisci dritto al cimitero
il babau è tutto rosso, corri corri a piu’ non posso
il babau è tutto giallo, tocca pure al maresciallo
il babau è anche blu, occhio il prossimo sei tu
il babau è di tutti i colori, se lo incontri sicuro muori

C’è un paese dove tutti hanno paura del buio, perchè il buio è la dimora del babau.
Nel reame del babau il buio è illegale. La notte e le giornate plumbee sono state condannate da tutti i tribunali, e sono al primo posto nella lista dei ricercati di tutte le polizie. Ma notte e giornate plumbee sono scaltre, maledettamente furbe, e tutti i giorni l’una o l’altra o tutte e due, saltano sempre fuori e con loro il babau.
Quando cala il buio gli abitanti tremano e non escono di casa. L’ansia e l’angoscia non li fanno dormire. Di notte nessuno dorme nel paese del babau, perchè la notte è fatta per tremare.
Alle prime luci dell’alba, vinti e stanchi, rendono l’anima al sonno e il giorno li trova addormentati. Al risveglio si riaccendono lampade potenti, perchè le luci basse generano ombre e anche nelle ombre si cela il babau. Ognuno è circondato dalle ombre, compresa la propria. Bisogna vigilare di continuo, controllare il proprio vicino: il babau potrebbe apparire all’improvviso, bisogna diffidare di tutti, sopratutto di sè stessi. Tutti vivono da soli nel reame del babau.

Il babau é l’ultima frontiera nella politica dell’ansia. Semplice e primordiale paura. Qualcosa di ancora diverso dal terrore, qualcosa di più simile alla goccia che ti cade in testa e piano piano ti porta incosapevolmente alla pazzia.
Il nostro buffo mondo sta prendendo coscienza dell’esistenza del babau. L’ansia di sicurezza, la paura del proprio simile, il rancore confuso e convulso che trasudano da ogni dove in questi anni difficili, trovano la propria naturale conclusione nell’avvento del babau. Non ci sarà più bisogno di invocare/creare/inventare emergenze e pericoli, tutti avranno paura del buio e basterà invocare il babau perchè ogni complessa manovra di ingegneria sociale trovi una giustificazione.
Il babau é meglio del terrore, perchè il babau non ti uccide subito, ti logora e ti porta a modificare il tuo sguardo sulla realtà in un’ottica schizoide, che alimenta se stessa.
Nel paese del babau può essere vero tutto e il contrario di tutto, il babau non ti vuole sempre tristo e mogio. Il babau porta anche allegria, folli risate che si alzano fino al cielo. Se non hai un soldo in tasca e la crisi ti divora, devi ridere, perchè ci vuole ottimismo, altrimenti il babau arriva e ti mangia. Ma non devi sollazzarti troppo, perchè il babau é in agguato e non ci vuole nulla perchè ti rubi il bambino dalla culla, usurpi il tuo posto di lavoro, rubi la/il tua/o donna/uomo.
Prendendo in prestito brandelli di saggezza in pillole da Kurt Vonnegut, potremmo dire che in questo mondo delle mille e una oppurtunità di essere divorati dall’ansia, dalla paura e dall’angoscia, tutto quello che può accadere probabilmente accadrà. Scansatevi in tempo.

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