Dalla parte della Natura


Intervista a Peter Berg a cura di Giuseppe Moretti

(Intervista realizzata nella sede di Planet Drum a San Francisco)

D: Peter, qual è attualmente la situazione del movimento bioregionale nel tuo paese?

R: Per noi il Movimento Bioregionale comprende tutto il Nord America e cioè Canada, Stati Uniti e Messico. Questi tre paesi hanno comunque tendenze differenti l’uno dall’altro. In Messico, ad esempio, ci sono alcune aree bioregionali particolarmènte attive, una di queste è nello Stato di Morelos. Gli zapatisti del Chiapas hanno avuto contatti con gruppi bioregionali grazie a La Carovana di Alberto Ruz.

In Canada, Il movimento è altrettanto forte e diffuso, particolarmente lungo le coste. A Vancouver, è uscito di recente un.nuovo libro, scritto da uno dei leader locali, .Mlke Carr, intitolato Bioregionalism and Civil Socity.

Negli Stati Uniti, dove ci sono dozzine di gruppi bioregionali, possiamo cogliere delle differenze tra chi ha un orientamento prettamente ecologico, chi comunitario e sociale e chi invece spirituale. I bioregionalisti sociali e quelli spirituali sonò molto presenti nei Congressi Bioregionali (che si tengono ogni due anni in località diverse. ndt). La mia sensazione è che ultimamente la tendenza di questi Congressi vada più verso l’orientamento spirituale che non quello ecologico.. Comunque, l’ultimo Congresso è stato promosso dai membri del Movimento della Permacultura, e quindi Il risultato è stato molto più ecologico. All’inizio, la permacultura non considerava importanti l’habitat degli animali e delle piante, i bacini idrografici e il. cibo locale, è quindi molto significativo questo avvicinamento perché la permacultura può essere considerata il centro dell’alimentazione biologica. Permacutura e agricoltura biodinamica stanno sempre più adottando la prospettiva bioregionale.

Le tendenze comunitarie nel sentimento bioregionale invece, si colgono spesso a livello legislativo. La gente dice:”in questa comunità abbiamo ufficialmente adottato politiche per il riciclaggio e il riuso degli scarti locali” Oppure cibo biologico nelle scuole. Ci sono anche molti gruppi e associazioni che si sono organizzati a livello di bacino idrografico. Dirci che la crescita più evidente del pensiero bioregionale, non è tanto nei gruppi che si definiscono bioregionali, ma in quelli che si aggregano attorno all’idea di abitare nel medesimo bacino idrografico. Questa è una tendenza in aumento.

Per quanto mi riguarda, le cose più interessanti le propongono i bioregionalisti ecologici. Loro sono quelli che mettono i sistemi naturali al centro dei loro pensieri. E lo fanno sul serio, non sono per niente superficiali.

Promuovono l’idea del ripristino ecologico (che vuoi dire: ripristino degli animali e delle piante native e dei bacini fluviali) e della sostenibilità. Non possiamo avere sostenibilità se prima non abbiamo sostenibilità ecologica. Questo potrebbe essere il futuro per l’intero movimentò ambientalista, che oggi negli Stati Uniti, non è più un movimento di protesta, ma per un cambiamento degli stili di vita. San Francisco è una specie di serra per la cresita e lo sviluppo di nuovi gruppi ambientalisti, c’è molto interesse per l’ecologia. Gli ultimi nati portano nomi come “Natura in Città”, oppure “Ri-localizzate”. Ma anche i gruppi dei bacini fluviali, del ripristino ecologico e della sostenibilità stanno aumentando. Così, Il futuro del movimento ambientalista sta diventando bioregionalista, direttamente o indirettamente.

D): Sono passati più di trent’anni da quando Planet Drum ha iniziato a diffondere l’dea bioregionale, cosa è cambiato da allora e in quale direzione?

