Contraddizioni permanenti


Il romanzo e il film “Into the wild” forniscono differenti spunti di discussione e riflessione, anche se si può tranquillamente affermare che gli stimoli vengono quotidianamente dalla realtà che ci avvolge, ingloba e non è necessario conoscere il film o il libro.

La riflessione, che definirei collettiva, riguarda le forme, i modi, le relazioni di una vera e propria “ribellione al tempo presente” ovvero la miriade polifonica dei comportamenti individuali e collettivi tendenti a spostare, sottrarre, riposizionare corpi, saperi, intelligenze e relazioni dal Tempo e dal Territorio del Capitale in un tempo e territorio ancora indefinito e non definibile, quasi sconosciuto ma desiderato.

Acero d'autunno

Acero d'autunno a Borgo Cerri

Questa specie di “esodo” tribale è avvenuto e avviene in maniera caotica, frastagliata, quasi che lo spostamento avvenga per pezzi di corpo, sprazzi di intelligenza, lampi umorali e intuitivi e a volte invece per fulminee scelte che non lasciano spazio a ripensamenti.

Questo non riguarda solo i comportamenti che fanno riferimento alla Decrescita, alla Semplicità Volontaria, al Bioregionalismo, alla Transizione ecc. ma anche a tutta quella galassia di Reti, Collettivi, Coordinamenti, Associazioni che oltre ad opporsi e lottare sui temi della pace, dell’ambiente, del rapporto uomo-donna, casa, energia, scuola, lavoro ecc. hanno messo al centro del loro pensare ed agire il rapporto Uomo – Natura.

Che il Capitalismo Globalizzato viva grazie alla distruzione sistemetica delle risorse, degli uomini, delle intelligenze e del pianeta stesso è una cosa chiara a molti, ma quale sia l’uscita possibile no, anzi si dubita che ci sia. Le ideologie di liberazione, gli ideali dei movimenti di matrice comunista e libertaria non sono in grado di prospettare utopie possibili e praticabili se non nell’attesa di una Grande Rivoluzione che prima o poi arriverà … forse.

Intanto la vita di ciascuno, anche dei più fieri antagonisti è completamente invischiata, risucchiata, sussunta dalle merci, dalla produzione e dal tempo del Capitale. Viviamo in una grande e indicibile contraddizione: ogni oggetto, ogni alimento, strumento o attrezzo che utilizziamo viene prodotto, trasportato grazie allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura. Lo stile di vita occidentale, la nostra relativa sicurezza è tutto basato sulla rapina planetaria. Possiamo stare qui, dietro alla trincea delle nostre tastiere, sventagliando raffiche di ribellione informatica perché da qualche parte di questo pianeta altre persone hanno scavato, estratto, fuso, assemblato, imballato, trasportato materie prime provenienti da paesi lontani, con salari da fame, ad un costo ambientale enorme. Se ci spostiamo per partecipare ad un incontro, manifestazione, corteo o ad una cena conviviale … vale la stessa cosa. La contraddizione è insanabile e non risolvibile.

Ciascuno tenta di trovare la propria via di fuga, prova ad attestarsi sulla linea d’ombra che separa la realtà dall’utopia, sperimenta modi di vita e rapporti che riducono questa dipendenza malefica, cerca di ricostruire tessuti relazionali collettivi o si immerge nella propria individualità inconciliabile e ribelle. Siamo in un periodo di nascondimento, di sottrazione e di resistenza ma occorre un costante e faticoso lavoro di ricomposizione, immaginazione e prefigurazione per trasformare questa fuga senza fine in un percorso comune di liberazioni. La condivisione e la trasmissione delle pratiche e dei saperi dell’autoproduzione, dell’autosufficenza possibile e sperimentabile, della convivialità ma anche del rapporto profondo con i regni non umani passa, per sua natura ed essenza per la conoscenza viva e reale delle persone riportando la Rete Virtuale al suo ruolo di mezzo e luogo veicolatore di messaggi.La Rete può essere la mappa che ci permette di navigare nel territorio reale, almeno spero.

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