Artigianato Artistico in strada (seconda parte)

Continuiamo il racconto (la prima parte è qui)

Una delle iatture peggiori durante un Mercatino Artigianale è di avere come vicino un banco di peruviani … non perché siano antipatici o altro … ma perché  hanno la sconsiderata abitudine di accendere enormi radioloni a volume assordante che riproducono in continuazione un unico cd. Detto cd in dotazione è una raccolta di cover di brani celebri: da Baglioni ai Beatles interpretati con il flauto andino … provate a pensare che effetto può fare l’ascolto continuativo e ripetuto di “questo piccolo grande amore” per una quindicina di volte nell’arco di una giornata! Potete incazzarvi, pregarli, implorarli … ma nulla da fare, la musica continuerà implacabile per tutta la giornata.

Mercatino di Artigianato Artistico

Altra iattura terrificante è la presenza nelle vicinanze di un  banco che esponga i così detti “prodotti tipici”: enormi tavoloni dove sono ammassate pile esorbitanti di salami, cacciatorini, prosciutti, provole, tome, mollicci blob di gorgonzola, stracchini, obelischi di formaggi di grotta, piramidi di pecorini … spesso senza nessuna protezione e in totale assenza di impianto frigorifero … esposti all’aria, alla polvere e a tutto quello che vola, magari durante una calda giornata estiva!

Con la straziante colonna sonora andina e l’avvolgente profumo gastronomico formaggesco  la nostra giornata ha inizio: appollaiati sul nostro sgabellone vediamo transitare davanti al nostro banco centinaia, spesso migliaia di persone che chiacchierano, gridano, telefonano, litigano, si sbaciucchiano, osservano meravigliate o indifferenti i nostri manufatti di Artigianato Artistico. Spesso toccano con gentilezza ma anche sgarbatamente, annusano, commentano, chiedono informazioni, contrattano … e poi ci sono i bambini! Li vedi arrivare con gli occhi sgranati e le manine protese verso il banco … purtroppo le delicate manine spesso impugnano coni gelato sbrodolanti, bomboloni in procinto di eruttare crema, patatine bisunte … li blocchi prima del disastro con sguardi inceneritori e grida belluine … “fermoooo”!

I genitori a quel punto si incazzano … “la mia bambina non ha le mani sporche!!” … “perché non può toccare?” e poi se ne vanno indignati trascinando la prole recalcitrante a far danni da qualche altra parte. Per fortuna non tutti sono così, esistono ancora quelli che tramandano il proverbio “guardare e non toccare è una cosa da imparare”.

Le giornate a volte sembrano interminabili, il tempo viene scandito dalle solite domande e dalle solite risposte: “che bello  … quanto costa?” – “Ventisette quella grande” – “euro??” – “no, talleri” “cos’è quella foglia? … un posacenere!” – ” no, uno svuotatasche”,”ma le fate voi queste cose??” – “certo, siamo artigiani”, “bellissima la borsa, avete un negozio?” – “”no, ma abbiamo un sito e facciamo spedizioni” … a noi piace ricevere complimenti, tanto che ci siamo dotati di due casse distinte: quella delle vendite e quella dei complimenti! Diciamo che  la nostra soddisfazione è data dall’averle entrambe non vuote alla fine della giornata.

Fortuna che si incontrano persone intelligenti e simpatiche con cui spesso si scambiano parole, impressioni, discorsi che magari nulla hanno a che fare con l’artigianato artistico e i mercatini. Dico fortuna perché questa massa di persone ti contagia con i propri umori, stati d’animo, tensioni … ti avvolge e sovrasta con un brusio fitto e senza tregua … la testa si riempie di migliaia di parole, immagini, odori. Spesso bisogna riuscire a rendersi impermeabili, per non essere scombussolati da questa umanità vagante e vociante.

A un certo punto bisogna anche mangiare, e con gli anni ci siamo abituati a portare il cibo da casa, non solo per una questione economica ed ecologica ma anche per evitare il cibo spazzatura distribuito dagli immancabili camioncini del “porchettaro verace” o della “piadina ruspante”.

Alla fine la giornata trascorre più o meno proficua, arriva il momento di smontare, operazione che svolgo a ritmi da catena di montaggio … si carica il tutto, si salutano amici vecchi e nuovi, ci si da appuntamento alla prossima e via verso casa. Oltre alla stanchezza fisica bisogna riposarsi dal rumore, disinquinarsi dalle parole, ricaricarsi … pronti per un altro Mercatino Artigianale in strada.

All’arte quindi compete di stabilire il vero ideale, una vita piena e ragionevole per il lavoratore, una vita nella quale la percezione e la creazione della bellezza, il godimento del vero piacere, vengono considerate necessarie per l’uomo come il suo pane quotidiano, in modo che nessun uomo o gruppo di uomini, possa esserne privato, se non con un atto reazionario contro cui si saprà ben resistere.
William Morris

4 risposte a Artigianato Artistico in strada (seconda parte)

  1. Il cd peruviano ripetuto fino alla nausea? Vi capisco!!! Mi sono fatta una fiera delle rinnovabili ascoltando sempre, solo e soltanto “here comes the sun…” e ora mi tappo le orecchie ogni volta che la sento. :)

  2. Ciao ragazzi, e che diciamo del…” ma guarda che bell’idea…” come dire “che ci vuole a farlo” la sola qualità è nell’idea, la realizzazione e i materiali sono una barzeccola ! Comunque posso affermare che gli artigiani in strada sono degli instancabili esploratori dei comportamenti umani. Il premio di tutto questo ingoiare è trovare sempre almeno una persona veramente speciale e dici alla fine della giornata…” ci è andata da schifo ma sono proprio contenta di aver conosciuto Franco o Gianna o Sante ” per questo ne è valsa la pena. Comunque io sono Lucia e voi fate dei lavori S P L E N D I D I ! In bocca al lupo

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