La comune di Ovada


E uscito “LA COMUNE HIPPY DI OVADA. Un’utopia vissuta. Storia, Immagini, Testimonianze”, Edizioni Archivio Storico della Stampa Underground (MI)- Associazione Amici della Colma (AL) 2008

Storia e cronaca di uno dei primi (se non il primo) esperimenti di comune agricola, meteora velocissima fu mitizzata per anni. Può anche essere un inizio per ripercorrere il periodo underground – beat – hippy (non solo nella versione casereccia italiana) che fu un’incredibile esperienza culturale, poetica e visionaria.

Il sogno si concluse il 7 settembre 1971, alle 5,30 del mattino quando la polizia fece irruzione in alcuni casolari sulle colline di Lerma in territorio di Ovada, ponendo fine a uno dei miti più discussi della cultura underground dell’epoca, la famosa “comune di Ovada”.

Da un volantino dei “comunardi”

Un giorno d’inverno del 1970, raccolte alcune coperte e qualche utensile agricolo, decidemmo di andare ad Ovada, un paesino posto sulle colline del Monferrato, per costruire una comune agricola. Questa nostra decisione non fu il risultato di una paranoia del momento e nemmeno un improvviso desiderio di avventura. Molti di noi avevano vissuto le esperienze comunitarie di Mondo Beat e le lotte degli ultimi anni. Alcuni avevano anche sperimentato la vita nelle comuni cittadine, ma si erano presto resi conto che non era sufficiente, per creare rapporti interpersonali diversi, dividere assieme una stanza e pochi oggetti d’uso. Più o meno tutti affrontavano la prospettiva di una vita in comune in un modo nuovo. La cultura tradizionale con la sua ipocrisia, vacuità e mancanza di sbocco, ci stava uccidendo. Eravamo fermamente convinti che la comune fosse l’unico e significativo modo di vita. Dopo avere ottenuto il permesso di accamparci in quei terreni (quasi subito revocato dal padrone), ci demmo da fare per rendere il posto abitabile, rimuovendo le travi e le tegole che stavano cadendo a pezzi, riempiendo le stanze e i fienili di oggetti, di scritte, di disegni, di vibrazioni e di felicità. I contadini del luogo ci accolsero come vecchi amici: mangiavamo spesso con loro, raccontandoci le nostre reciproche esperienze. Inoltre loro ci insegnavano i segreti della terra, felici di trovare in noi degli attenti discepoli. Dopo qualche mese le capre e le galline cominciarono a crescere di numero e con loro anche i membri della comune. E cominciammo a ricevere moltissime visite: molti venivano semplicemente per curiosare, ma altri volevano vivere la nostra stessa esperienza. Più aumentavamo di numero, più difficile diventava la nostra convivenza. Le cose da fare erano molte: curare gli animali, provvedere alla semina e ai raccolti, irrigare i campi. E poi c’erano i lavori domestici. Ma non ci scoraggiavamo e riuscivamo a trasformare il lavoro in gioco: così, ad esempio, lavare i piatti al fiume diventava un rito quasi sacro, smuovere le zolle del terreno una festa. Molto spesso di notte ci mettevamo tutti attorno a un circolo con tam-tam, armoniche, chitarre e flauti, alla ricerca di nuovi mezzi di comunicazione.

… Un bel giorno, però, cominciammo a vedere dapprima una, poi due, tre, quattro camionette della polizia. I nostri campi vennero invasi dai porci a caccia di minorenni. I giornalisti cominciarono a importunarci per avere dettagli piccanti sulle nostre orge quotidiane. Venne anche il giorno in cui ci caricarono a forza sui loro cellulari, accusandoci di occupare dei terreni di proprietà altrui. Ma il giorno stesso siamo tornati a Ovada e ci siamo ripresi i campi e le cascine che la repressione ci aveva saccheggiato e bruciato. Agli squares diciamo che le manganellate, i fogli di via, le denunce e i chili di carta riempiti dai magistrati borghesi non riusciranno mai a costringerci ad abbandonare la terra su cui abbiamo vissuto. La terra è di chi ci vive! Firmato: gente di Ovada, luglio 1971.”

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7 risposte a “La comune di Ovada

  1. io ci sono venuta! mi hanno accolto con una zuppa calda, siamo stati qualche giorno, coltivazione pomodori, una mucca. era verso la fine. ma grazie dell’ospitalità, se ci siete dove siete. antonella

  2. esiste un documentario su quell’esperienza… non mi ricordo nè il regista nè il titolo ma lo puoi chiedere agli amici di Campocarlo http://www.campocarlo.it/ lo avevano portato loro ad un seminario sulla sostenibilità l’anno scorso.
    Saluti
    Nicola

  3. Ciao a tutti,
    dopo avefre letto l’articolo su “A-Rivista Anarchica” inerente l’uscita di questoi libro sulla Comune di ovada, vago per internet cercando di capire come averlo.
    Qualcuno sa darmi una dritta?

  4. Le indicazioni sul post sono le uniche di cui dispongo … ho chiesto alla libreria di fiducia … aspetto da alcuni mesi !!

  5. da un articolo di alias del manifesto di oggi
    contatti archivio storico della stampa uderground
    02.3451440
    ciao

  6. C`ero anch`io,credo nell`estate autunno del 70:bellissimo sogno indimenticabile!Poi sono stato in altre comune: a Roma,a Todi,a Fronzola.Un giorno mi hanno fatto vedere un articolo su un giornale con la mia foto in cui ero mezzo nudo e scendevo le scale dentro la cascina di Ovada.Mi ricordo la cascina della prugna gialla e quella dell`isola, il bell`issimo fiumicello col laghetto,un uomo magro con barba lunga scura forse si chiamava Giuseppe e tanti altri…ed anche la polizia,curiosi giornalisti…
    Dove siete!? Fatevi sentire.pippo cafarella

  7. un abbraccio a tutti i viandanti che in quella stagione hanno vissuto i giorni indimenticabili dell’esperienza della comune di Ovada. Sono Pasquale ed insieme ad altri compagni di Pescara abbiamo condiviso le fasi che dai primi di giugno ci portarono a settembre per lasciare quelle terre ed intraprendere ulteriori esperienze e viaggi in Italia, in Europa e poi in Asia. Ho tanti ricordi, immagini, visi ed emozioni che serbo in me e da essi ho tanto ancora camminato nel grande viaggio della vita. ciao wherever you are…

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