Appoggiata sul ponte, a guardare le acque del Tevere


E’ da poco uscito il settimo numero dei Quaderni a cura della Rete Bioregionale Italiana

Piccola rivista autoprodotta e a redazione itinerante, esce in forma cartacea a scadenza solstiziale ed è possibile abbonarsi contattando Giuseppe: morettig@iol.it

Il filo conduttore di questo numero era il bioregionalismo e la città, di cui vi proponiamo questo breve articolo di Etain Addey

Appoggiata sul ponte, a guardare le acque del Tevere

Avevo vent’arnni. Scesi alla stazione Termini con una piccola valigia e cinquanta sterline in tasca: era il totale dei miei averi. Era una giornata assolata di fine settembre e Roma era la mia grande avventura.

Valleingegno Pratale

Non conoscevo nessuno, non sapevo cosa avrei fatte a Roma, o nella vita, non sapevo dove andare.

Non presi un autobus, anche perché non conoscevo i quartieri di Roma, ma girai a sinistra e percorsi tutta via Cavour fino ai Fori Imperiali, andando giù per la discesa come un animale che cerca l’acqua. Poi attraversai Piazza Venezia e i vicoli del ghetto e così, in un tardo pomeriggio d’autunno arrivai sul ponte Garibaldi e mi affacciai sulle acque del Tevere, quel fiume reso famoso dalle traduzioni dal latino!

Stetti un quarto d’era ad osservare il fluire del Tevere e mi sentii completamente a casa. In altre occasioni, negli ultimi quarant’ anni mi e capitato di trovarmi in una città sconosciuta e il mie istinto è sempre le stesso: se c’é un fiume, vado sulla riva e mi sente bene, perché vicine al fiume nessuno è straniero. Ma quella prima volta é stata una sensazione indimenticabile perché, in mezze alla folla e circondata da una lingu a che non parlavo l’acqua del fiume mi dava conforto, mi collocava in un punto precise e mi parlava della natura selvatica che tutte le opere dell’uomo non possono mai sopprimere.

Vissi per molti mesi vicino al Lungotevere, e il mio ponte era Ponte Sisto che cellega Piazza Trilussa, a Trastevere, con la zona di Campo de’ Fiori. Abitavo in una pensione accanto ad un fioraio e pagavo 700 lire al giorno per un letto. Così, anche in seguito, quando vissi in altre zone di Roma, Ponte Sisto rimase sempre il mio nord magnetico.

I primi romani chiamarono la loro città Roma per il fiume – Rumon era infatti l’antico nomo del Tevere (da ruo = scorrere) – e nel momento del mie arrivo a Rema nel 1968 feci quelle che sicuramente fecero le prime persone che si insediarono la, mi stabilii sulla riva.

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