In lode dello sterco di vacca


Ci è appena arrivato il nuovo numero di “Quaderni di Vita Bioregionale”, e iniziamo a proporre alcuni articoli cominciando dalla traduzione di un brano di Vandana Shiva:

In lode allo sterco di vacca

da: ZNet Sustainer Program” –

Documento originale “In Praise of Cowdung’ – Traduzione di Barbara Cerboni

ln India adoriamo lo sterco di vacca col nome di Lakshmi, la dea dell’abbondanza. Gobur-dhan puja significa, letteralmente, il culto dell’abbondanza (dhan) dello sterco di vacca (gobur).

Lo sterco di vacca è adorato perché è la fonte della rinnovata fertilità della terra e quindi della sostenibilità della società umana.

La mucca è stata resa sacra in India perché è una specie con un molo chiave per gli ecosistemi agricoli – è la chiave della sostenibilità dell’agricoltura.

Dal punto di vista ecologico, la mucca ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo della civiltà indiana. Sia materialmente che concettualmente, il mondo dell’agricoltura indiana ha costruito la sua sostenibilità sulla conservazione dell’integrità della mucca, considerandola inviolabile e sacra, vedendola come madre della prosperità dei sistemi alimentari. L’integrazione del bestiame con la coltivazione è stato il segreto dell’agricoltura sostenibile. Il bestiame svolge una finzione critica nella catena alimentare trasformando la materia organica in una forma facilmente utilizzabile dalle piante. Secondo K.M. Munshi, primo ministro indiano dell’agricoltura dopo l’indipendenza, “La madre mucca e il Nandi(1) non sono adorati invano. Sono gli agenti primordiali che arricchiscono la terra – i grandi trasformatori naturali della terra – sono in grado di fornire la materia organica che, opportunamente trattata, diventa la più importante fonte nutritiva. In India, tradizione, sentimento religioso e bisogni economici si sono sforzati di mantenere una popolazione di bestiame sufficientemente ampia per mantenere questo ciclo, solo grazie alla nostra consapevolezza.

Un secolo fa, Sir Alfred Howaj il padre della moderna agricoltura sostenibile, scrisse nel suo importante testo “An Agricultural Testament”, che “Nell’agicoltura asiatica ci troviamo di fronte ad un sistema di coltivazione contadino che, negli elementi essenziali, si stabilizzò rapidamente. Quello che si pratica oggi nei piccoli campi dell’india e della Cina, è nato molti secoli fa. Le consuetudini agricole orientali hanno superato la prova più difficile – si può dire che siano stabili quasi quanto quelle delle foreste originarie, delle praterie, o dell’oceano.”

Howard identifica i principi dell’agricoltura sostenibile nella rinnovabilità, come si è visto nelle foreste originarie. L’Agricultural Testament è una registrazione delle pratiche che hanno mantenuto la fertilità della terra in india nei secoli. Le registrazioni storiche indicano che le terre alluvionali delle pianure del Gange hanno prodotto buoni raccolti anno dopo anno, senza perdere fertilità. Secondo Howard, questo è stato possibile perché è stato raggiunto un perfetto equilibrio tra il bisogno di concime per un dato raccolto e i processi naturali che recuperano la fertilità. La conservazione della fertilità della terra è stata raggiunta attraverso una combinazione di coltivazioni miste a rotazione con coltivazioni di leguminose, un equilibrio tra coltivazioni e bestiame, aratura leggera e poco profonda, e concimazione organica.

Questo è il motivo per cui organizziamo le Letture Commemorative di Howard il 2 ottobre, in ricordo dell’india come terra d’origine dell’agricoltura non violenta e sostenibile. La lettura di quest’armo è stata fatta da Fukuoka, teorico agricolo giapponese, e presieduta da Dr. Tewolde Egziabher, Ministro dell’Ambiente etiope, che ha portato i negoziati sulla sicurezza biologica alle Nazioni Unite.

Howard vide nei contadini indiani una conoscenza dell’agricoltura molto più avanzata di quella occidentale. Riconobbe il segreto dell’uso sostenibile della terra in india nel ritorno di materia organica e di humus alla terra. E’ stato sempre mantenuto un equilibrio tra il bestiame e le coltivazioni allo scopo di mantenere il ciclo alimentare e il ritorno di materia organica alla terra. Il metodo delle coltivazioni miste fa parte di un adattamento ai criteri della natura, secondo cui cereali come il miglio, il grano, l’orzo e il mais sono alternati ritmicamente, provvedendo al nutrimento e dando così migliori risultati rispetto alle monocolture; Howard nota che “questo è un altro esempio in cui i contadini dell’Est hanno anticipato, agendo opportunamente, uno dei problemi che la scienza occidentale solo ora sta cominciando a riconoscere.” La conservazione della biodiversità e l’agricoltura biologica stanno aumentando la produzione di cibo del 200-300%. L’intensificazione della biodiversità, non dell’uso dei prodotti chimici, è la via che permetterà all’agricoltura indiana di andare avanti. La coltivazione biologica è necessaria per aumentare la produzione di cibo e per rafforzarne la sicurezza, per conservare risorse naturali – terra, acqua, biodiversità – per migliorare il reddito dei coltivatori e il benessere, per proteggere i mezzi di sostentamento rurali, prevenire l’indebitamento, fermare il debito che sta portando l’agricoltura al suicidio. Crea libertà dal debito, dalla dominazione e dalla malattia.

Le multinazionali stanno creando povertà deviando il sudato guadagno dei contadini e dei coltivatori verso l’industria delle sementi e dei pesticidi. Le nuove sementi, oltre ad essere costose sono anche ecologicamente vulnerabili a malattie e infestazioni, portando a maggiori perdite di raccolto e ad un maggiore uso di prodotti chimici. Queste sono tecnologie assassine, indesiderabili e non necessarie.

L’attentato delle multinazionali all’agricoltura è basato su affermazioni false e pseudo scientifiche. Le tecnologie violente dell’ingegneria genetica e dei pesticidi tossici, e la promozione disonesta e criminale di questa povertà, creano capitale e tecnologie non sostenibili, e stanno anche portando alla morte dei nostri coltivatori e alla distruzione delle nostre sicurezze ecologiche ed alimentari. Queste sono tecnologie primitive, rozze e obsolete, efficienti nella distruzione, non nella produzione.

Le tecnologie agricole del futuro devono lavorare per le persone, non per le multinazionali, devono lavorare con la natura, non contro di essa. Se i coltivatori e l’agricoltura vogliono avere un futuro, allora deve essere biologico. Né il pianeta, né la povera gente può permettersi le perdite, l’inefficienza, gli inganni, l’inquinamento e la violenza dei prodotti chimici e dell’ingegneria genetica.

Note del Traduttore.

(1) Nandi, il toro usato dalla divinità shiva come veicolo; i tori vengono utilizzati dai contadini nei lavori agricoli

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