L’incubo di Keltieker


festa celtica di keltieker giugno 2008 Diciamolo subito: non è sempre tutto facile e bello!

Nella nostra attività di Artigiani Artistici a volte incappiamo in situazioni talmente surreali che viene spontanea la domanda “che ci faccio io qui?”

Venerdì 6 giugno partiamo alla volta di Modena per partecipare alla festa celtica di Keltieker (6-7-8 giugno) , dopo aver guardato con preoccupazione le previsioni meteo ma rassicurati dall’organizzatrice. Arriviamo nei pressi del luogo dove deve tenersi la festa, ovvero la più desolata delle desolanti periferie urbane in una laterale di una laterale della via Emilia Est, regno incontrastato di capannoni e cantieri con nomi tipo Sigem, Ifer, Roden, Spremen, Dister … nomi incomprensibili che nascondono chissà quali attività.

Un anemico cartello scritto a pennarello ci avverte che siamo arrivati…! Lo rimpiangeremo dopo!

La prima buona notizia è che dovremo trasportare a mano il materiale perché è impossibile accedere all’area del mercatino: alcuni camper si sono impantanati e si aspetta un trattore per liberarli.

Il nostro eroe inizia così il trasbordo attraversando con scatole e scatoloni il così detto “boschetto sacro” ovvero una striscia di acacie e ailanto dove stavano pure un’aiuola con nano-menir e una forse statua lignea della Dea (circondata da vasilli di piantine non si sa se funebri o aromatiche), l’area conferenze delimitata da 4 panche e un “percorso portafortuna celtico”, (ovvero saltellare per circa 6 metri su di un piede, toccare lo scudo e risaltellare con l’altro fino al punto di partenza.. !)

Secondo la mia interpretazione la prova serve per misurare il tasso alcolico: se ci riesci allora ti tocca ritornare al banco dell’idromiele.

Noi viviamo in mezzo ai boschi, siamo circondati dai boschi, i nostri manufatti artigianali si ispirano alle foglie del bosco e a volte parliamo con il bosco. Quello non era un bosco.. meno ancora “sacro” visto che dal terreno spuntavano vetri rotti e rumente indefinibili.

I templi, i menir e i luoghi sacri di tutte le culture antiche, compresi i celti, si trovavano e si trovano su linee energetiche o luoghi dalle caratteristiche geomagnetiche particolari e molto speciali e di solito particolarmente belli, curati, venerati e attraversati con rispetto, questo tempio alla desolazione già ci inquieta…

Ma siamo qui per lavorare e non per dissertare di spiritualità …montiamo il banco e il gazebo assistendo alle vibrate proteste di alcuni espositori che, con acume previdente, abbandoneranno prima di iniziare, poi con sgomento ci accorgiamo che: il palco (sob) per i concerti non è dotato di copertura e oltre ad alcuni artigiani e rivenditori qualificati nel mercatino sono presenti alcuni veri e proprii bazzar del kitch ricolmi di gnometti cinesi, fatine coreane, draghi dark rumeni, catane napoletane, spade medievali indiane, armature tebane polacche, lupini giganti africani, manette sado-maso S. Marino e per somma goduria berretti da babbo natale luminescenti vietnamiti.

Purtroppo non possiamo più fuggire …la macchina posteggiata nel prato verrà estratta dal trattore solo lunedì. Per farci passare lo sconforto, che all’imbrunire ci sta assalendo, decidiamo di cenare …mi dirigo verso il venditore di cibarie, un’omone celto-vestito che propone le seguenti vivande:

A) panino con salamella, cipolle e salse varie ….

B) piatto celtico composto da pane, salamella, salse varie e patatine al modico prezzo di 8 che diventano 10 con bicchiere di vino.

Ovvio che ci tocca il panino, che accompagnamo con birretta e maledizioni.

Le nostre simpaticissime vicine propongono spesa alla coop per il giorno seguente quindi andiamo a dormire fiduciosi …all’alba delle 6.30 la coppia di venditori di armature inizia un petulante litigio condito da insulti e bestemmie modello rissa tra portuali ai lavori forzati che si interrompe bruscamente all’urlo di guerra di Manù. (La stessa surreale sceneggiata si svolgerà la mattina seguente)

Un sole pallido e lattiginoso ci saluta, appariamo al mondo e purtroppo la desolazione ci appare, all’orizzonte della desolazione nuvole minacciose promettono temporali tropicali e piogge monsoniche che puntualmente arrivano: aggrappati al gazebo, tra gli scrosci e le folate di vento vediamo fragili coperture schiantarsi sui banchi, fossi straripare allagando lupini e draghi, ragazze con crisi di nervi abbandonare il banco alle intemperie…insomma un disastro. L’unica cosa che non vediamo sono le facce degli organizzatori che invece con ironia appendono un cartello (scritto con il solito pennarello) che recita: oggi programma ridotto, domani programma completo …ovvero alcuni banchetti di loro amici o meglio complici sulla strada dove sta lo spacciatore di salamele e nastro di musica celtica con repet all’infinito (il brano più ascoltato W la polenta concia).

La carogna comincia a salirci sulla schiena… quando poi un gruppo romano-vestito lancia il grido “boiachimolla” per farla crescere meglio andiamo a farci una pizza con le vicine mentre altri banchi smontano. La notte trascorre tra grida di ubriachi e urla dei soliti vicini, domenica ripiove, quasi tutti quelli che possono abbandonano mentre alla zona bar una cinquantina di persone festeggia tristemente tra alcuni banchetti improvvisati. Tentiamo di dormire nonostante i vicini, le grida e la carogna che è in noi e finalmente lunedì usciamo dall’incubo. Quello che abbiamo imparato in questi giorni? Guardare bene le previsioni meteo, dare retta agli amici, fidarci dell’istinto e ascoltare le energie sottili che pervadono posti e persone e non delle parole altisonanti e dei nomi roboanti.