R): Planet Drum è nato come gruppo che promuoveva l’idea di bioregione. All’inizio abbiamo cercato alleati in ogni direzione. C’erano artisti (poeti e pittori), architetti del paesaggio, attivisti per lo sviluppo locale e comunitario, alcuni attivisti politici, e poi certamente, quelli del movimento per il ritorno-alla-terra, e altri che lavoravano affinché le risorse della comunità venissero preservate e ripristinate. Anche ai nativi americani piaceva l’idea bioregionale. Di solito erano ostili verso qualsiasi cosa di provenienza europea. Ma di fatto furono tra i nostri primi alleati

Poi pubblicammo Raise the Stakes, che aveva la funzione di servire e aiutare la nascita di nuovi gruppi. Pubblicavamo le loro cose ma lavoravamo anche per allargare il campo d’azione dell’idea bioregionale, ad esempio, nel campo delle energie rinnovabili appropriate per ogni luogo, nell’agricoltura e permacultura bioregionale, nel riciclaggio abbinato al riuso locale per risparmiare le risorse regionali E certamente la progettazione urbana, il nostro Green City Program era basato sull’idea bioregionale.

Alla fine degli anni 80 cominciammo a pensare che dovevamo diffondere l’idea in tutto il inondo. Così iniziai a viaggiare in Giappone prima, in Sud America, Europa e in altri paesi poi.

Ma, in generale, abbiamo purtroppo constatato che la gente è troppo scollegata dalla natura per essere in grado di comprendere l’idea bioregionale. E necessario insegnare loro l’essenza della natura e di come essa sia alle fondamenta della loro esistenza, di come loro stessi sono parte della natura, sia che vivano in campagna che in città. Mostrare la natura in modo olistico, cosicché possano iniziare a vedete le cose in modo diverso e adottare scelte personali che siano di supporto al ripristino e al sostentamento della bioregione. Abbiamo recentemente iniziato a tenne workshops dove insegniamo educazione bioregionale, principalmeute ad insegnanti, cosicché poi loro insegneranno ai loro studenti. Insegniamo come realizzare una mappa bioregionale e li portiamo in giro affinché vedano come clima, paesaggio, bacino idrico, suolo, piante e animali nativi di un dato luogo sono connessigli unì agli altri. C’è un parco a San Francisco dove al suo interno, per un breve tratto, scorre un ruscello ancora selvaggio. Un’area selvatica antica di 10.000 anni! Questo dà loro un senso di natura, anche se sanno di essere nel bel mezzo della città. Gli cambia la mente, ed iniziano a insegnare l’importanza del ripristino degli ecosistemi e del concetto di sostenibilità ai loro studenti.

Questo tipo di insegnamento, lo dobbiamo fare noi perché, specialmente negli Stati Uniti, la politica è occupata a generare governi di potere, che poi si comporteranno da prepotenti nel mondo. Fanno i prepotenti anche con i loro stessi cittadini. Dal mio punto di vista non avremo una buona politica ambientale finché la gente non la chiede. Al momento di votare devono saper distinguere se una cosa è bioregionale o meno.

La guerra in Iraq sta dimostrando che l’attuale governo degli Stati Uniti non riuscirà ad averla vinta nel mondo così come era nei loro piani. Un potere economico non si traduce automaticamente in un potere militare. La gente dovrebbe riprendersi in mano il destino della proprie regioni, ed è a questo punto. che l’idea bioregionale potrà esser loro d’aiuto Non mi sto augurando che le cose peggiorino per poi dire: avevamo ragione Quello che sto cercando di fare è di avere successo nella mente e nell’immaginazione della gente.Ecco perché la missione di Planet Drum dovrà essere ora principalmente educativa.

D): Come sta andando il progetto a Bahia de Caraquez in Ecuador e come ti trovi a lavorare con gente. di cultura differénte da quella occìdentale?

R): I paesi industrializzati sono da tempo consapevoli dell’impatto che inquinamento e degrado ambientale hanno sulle loro vite. La prima legge ambientale fu fatta nei 19th secolo in Inghilterra, per regolare le emissioni di carbone nell’aria di Londra. Negli Stati Uniti ci volle un po’ più di tempo, forse perché abbiamo molta wildemess’ e molte aree naturali, ma dal 1960 in poi fu chiaro che il livello di inquinamento era diventato troppo alto e l’atteggiamento della gente verso la natura troppo scollegato. La gente si era allontanata dalla natura ed aveva smesso di averne cura. Non pensava che ciò che faceva alla natura fosse così importante finché la natura non si è ribellata.

In quegl’ anni, negli Stati Uniti, un fiume andò letteralmente a fuoco e Rachel Carson aveva scoperto che i pesticidi stavano rovinando il guscio delle uova degli uccelli selvatici.

