Vivere con lentezza


Spesso ci capita di stringere amicizia con persone che poi esprimono giudizi sul nostro “stile di vita”, questi giudizi variano dal: … ma come fate…? al … beati voi che potete …! fino al …non potrei vivere così …! A noi non sembra di fare cose incredibili, anzi siamo convinti di essere, troppo spesso, incoerenti con le nostre idee e con le nostre utopie ma in modo intuitivo ci rendiamo conto di fare quotidianamente delle scelte che influiscono positivamente sulle nostre vite e sullo stato del pianeta (il battito d’ali di una farfalla…) La stragrande maggioranza di questi amici, anche occasionali, esprime una visibile insoddisfazione per la vita che conduce, ed uno dei motivi principali di questa insoddisfazione è data dal: …non avere tempo… Ogni volta che caliamo nel “moderno” veniamo fagocitati in quella che ci appare come una realtà parallela, irreale e pazzesca. Il tamburo dei nostri giorni batte un altro tempo, che non è fatto solo di lentezza o distanza, semplicemente è un ritmo che stabiliamo noi. non-vado-a-lavorare.jpg Per esempio svegliarsi: non ci sono regole, dipende dalla stanchezza accumulata il giorno precedente, se piove o nevica, se c’è sole o vento … dai lavori che si è sceglie di fare e quelli che si sceglie di non fare. Quindi ci si può trovare alle 10 a fare colazione e poi magari a leggere oppure a spaccare legna o vangare l’orto alle 7. Non è sempre possibile ma riusciamo ad autogestirci il tempo per almeno i 4/5 dell’anno. Dato che per procurarci i soldi che occorrono diamo vita a manufatti di artigianato artistico, dobbiamo come si dice, produrre. Tempo di lavoro quindi ma anche questo liberato da orari e produttività: dentro una giornata dilatata ciascuno si muove secondo il proprio orologio istintivo e succede che io preferisco darmi da fare la mattina e il primo pomeriggio mentre Manù il contrario. Anche cucinare più che un incombenza necessaria diventa una specie di espressione ludico-artistica: parte del nostro cibo viene dall’orto, dalle conserve che ne ricaviamo e anche dalla raccolta di piante spontanee commestibili; cuciniamo con molta attenzione e rispetto. In pratica il cucinare assorbe un’ora, un’ora e mezza, ma ogni volta che siamo a tavola ci ripetiamo: “..che buona questa..!” (insalata di carote,valerianella, petali di calendula e foglie di primula), “.. figata..!!”( zuppa di fagioli di lima), “..buonissimo..!”(pasta con broccoli e noci) e via elogiando. Che c’entra con il tempo? Se quel cibo avessimo dovuto acquistarlo probabilmente sarebbe occorso meno tempo per quadagnare i soldi necessari di quello per produrlo,conservarlo o raccoglierlo a scapito però della qualità del vivere e degli alimenti quindi della salute. Stesso discorso possiamo farlo per altre cose: sono 7 anni che le nostre spese di riscaldamento sono… zero! Dato che la legna secca non scende da sola dai boschi io passo circa una trentina di giorni a fare legna e a trasportarla a casa(chiaramente a spalla), lavorassi per uno stesso numero di giorni ne acquisteremmo il doppio ma una cosa è camminare per i boschi anche con fatica ma godendo dei colori, dei profumi e della serenità, un’altra e andare al lavoro. Con gli anni le differenze tra feriale e festivo, tra i lunedì e le domeniche si sono dissolte, sul calendario segnamo solo le date dei mercatini e stiamo attenti a rispettare le lune delle semine, dei trapianti, i giorni propizi per fare il pane o le conserve e il nostro tempo di vita risulta più pieno, più intenso. Riprendere tempo non significa solo sottrarlo al dominio del capitale e delle merci ma anche riempirlo di pensieri, emozioni, gesti significanti e ricollegarsi al battito di gaia, non seguire quello dell’orologio. E’ una scelta continua, che richiede più attenzione e intelligenza di quanto possa sembrare, perché “non è mica facile” camminare lungo questa linea d’ombra mantenendosi in equilibrio. Con un poco d’ironia possiamo dire:”abbiamo visto cose che voi umani non potete neppure immaginare… “ Buon cammino

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2 risposte a “Vivere con lentezza

  1. Queridos amigos,
    da giorni e giorni passo, leggo in fretta e mi riprometto di tornare “con più calma” per tentare un qualche ragionamento sensato ed articolato. Risultato, non sono neppure riuscita a dare un “in bocca al lupo” alla Manù per le questioni ospedaliere. Si fa presto a diventare dei bruti.