A imperitura memoria della indimenticabile “festa” alcune foto ricordo le potete trovare qui

La “carogna” invece, ha prodotto una lettera agli organizzatori che potete trovare qui

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6 risposte a “L’incubo di Keltieker

  1. grazie …i dubbi e quant’altro , sono stati da voi estinti…

    un vero schifo……

  2. Mi faccio viva solo ora perchè da lunedì,giorno nel quale finalmente ho potuto lasciare l’incantevole location di Keltieker,sono stata impegnata a ripulire tutta la merce, la macchina, le attrezzature e i vestiti dal fango.
    Mi sento quasi fortunata a non avere più un gazebo,altrimenti avrei avuto una cosa in più da lavare.
    Sarò un’inguaribile ottimista, ma a differenza delle mie aspettative i danni sono stati meno di quelli che pensavo…insomma,oltre al vetro rotto, il gazebo distrutto, le giornate di lavoro perse, le spese per il viaggio e la partecipazione, la merce rovinata, lo sconforto e il disagio per aver passato 3 giorni immersa nel pantano senza che gli organizzatori mi chiedessero perlomeno come sto…insomma nonostante tutto questo è stata una gran bella festa.
    Immagino che si sia colta la sottile ironia…
    Per adesso non ho la possibilità di pubblicare le foto che documentano la nostra disavventura,ma prometto che lo farò a breve.
    In attesa di vederci a Dumeltica vi saluto.

  3. Slàn!
    ho letto il vostro post…
    non sono stata al keltiker quest’anno ma l’anno scorso da turista e senza pioggia, è stato squallido come avete descritto voi quest’anno…
    ogni esperienza ci fa crescere… per fortuna.
    Buon weekend!

  4. Ciao ragazzi,
    scusate il commento di ieri, ero un tantino incavolata, non pensavo di sollevare un tale vespaio solo rispondendovi, mi sono girati i cosi.
    L’anno scorso al nostro gruppo (filologico) sono stati negati i buoni pasto mentre i greci con gazebo di plastica e lettini da spiaggia sempre si plastica, ne hanno ricevuti 48, più rimborso spese. Ci hanno infilati fuori dal prato oltre un fosso in mezzo a cardi e stoppie, abbiamo dovuto pulire il campo con l’accetta e una ragazza dei nostri si é fatta male ad un piede e ha dovuto essere medicata al pronto soccorso (leggi vetri e rumenta varia).
    Dulcis in fundo caricando la macchina la tavola che avevamo messo per oltrepassare il fosso si é rotta e un altro dei ragazzi si é fatto male.
    Dopo siamo andati a mangiare abbiamo lasciato la macchina dov’era perché aspettavamo l’apertura dei distributori per fare gpl. Siamo stati fuori fino alle 17,30.
    Quando siamo tornati tabos aveva tappato l’uscita con il camper e ci aveva lasciato un messaggio (che ancora conservo a imperitura memoria) con il numero di telefono da chiamare “se volevamo uscire” la moglie ci ha risposto che “erano appena pariti e che sarebbero tornati alle 22.00. Avremmo dovuto aspettare fino ad allora. Avevo dede in ospedale, sono riuscita a passare lo stesso ma se non ci fossi riuscita avrei chiamato la polizia. A casa mia si chiama sequestro di persona, non motivi personali. Fino ad oggi non avevo mai fatto l’elenco completo delle disgrazie capitateci al Keltiker ma rileggendomi mi sento un po’ fantozziana. E mi viene quasi da ridere. Ha ragione Aranel, certe cose ci fanno crescere, ma alcune si potrebbe anche evitarle. E che culo che ho avuto se ci penso, l’anno scorso c’era il sole!
    Un abbraccio Mina

  5. Questo commento, arrivato sul sito, lo riportiamo qui.
    Sono capitata qui leggendo la situazione terribile in cui vi siete trovati a Keltieker. Mi spiace moltissimo: da quanto ho letto il danno ricavato non è tanto materiale quanto interiore. Non so spiegarmi meglio se non con il termine “buco nel cuore” 😦
    Ma sono capitata anche qui perché “i selvatici” mi diceva qualcosa. Ora, sbirciando qui e là mi sono ricordata: due anni fa, a un Capodanno Celtico, presi un fermacapelli/foglia bellissimo, cui ho dato sempre molta importanza. Una volta pensai di averlo perso e, contrariamente a quanto faccio di solito, mi sono dannata per ritrovarlo (poi ho scoperto che non si era perso, ma solo nascosto 🙂
    Le borse sono bellissime e, appena mi riprendo economicamente da un incidente alla “cana” grossa, me ne regalerò una: una “cosa” così da portarsi a fianco illuminerà sicuramente la mia giornata 🙂 Troverò il modo per trovarvi dunque.
    E’ bello quello che fate: l’ortigiano mi ha incuriosita e cercherò di leggere qualcosa per capirne di più. Al momento su quel genere di cose sono solo un’apprendista molto pasticciona, ma mi aiuta a tener salde le mie radici e a lanciare all’aria le mie foglie (e anche qui non so come esprimermi meglio).
    Buona giornata, questa ed altre ancora 🙂

  6. Il commento sopra l’avevo lasciato io: non aggiungo altro (anche perché la serie di “disavventure” che leggo ha il sapore dell’incubo :()
    Se siete a Dumenza verrò a fare un giro a guardarmi le vostre bellissime “cose” 🙂

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