Nei paesi non sviluppati, o almeno nella maggior parte di loro, l’allarme ambientale stà scuotendo le coscienze della gente solo ora. Sembra strano dire questo perché, ad esempio, nel bacino dell’Amazzonia vediamo così tanta distruzione, ma nel bacino amazzonico non ci vive molta gente. Gli indigeni sono stati colpiti è vero, ma la maggior parte della popolazione vive altrove e quindi non è stata coinvolta direttamente. Gli indios non hanno voce nel sistema politico, nessuno li ascolta, e così è per tutti gli altri che, nel Sud America, così come altrove, hanno subito gli effetti del degrado ambientale.

Nella cittadina di Balia de Caraquez, la gente non sapeva di essere nel bel mezzo di una crisi ambientale finché piovve per una anno intero a causa di El Nino e hanno visto le colline dissolversi in fango. Questo è successo perché gli alberi erano stati tagliati e Il bestiame s’era mangiato tutta l’erba che vi cresceva, così non era rimasto niente che potesse trattenere il terreno. Le strade del centro di Bahia furono invase da due metri di fango. E nel bel mezzo di tutto questo ci fu anche un terremoto. Così, hanno conosciuto l’impatto della crisi ambientale solo recentemente; negl’Ùltimi 10 anni.

A Bahia, la gente ci dice “Perchè piantate alberi nativi”? Tanto crescono comunque, state sprecando il vostro tempo. Perché non piantate alberi da frutto, pomodori o comunque cose che si possono mangiare? E’ una perdita di tempo e uno spreco d’acqua, non c’e bisogno di curarli”. Questo era il modo in cui i loro padri, madri e nonni erano cresciuti: la giungla cresceva così vigorosa che entrava perfino dalle finestre, se non la si tagliava o bruciava. Ora la foresta non esiste quasi più, è praticamente sparita. I loro modi di fare non sono perciò più consoni, come ad esempio l’uso del taglia e brucia, per fertilizzare il terreno. In passato, quando era possibile spostasi liberamente, bruciavano un tratto di foresta e per un anno coltivavano granoturco e poi si spostavano da un’altra parte, mentre il precedente si rigenerava. Questo andava bene. Era nel loro costume spostarsi da un posto all’altro. Ma ora, le terre sono tutte divise, sono tutte di proprietà, e quindi bruciano sempre nello stesso posto anno dopo anno. Il suolo è diventato duro come cemento, come asfalto. Devono smettere di bruciare e iniziare invece a usare compost per fertilizzare il terreno.

Stiamo insegnando alla gente a fare il compost con i propri avanzi di cucina, quelli dei ristoranti e degli ospedali, con gli scarti organici dei campi e gli stocchi di granoturco. A Bahia de Caraquez il 50% dei rifiuti è organico a differenza dei paesi sviluppati, dove l’ammontare dei rifiuti organici non supera di solito il 15 o il 20%. Quindi, compostando i rifiuti organici, risolvono il problema del riciclaggio della metà. Ed è tutto bioregionale, perché il compost viene usato nei parchi della città, negli orti comunitari, oppure venduto ai contadini locali. In questo modo il cibo viale usato e riusato più volte. Viene riciclato bioregionalmente.

A Bahia il significato della parola ecologia e bioregione è in pratica simile. Fanno riferimento alle condizioni bio- regionali, all’avifauna bioregionale, alle piante bioregionali. E una parola d’uso comune da quelle parti. Fosse ragionano in questo modo perché il selvatico è ancora parte del luogo dove vivono. L’agricoltura è parte della bioregione e molte piante commestibili sono autoctone. Abbiamo assunto un insegnante che inegna educazione bioregionale agli alunni del doposcuola; è uno che possiede un pezzo di tetra che sta ripristinando e preservando ecologicamente. Sa che ai ragazzi piace giocare, e quindi li asseconda nelle loro manifestazioni come quando per stringersi la mano fanno prima sei o sette movimenti. Sono ben affiatati e si comportano come membri di una squadra.