    Le cose che dici/dite son talmente lampanti: è talmente evidente l’effetto domino (più ancora che “farfalla”) che produce una vita vissuta con ritmi non naturali; talmente palese l’assurdità, il circolo vizioso che si innesca, le ricadute negative su tutti i piani.
    Poi con me predicate ai convertiti: sono cose che mi ritrovo a pensare ogni giorno -specialmente da quando qualche mese fa ho dovuto ammettere che il lavoro part time non bastava più a mantenermi.
    Tuttavia, sottrarsi non risulta niente affatto facile; la cosa sensata è cercare di ri-ricavarsi delle nicchie “di resistenza umana” (e possibilmente con una connessione ADSL).
    Badate, io conduco uno stile di vita davvero sobrissimo (soberrimo?) e me la cavo a fare la qualsiasi, tuttavia del tutto senza “sterco del demonio” non si riesce a stare, quindi bisogna trovare un’entrata. Come sapete anche voi, un conto è fare cose (aggiustare, coltivare, cucinare etc) che -oltre ad essere piacevoli e a far recuperare “i contatti” perduti- evitano uscite di denaro, altro conto è dover trovare denaro per pagare alcuni beni e servizi che, pur con tutto l’ingegno e la fantasia del mondo, non possiamo supplire by ourselves -per dire, un dentista.
    E siccome gli stipendi oggidì fanno piangere, ecco che la tua vita fa presto ad andarsene in prestazioni d’opera per un piatto di lenticchie e giornate passate a viaggiare avanti e ‘ndrè.

    Scusate la lunghezza e la sconnessione del discorso ma: o scrivevo questa volta, di getto e senza rileggere, o finivo per non scrivere mai più.
    Come già detto post indietro: grandissima stima per voi, la coerenza e per l’estrema chiarezza. Besos muchos. Alla Manù di più 😉

  2. Posto qui un commento che avevo inviato tramite mail privata, non riuscendolo ad inserirlo nel blog di selvatici (nel’altro, intendo…). Specifico che selvatici mi ha gentilmente risposto ed argomentato. Non incollo qui la sua risposta solo perchè non l’ho consultato.
    Riposto qui questo mio commento perchè sarei interessato a sentire cosa ne pensano altri. Ciao 🙂

    Sono una persona “morigerata”, anche se non conduco uno stile di vita alternativo. Seguo con interesse (e per quel che posso…) le tematiche relative alla decrescita, ecologia, natura, etc. In passato ebbi esperienze (deludentisime) con persone “alternative”. Molto spesso una volta scrostato l’involucro colorato (nonchè altezzoso e snob) si trovavavno situazioni non certo “alternative”: baby pensioni da ex dipendenti ella banca d’italia, proprietà immobiliari da reddito, babbi e mamme sempre pronti a rifocillare il figlio che “vuole fare un’esperienza”, etc.
    In generale ti chiedo: non pensi che sia possibile fare scelte “alternative” anche (quantomeno) perchè la nostra è una società ricca in cui una serie di reti di protezione e confort sono sempre pronte? Energia elettrica, cure mediche, PC, etc. vengono assicurate da persone che la matina non possono NON lavorare, pena la pubblica condanna. Chi acquista prodotti “biologici” è (almeno in media) capace di spendere cifre non alla portata di tutti ed ha tempo da dedicare alla visita di mecatini.
    Ad una conferenza di Pallante (con un pubblico entusiasta, giunto a bordo anche di SUV stile panzer… io ero meno entusiasta, ma ero arrivato a piedi), il relatore indicava fra i punti necessari per un percorso di decrescita, anche la tecnologia (anche se poi faceva un po’ di retorica su come stavano bene i contadini…). Intendo dire che un percorso puramente “rinunciatario” non credo porti lontano. Se riscaldassimo tutti a legna (sopratutto senza una adeguata tecnologia di contorno) i boschi farebbero una brutta fine in poco tempo, anche se è molto romantico e chic arrostire sulla brace (anche io lo faccio….).
    Chiudo qui, ma preavverto: non intendo fare una vuota provocazione. Un po’ provocazione lo è, ma intendo anche capire meglio le ragioni altrui.
    Ciao

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