Incontri


La pioggia dei giorni e degli anni ci scava la pietra dei ricordi, incidendola come fa lo scalpello su pietra o legno, e rimangono tracce e presenze che spesso hanno volto senza nome, risate che si rinnovano senza motivo, folate di emozioni che scompigliano la quiete di giornate di calma piatta, nostalgie improvvise di cui pensavi non essere capace.

Sono gli incontri spesso casuali e rapidi, con persone o storie o meraviglie che a volte trasformano la vita, tutto sommato normale che anche io conduco, in un viaggio strabiliante, fantastico e meraviglioso.

Mi piacerebbe cominciare a raccontare di questi incontri, non tanto perché io abbia molto da dire, ma perché sono sempre più convinto che la storia personale di ciascuno sia colma, o perlomeno sia stata colma di bellezza, di speranza, di cose buone e meravigliose nonostante questo tempo intriso di paura, ferocia e violenza.

Aprire lo scatolone delle memorie non è cosa facile o indolore, immediato arriva il paragone con quello che viviamo adesso e per autodifesa o paura o istinto di sopravvivenza ti viene da chiuderlo, ma è sempre troppo tardi: le foto diventano visi, gesti, giornate, allegrie, amori, serate, sbronze, promesse di utopie; lettere si trasformano in anni, decenni, epoche, case che hai abitato, condiviso e le case ancora in corpi, visi, parole, canzoni, carezze e promesse.

Persino incontri brevi e casuali sembrano proporti e/o ricordarti di quanto fosse differente lo sguardo (che adesso manca) sul mondo.

Non si possono ordinare i ricordi per importanza, data o intensità, quindi li lascio fluire, scusandomi della pochezza dello scrivere a confronto del vivere.

Il piccolo uomo

Tra gli anni 84 e 85 accompagnavo due amiche a Milano, io andavo in Calusca e loro all’associazione Italia-Nicaragua, ovvero io da Primo Moroni e loro da Luisa Morgantini.

L’ass. Italia-Nicaragua era ospitata nella storica sede della FLM e mentre le mie amiche interloquivano con Luisa, io mi ero accomodato nella piccola saletta a fianco tappezzata di cartine del Centro e Sud America, dove stava assorto un piccolo uomo vestito come i contadini della mia terra: pantaloni di velluto a coste, camicia a quadrettoni, gilè a coste e sgargiante fazzoletto al collo. Il piccolo uomo guardava assorto una cartina geografica del Centro America e con fare gentile iniziò a indicarmi varie zone associandole a nomi, che nel mio stentato spagnolo(conoscenza minima di ogni militante del periodo) riuscivo a riconoscere come fiori o piante. Lo sguardo mi aveva impressionato: erano occhi che avevano visto molto, forse troppo ma ad ogni nome riluccicavano di nostalgia, sembravano “dire” di profumi e colori quasi a volerli materializzare in quella stanza spoglia.

Le mie amiche avevano finito, salutai il piccolo uomo e tornammo. Durante il viaggio di ritorno raccontai di questo incontro, che in qualche modo colpì pure loro.

Ci lasciammo a Pavia dove abitavamo, ma dopo una decina di giorni Lela venne a trovarmi: aveva raccontato del mio incontro a Luisa Morgantini.

Il piccolo uomo che avevo conosciuto aveva avuto una vita che solo in “100 anni di solitudine” potevi ritrovare: fondatore del Partito Comunista nel suo paese, fucilato e non morto, sfuggito a tutte le dittature centroamericane, componente del Comintern aveva conosciuto Mao e Stalin, condannato a morte da ogni dittatura di quegli anni e di quei paesi, sentendo il suo tempo finire voleva ritornare alla sua terra incurante dei pericoli e della probabile sorte.

Io non so se quel piccolo uomo sia stato un uomo buono, in quel tempo non amavamo i comunisti centro-americani(da poco avevano ucciso poeti) ma ho sempre sperato o sognato che avesse potuto sedersi davanti alla sua casa circondato dai colori e profumi dei fiori della sua terra. Se questo diritto viene disatteso e violato, clemenza e comprensione sono dovuti a coloro che ribellandosi commettono errori.

Se errori si commettono, magari terribili ben più atroce è un mondo che ti obbliga a commetterli.

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Una risposta a “Incontri

  1. Con un certo pudore, ma vorrei farvi presente: qui mi si sta facendo commuovere ad ogni post.

    Questo poi in particolare, che’ il Nicaragua dell”83-’84 è stata probabilmente la tappa fondamentale della mia vita (Ay Nicaragua Nicaragüita, la flor mas linda de mi querer) e insomma..!
    D’ora in avanti vedrò di aprire questo blog con mas cautela :))

    Un fuerte abrazo, hermanos

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