Non lavoriamo solo con i giovani, partecipiamo ai programmi della radio per spiegare quello che facciamo, e una volta all’anno celebriamo la Settimana Ecologica. Abbiamo fondato un gruppo che si chiama “Amigos da la Eco-Ciudad”. Ne fanno parte permaculturisti, riciclatori, altri gruppi impegnati nel campo dell’educazione e sostenitori della wilderness. Comunque, Il progetto più ambizioso che abbiamo è quello di ri-forestare 6 km. di collina a ridosso del fiume. Questo perché il fiume si sta interrando e lungo questi 6 km. l’erosione, procurata dai tagli degli alberi e dal pascolo del bestiame, è più forte. E in gran pane terreno privato, così abbiamo fatto un accordo con i proprietari: noi piantiamo gli alberi sulle loro terre e loro si impegnano a non tagliarli. Possono usare le potature e raccogliere frutti, ma non tagliarli. Abbiamo la nostra serra, nella quale facciamo crescere tremila piantine circa all’anno e quando sono della giusta misura le trapiantiamo durante la stagione delle piogge d’inverno. E facciamo il nostro compost.

L’idea è di creare un modello cosicché altri gruppi – a livello governativo o le grosse organizzazioni ambientaliste – potranno poi far proprio e portarlo a termine. Il nostro molo è di ideare progetti protesi verso nuove direzioni

Planet Drum ha recentemente acquistato un appezzamento di centoventi acri di terreno, che non è mai stato sfruttato. E stato disboscato e adibito a pascolo, coltivato a mais, ma mai urbanizzato. Abbiamo intenzione di costruirci un Istituto Bioregionale. Spero che questa intervista contribuisca a portarci degli studenti, i quali dopo un anno di studi conseguiranno il diploma di insegnante in Sostenibilità Bioregionale. Si applicheranno sui progetti in atto a Babia, ma avranno anche la possibilità di proporre progetti propri per riprestinare l’area in maniera ecologica. Dobbiamo costruire un dormitorio, installate fonti d’energia rinnovabili, sviluppare una fattoria e un orto, e ideare progetti per un corretto uso dell’acqua e il rimboschimento.

La gente di Bahia ci rispetta per la nostra serietà, noi vogliamo fare le cose che contano. E non mi sento imbarazzato di essere un americano in Ecuador. Siamo stati invitati e ora siamoo chi siamo. L’anno scorso abbiamo ospitato il sindaco di Bahia a San Francisco, dove ha partecipato alla conferenza delle Nazioni Unite sulla Sostenibilità Urbana

D): : Ci vuoi dire, infine, quali sono ora i tuoi progetti come scrittore, ecologista e attivista bioregionale?

It Gran parte delle cose che ho scritto ultimamente riguardano l’educazione bioregionale. Il saggio “Learning to partner with life-place” è il testo che usiamo nel programma di educazione bioregionale qui a San Francisco. Chiunque voglia avete un’idea di ciò che sarà l’Istituto di Bahia dovrebbe leggedo (Lato Selvatico n°24) Ho scritto altri saggi stilla sostenibilità urbana bioregionale. Comunque, gran parte di ciò che circola sul rinverdire le città non possiede la prospettiva ecologica. Di solito si focalizza sulla dimensione economica o sociale; questi scrittori non si sforzano di vedere le città in termini di natura. E come se la natura fosse un soggetto a parte. Ma la natura non è solo parte della vita della città, la natura è la base della vita della città. Tutti abbiamo bisogno di cibo, e questo viene dal suolo, e il suolo è natura, tutti abbiamo bisogno di acqua, e questa ci arriva dalle sorgenti di montagna o dalle nevi in scioglimento, o dalla pioggia, e tutto questo è natura. Quando ci liberiamo dei nostri rifiuti organici, resti di cibo o scarichi fognari, questi sono biodegradati dalla natura e ritornano, in un modo o nell’altro, nella natura. Così siamo sempre all’interno dei sistemi naturali, siamo parte dei sistemi naturali, e sappiamo che sé non ci. armonizziamo con essi, li distruggiamo. Stiamo distruggendo la biosfera per colpa della nostra mancanza di responsabilità verso la natura, nelle città così come negli altri posti

Ma la natura avrà sempre l’ultima parola. Così quando le calotte polari si scioglieranno e le acque si alzeranno e Venezia andrà sott’acqua, quando tutto questo succederà sarà la natura che alla fine prevarrà. Dalle nostre parti diciamo: “Nature bats last” (La natura batte per ultimo). Perciò voglio cantare assieme alla natura ora e voglio continuare a farlo in futuro. Voglio condividere l’ultima parola della natura. Io stesso sono parte della natura.

Tratto da: “Lato Selvatico”

*Iiifo. PlanetDrum, P.O. Box 31251 —San Francisco

California 94131 -Shasta Bioregio- USA:

e-mail: mail@planetd.rum.org

sito web: http://www.planetdrum.org

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