L’economia è malata? Che crepi


Dalla lista Rekombinant una lettera di Franco Berardi “Bifo” di cui condivido pienamente il finale: l’economia è malata?? Che crepi!! Lo dico sinceramente … vedere sugli schermi le facce di politici ed economisti che, con faccia greve tentano di rassicurare il mondo … mi provoca un’allegria incontenibile.

Questo testo (dedicato a Sbancor) viene pubblicato oggi, alle ore 16.55 sul sito di BOLOGNACITTALIBERA

Invito tutti a visitarlo, e, se ne avete voglia, ad iscrivervi.

L’era Rekombinant volge al suo termine, anche se non smetteremo di frequentarci, su questa lista, anche se non smetteremo di studiare di analizzare di capire insieme. Ma credo che in questi giorni stiamo voltando la pagina e stiamo entrando in un’epoca nuova che potrà essere orribile o felice, che potrà essere mortifera o liberatrice.

BOLOGNACITTALIBERA è il primo tentativo di dare forma ad un nuovo orizzonte. Nella disfatta etica e militare dell’Occidente, nel crollo rovinoso dell’economia globale nell’avvicinarsi di un’onda di violenza e di barbarie Bologna sarà un’isola di resistenza umana.

L’ECONOMIA E MALATA? CHE CREPI!

Quello che è successo oggi sulle borse di tutto il mondo è forse il passaggio definitivo verso un’epoca di cui non possiamo neppure immaginare le fattezze. Cosa è successo? Che il sistema finanziario americano si è svenato per finanziare la ripresa delle banche delle borse, che il Congresso americano ha investito tutti i risparmi dei suoi cittadini, e anche gli investimenti del futuro per salvare la finanza.

E non ci è riuscito, anzi, la risposta è stata un disastro. Le borse asiatiche crollano, le borse europee crollano di molti punti (Milano di 6) e adesso le borse americane cominciano a crollare. Non c’è più nessun argine, nessuno può farci più niente.

Tranne noi. Noi dobbiamo dire alla gente: tranquilli non è successo niente. Il crollo delle borse, la fine della crescita, la fine degli investimenti sono la premessa per un mondo migliore, per un mondo senza sfruttamento dell’ambiente e degli uomini. A patto che siamo capaci di organizzare la vita secondo altri criteri, a patto che siamo capaci di ricostruire solidarietà invece che avarizia. A patto che siamo capaci di capire che la ricchezza non è accumulazione di inutile valore di scambio ma godimento del tempo, godimento delle cose bellissime che il signore iddio (ammesso che esista) ha messo a nostra disposizione. So che sto delirando, ma vi prego di credermi, anche se ho l’influenza e l’asma e mi reggo in piedi a fatica, sono felice di quello che leggo minuto dopo minuto sul mio schermo. I porci stanno affogando. E’ compito nostro liberarci dal bisogno dell’economia e riscoprire la vita. L’economia è malata. Che crepi. Ricominceremo a vivere, se ne saremo capaci. Se non ne saremo capaci allora vuol dire che siamo talmente avvelenati che non meritiamo di sopravvivere.

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3 risposte a “L’economia è malata? Che crepi

  1. ho un pò paura ad ammetterlo ma sono d’accordo su tutta la l’analisi. ho paura d’ammetterlo perchè dopo anni gloriosi in cui non avevo paura di analisi radicali che si differenziavano dal coro mi sono prima buttata prima nell’oblio e poi quando è arrivata mia figlia e sono tornata a vivere nel paesello natio ho integrato il mio pensiero a quello del conformismo e dell’ipocrisia..Ma adesso credo sia giunto il momento di rispolverare tutto.gli studi filosofici e la filosofia marxista..In fondo lo sapevamo il capitale non è fonte originaria di cultura ma si appropria di tutto ciò che l’uomo crea e lo restituisce in chiave consumistica.e quando il genere umano non fornisce più alimento al capitale per sopravvivere entra in una fase autodistruttiva.Scusata la banalità del linguaggio e la pochezza delle argomentazioni “mi sono ripresa da poco” spero di essere stata chiara lo stesso. Mariagrazia Fabrizi

  2. Il tuo commento è più che profondo … il capitale procede per crisi e ristrutturazioni che paghiamo sempre e solo noi, poi ad ogni ristrutturazione siamo sempre più ricacciati sotto, sussunti alla merce e deumanizzati.
    Riprendersi mi pare una buona strategia. Buon cammino

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