Il seme originario


“C’era una volta un tesoro nascosto, se ne sono perse le tracce, si sa per sentito dire ma nessuno sa dov’è”. Potrebbe essere l’introduzione per la ricerca dei semi preziosi, quelli antichi, non denaturati, ibridi, sterili o, peggio ancora, transgenici.

Il seme antico è un archetipo, generatore di una razza specifica, nativa in quel luogo, con tutti i suoi cromosomi originari che ne determinano la capacità rigenerativa, resistente alle condizioni climatiche ed alle avversità specifiche di quella zona, a quella latitudine. Resistente alle malattie naturali, ai parassiti, agli attacchi fungini, perché lì è nato ed ha già in sé tutte le informazioni necessarie per reagire, per rispondere colpo su colpo a tutti gli imprevisti della stagione, se coltivata con saggezza, naturalmente, come Fukuoka (vedi “La rivoluzione del filo di paglia”) o l’esperienza di Findhorn insegnano.

E’ autoctono rispetto a quel luogo, ed ha stabilito con esso un patto, una relazione di riconoscimento reciproco.

Questa è la legge (questo è il seme, questa la specie) al cospetto della quale nemmeno l’uomo è immune, sottoposta alle regole d’adattamento, di riconoscimento reciproco, il seme (l’uomo) si sviluppa e prospera nel suo ambiente senza additivi, integratori o sostanze estranee, concimi, pesticidì, vitamine, rimineralizzanti… sostanze chimiche di sintesi che vengono utilizzate nell’agricoltura industriale.

Per attivare la memoria, per risvegliare la memoria latente in ognuno di noi, bisogna lasciarsi andare, interagire con l’ambiente, con i virus, con i batteri, i funghi, i parassiti, in modo da risvegliare le risposte del nostro corpo. Così per l’uomo, così per i semi. Semi di luce che vengono a risplendere del loro antico splendore. Dal colore acceso e vitale ti accorgi che emana luce, che intorno al virgulto appena nato, alla piantina, vi è un’aurea che trasuda salute, gioia, felicità. Parole inconsuete per un vegetale, ma anche loro hanno il loro lato emozionale, corrispondono alle attenzioni, all’amore che li circonda oltre che al pane, al terreno dal quale traggono nutrimento. Come un bambino.

Eccoci dunque al seme originario, ancestrale, memore della sua storia, delle sue origini, tradizioni….

Sa riconoscere la mano, il pollice verde, colui che lo cura con amorevolezza, con passione, che ha un rapporto con lui veritiero, non meccanico, non economico, ma di dedizione.

Esso reagirà in maniera analoga, con volontà e determinazione.

Sono parole che sì addicono agli uomini e alle piante di conseguenza, esiste di fondo un’identità fra tutte le cose del creato, anche se non ce ne accorgiamo o facciamo finta di non saperlo.

Ma ecco che adesso si sta risvegliando una nuova coscienza, la coscienza del seme originario, archetipo, ancestrale, del sacro Graal come rimedio vivente per ogni malattia, per risolvere i problemi dell’ambiente e dell’uomo connesso. Non ci potrà essere futuro o speranza se non si riconosce il nostro istinto, le nostre origini, la fratellanza, simbiosi, collaborazione tra ogni organismo vivente; non ci potrà essere futuro se non ci sentiremo parte di un’unica cellula, il macrocosmo come il microcosmo che è una interazione reciproca tra ogni suo componente.

L’uomo non può essere il dominatore, così distrugge se stesso e l’ambiente in cui vive, l’uomo è solo il custode dì questa terra che ha avuto in eredità e deve lasciare inviolata ai suoi figli! Allora riscoprire, mantenere, conservare, riprodurre dei semi è compito prioritario, è il compito più importante per mantenere, conservare, riprodurre la vita, la biodiversità sulla terra che ne è una condizione precipua.

Questa è informazione genetica contenuta nella cellula all’origine della specie dell’essere umano; questo è quanto vorrebbero manipolare i Signori della scienza, della medicina, del potere per conservare, mantenere il loro predominio, il controllo sulle menti, sul mercato, sulle masse e sui popoli dei pianeta, per affermare la loro potenza… Di questo si illudono, per fare ciò hanno permesso di brevettare il gene delle piante e della vita, lo hanno ridotto a merce d’acquistare, vendere o detenere come monopolio in laboratorio, ma non sanno (o fanno finta di non sapere) che non è possibile determinare l’evoluzione dei gene poiché è in continuo movimento, in continua trasformazione ed interagisce con l’esterno. Per questo ogni esperimento d’ingegneria genetica, ogni manipolazione sarà un fallimento, non porterà a nessun risultato poiché sarà casuale ed irrepetibile, non si potrà predeterminare. Molte volte può andare bene ma, un giorno che va male può nascere un Frankestein o, com’è già successo nei caso dei cotone transgenico, una piantagione di cotone che si è afflosciata prima della maturazione.

Difendendo il seme ancestrale e la cultura che lo sorregge difendiamo noi stessi, la vita, il nostro seme, la biodiversità, la libertà.

Mario Cecchi

Tratto da: “Lato Selvatico”

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