Consapevolezza e buone pratiche


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La campagna elettorale, ci piaccia o meno, riporta in primo piano due questioni fondanti del nostro vivere in questo tempo e in questo mondo: le “buone pratiche” e la “cultura consapevole”. Prendo a prestito due interventi, diciamo difformi, apparsi in rete.

Li definisco difformi perché, nella loro complessità rappresentano due percorsi distanti nel loro progredire e rivolti(o almeno mi sembra) a nicchie di pensiero e di agire sociale poco comunicanti. Per le possibili alchimie della vita mi sento invece di sottoscriverli entrambi, che vuole dire : entrambi stimolano una riflessione profonda e in qualche modo essenziale.

“Le buone pratiche” …Forse il nostro modo di contribuire alla realizzazione di un mondo altro è più semplice del solito filosofeggiare l’un contro l’altro armati. Consiste nel suggerire alle varie comunità locali tutti i modi possibili della resistenza


che si misurano e valutano non nel loro reciproco scontrarsi ma nelle pratiche reali che innescano consentendo o no di sfuggire ai micidiali e fatali tentativi di sussunzione perpetuati dalla globalità. Questi molteplici modi passano attraverso la realizzazione di un’altra economia, informale, che sfugge allo scambio, al denaro e allo Stato. E che quindi cambia realmente e profondamente le relazioni fra gli uomini. E passano attraverso la realizzazione di una rete strettissima e fittissima di molteplici relazioni fra infinite e diversificate esperienze.
Forse ampliando questo accennato sentiero vivremo realmente, fin d’ora, in un mondo parallelo e altrettanto vero e possibile di quello in cui vive ancora la maggioranza degli uomini…i
Giuseppe Laino http://www.carta.org/chisiamo/12875

“La Consapevolezza” …La democrazia non è definita solo dalla libertà di votare (perché si vota anche sotto una dittatura), ma anche e soprattutto dalla libertà e dalla qualità dell’informazione politica e del dibattito sulle decisioni da prendere […] Blogger e social network stanno già sviluppando una forma di scambio di notizie che si potrebbe chiamare “informazione di mutuo soccorso” per ovviare alle carenze dell’informazione ufficiale.

La necessità di una definizione dell’agenda politica che parta dal basso viene sentita in particolar modo da parte del popolo della Rete. In Italia la situazione mediatica è particolarmente preoccupante. Il rapporto mondiale sulla libertà di stampa di Reporters sans frontières vede l’Italia al 40esimo posto, superata tra gli altri dal Mali, Panama, il Ghana, Bosnia Herzegovina.

La maggior parte dei grandi media italiani sono fortemente legati agli schieramenti politici e ai grandi gruppi economici che definiscono sia i temi di discussione che la direzione degli stessi. La particolarità italiana, dove una singola persona detiene il maggior potere economico, il maggior potere mediatico e forse anche il più forte potere politico rendono la situazione particolarmente grave.

La democrazia è intrinsecamente incompatibile con l’accentramento dei diversi poteri in una sola mano. I pochi poteri rimasti autonomi, quali la magistratura, sono stati delegittimati e attaccati ripetutamente. Inoltre, un potere tira l’altro: avendo a disposizione televisioni, riviste e giornali è certamente più facile accrescere il proprio potere economico e politico. Poichè alla brama di potere dell’ego non c’è fine, è ovvio che vi debbano essere leggi opportune che limitino tali espansioni.

Condivido quindi i bisogni dei blogger nella creazione di una forma di partecipazione e definizione del dibattito politico che parta dal basso e che sia condivisa e verificata. Tra le diverse idee uscite finora dal dibattito vi sono la Wikidemocracy ideata da Quintarelli, Openpolis e l’uso di Twitter per aggregare le discussioni di politica.

Occuparmi di politica, che intendo come visione sociale partecipativa, lo sento come una forma di responsabilità per condividere e dare il mio apporto alla consapevolezza collettiva. I percorsi spirituali danno valore al vero, alla realtà, alla interdipendenza e alla crescita della consapevolezza. Questi valori rimangono sterili se vengono applicati solamente alla nostra condizione personale.

La consapevolezza collettiva, e pure l’inconscio collettivo, come il riscaldamento globale o i messaggi dei media, ci coinvolgono tutti quanti, chi più chi meno, a prescindere dalla nostra condizione personale…

…Nel percorso spirituale ho dato meno peso alle ideologie e in generale alle idee, facendo talvolta esperienza di stati che sono al di là della mente concettuale che consciamente o inconsciamente determinano e limitano la nostra identità. Ho compreso come molte delle “idee” a favore o contro questo o quello solo spesso proiezioni o parti di noi stessi non riconosciute o accettate. Ho pure compreso come i cosiddetti principi sono spesso bisogni di controllo di noi stessi e del prossimo e come il voler cambiare le cose abbia spesso…

Ivo Quartiroli http://www.innernet.it/poilitica-e-consapevolezza/



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