Statale 582


Se si percorre la statale 582, quella che da Garessio porta ad Albenga, bisogna allenare gli occhi al mutare delle prospettive: Cerisola, Gazzo, Berrioli sono piccole frazioni, con le case a ridosso dell’asfalto, altre, più fortunate, le scorgi arroccate sui pendii, seminascoste dagli alberi. Stanno nel paesaggio numerosi essicatoi per le castagne, abbandonati da tempo: le castagne ora sono un alimento in disuso, le ritrovi a prezzi stratosferici nelle città, sotto forma di caldarroste, che i bambini mangiano come fossero frutti esotici. Agli essicatoi fanno compagnia numerosi uliveti pure loro abbandonati, che servono come supporto a differenti specie di arbusti rampicanti: rovi, vitalbe, ma non mancano albicocchi e peschi e ciliegi, prepensionati causa mancanza mano e opera umana…

E’ da Erli che si iniziano a vedere le prime serre e le prime terrazze affollate di svariate piante ornamentali e da giardino, ma è una presenza che resta discreta fino a poche centinaia di metri da Zuccarello, dove la piccola piana, situata a monte del borgo medioevale, racchiude in file e parcelle ordinate come soldati, lastricate di tappeti plastici, biberonate da ragnatele di tubi, tubetti, migliaia di vasi, vasetti e vasilli: è il primo, piccolo Campo di Concentramento per vegetali da esportazione. Ma proseguendo, ci si comincia a rendere conto della vastità di questo fenomeno che assume dimensioni fantasmagoriche: condomini di capannoni vetrati racchiudono le più variegate specie di piante grasse, tropicali, da giardino, da balcone, funebri.

Proprio a ridosso della 582 poi dimorano anche le specie orticole che rallegrano giornalmente le tavole degli ignari consumatori di Milano, Torino, Borgoratto Mormorolo. Detti ortaggi hanno la capacità di crescere a velocità incredibile-variabile e sono pure di dimensioni incredibili: passi e vedi terreno nudo, ripassi dopo 30 giorni e le insalate sono già in procinto di essere raccolte e spedite ai quattro angoli del paese! Ma se ti fermi e guardi con attenzione noti con stupore che tra un cavolo e un altro, tra una scarola e un’altra non ci sono fili d’erba e tra le zolle sono praticamente introvabili vermi e insetti, anche se dotati di scafandro. Non ne scorgeresti neanche fossi dotato degli occhi di aquila di un guerriero Piutes sul sentiero di guerra. In questo paesaggio lunare a volte appaiono esseri bipedi, dotati di tute bianche, maschere, guanti, che spargono strani e sconosciuti prodotti sotto forma vuoi granulare, polverulenta, liquida o gassosa. Penseresti a Disobbedienti in manifestazione NO GLOBAL, ma trattasi di umani della specie Migranti, più o meno di colore, ma sempre meno neri del lavoro che sono costretti a praticare. Le sconosciute sostanze vanno ad amalgamarsi con i micidiali scarichi delle migliaia di motorini automobili, motrici varie che transitano normalmente tra statale, Aurelia e Autostrada: il tutto forma una caleidoscopica patina che ricopre allegramente detti ortaggi. Ma procedendo per la nostra 582 arriviamo a Martinetto dove alla nostra sinistra una enorme cava rapina giornalmente pezzi di montagna per poterla triturare e trasformare in ghiaia, ghiaietto sabbia ed inerti, cosi che si possano cementificare tutti gli spazi disponibili ed adatti a ospitare abitanti indigeni e soprattutto turisti.

Una miope e prepotente classe politica locale sta pensando di dare l’avvio ad un raddoppio della cava con un progetto fantascientifico che prevede una galleria che permetta il trasporto delle rocce da triturare, questo in concomitanza con i diversi progetti di costruzione di porti turistici lungo la costa, quindi si fa scempio della montagna (incuranti delle sorgenti comuni) per poter meglio deturpare il mare. Ma l’incubo che si riaffaccia con il raddoppio della cava si chiama “Bretella Autostradale”, progettata per unire Garessio ad Albenga e far risparmiare 30 0 40 minuti di percorso! Bretella che a volte viene evocata tutta in galleria e a volte tutta in viadotto. Per ora sono solo incubi che riaffiorano nei pressi delle scadenze elettorali ma spesso la realtà è più spaventosa di qualsiasi incubo. Proseguiamo verso Albenga: mentre alla nostra sinistra ammiriamo il magico intercalare di capannoni, orti, caserme, sulla destra scorgiamo il pregevole incanto della passeggiata lungo il Centa, più o meno 1500 mt. di pavimentazione atta al transito pedonale e ciclabile, illuminata da un numero di lampioni pari a quelli che ornano il lungo Danubbio a Vienna, il tutto ingentilito da svariate panchine in pietra, volte con sommo vezzo estetico verso il fiume: sedendovi potreste ammirare l’incredibile incedere paesaggistico del parapetto, alto circa 130 cm. che quindi ci evita di posare gli sguardi sullo scempio del fiume. Viviamo in quella che definiamo “Bioregione Ingauna”, dal nome di un fiero popolo ligure, gli “Ingauni”, che abitava la piana di Albenga e le valli dei torrenti Neva, Pennavaira, Lerrone, Arroscia. Gran parte di questo territorio è stato devastato, cementificato, snaturato reso simile alla periferia di una delle tante metropoli, dove si allevano piante ornamentali e turisti ma ci piace pensare ad uno sviluppo differente e quindi immaginiamo un’agricoltura dolce e biologica, una floricoltura in cui i fiori abbiano profumo di fiori e non di benzopirene, un turismo responsabile e non invasivo, un’edilizia naturale che costruisca case nel rispetto dell’ambiente e di chi le abiterà, un’economia locale che si basi sulle risorse del territorio senza depredarlo e anche a parti del territorio inviolate dove la vita selvatica continui soggetta solo alle eterne leggi della natura. Ci piace pensare di vivere per un altro mondo possibile, vivendo oggi l’impossibile.

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5 risposte a “Statale 582

  1. Pingback: Vogliaditerra » Blog Archive » La parola

  2. A Castelvecchio di R.B., una deviazione fra Erli e Zuccarello, ho avuto casa per anni (dal ’76 al 90′).
    Adesso frequento le basse Marche e il contadino che viene col camioncino al mercato del sabato mi diceva:”certo che son mica belle le mie mele come quelle di quello là, ma io non ci metto gli ormoni come fa lui”.
    Non so cosa intendesse per “ormoni”, ma penso vengano spasi in tuta, guanti e maschera antigas…
    Si tornerà qui, dopo le vacanze

  3. @Silviù – vuol dire ormoni… letteralmente. Alcuni sono naturali (o quasi) tipo etilene o l’acido salicilico altri sono della Bayern & Co.

    Dove abito io era il territorio dei Salassi e della regina sciamana Ypa (un tipetto un po’ scontroso), vivevano su palafitte nell’alveo della Dora estraendo oro e pescando. Erano noti come il popolo senza terra (letteralmente, vivevano sull’acqua). Ora: Autostrada To-Mi, altavelocità e scorie nucleari dimenticate a Saluggia… Tutta salute! Sigh!

  4. Ciao selvatici, davvero i miei complimenti per l’articolo, scrivi benissimo. Comunque, come scrive l’amico Harlock è proprio una triste storia. Si salvi chi può…il mondo in cui viviamo è semplicemente assurdo.

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