I semi dell’Acquacheta


Questo è un commento al post “Gli zappatori dell’Acquacheta” che penso andrebbe letto e tenuto come qualche cosa di prezioso.

“Per la mia storia sono arrivato a Piambaruccioli nella cucina ” A ” il 21 gennaio del’79 e grazie a tutti ci ho lasciato qualcosa ma è niente in confronto a quanto ho ricevuto

conservo ancora una copia del libro bianco, che racconta le prime storie di amore ed anarchia della valle: anni ‘76, ‘77,’78, ma questo è solo l’inizio

è stato un seme particolarmente infestante forse credi che sia morto o dimenticato, ma ogni tanto qualcuno lo ripianta e quello rispunta particolarmente vigoroso

intanto grazie per quel che è stato

grazie per come è ora

grazie per quel che verrà

gli zappatori senza padrone sono un qualcosa che non è prigioniero del tempo o dello spazio, non sono esclusiva di nessuno, ma il nostro seme è scritto che non può morire

abbiamo trovato la felicità nella miseria e nell’ ignoranza reciproca ma con dignità, forse anche ingenuità, ma lasciando la porta sempre aperta, perché da noi se si presenta un ladro è probabile che ci lascia qualcosa e si porta via un bel ricordo.

giambardo, enca, tonino, snella, jerry, marisa, ulisse, prana, piera, puiana, il romano, le romane, peppino, ciarly e tanti, tanti, tanti, altri.”

biscotti detto gianni

La storia di Gianni:

la befana del ‘79. lasciai mamma e babbo a firenze, ero quasi maggiorenne e girovagavo un po’, i miei amici più cari erano la chemise lacoste, i barros con la punta, i rayban.
gli altri, tutti gli altri una sfida, qualcosa da umiliare oppure evitare (era il mio concetto di sfida e convivenza)
vidi sulla copertina di “re nudo” la foto di uno schifoso capellone che abbracciava un tacchino.(ulisse e astolfo)
dovevo fare qualcosa per salvare quel tacchino: almeno fargli un bel bagno insaponato perchè potesse riaversi dal puzzo e dalle grinfie di quel sudicione;
i pidocchi erano su un gradino sociale sicuramente superiore alla razza dei capelloni.
l’articolo di quel giornale parlava di un gruppo di… ? esseri… ? giovani che vivevano tutti insieme di una comune: uomini, ragazzi, donne, animali – una c o m u n e libera…?!?!? la mia testa navigava anche senza i remi di internet la cosa mi intrigava molto: allora gli extra terrestri esistevano davvero?
dovevo andarci, vedere, toccare con mano,
di solito le persone vivono nella società, sole, in famiglia, in chiesa, in galera, in ospedali… per forza, è logico,
come può essere, che cosè, come si fa in ” una c o m u n e ? ”
telefonai alla redazione del giornale e mi spiegarono che la comune si trovava a pianbaruccioli nei pressi della valle dell’ acquacheta (risposta più evasiva e nebbiosa non me la potevano dare) cominciai a pensare che fosse tutto uno scherzo; in quel periodo faceva mooolto freddo ed in giro c’era ghiaccio e neve, dai dai seppi da un ortolano appassionato di dante che la valle dell’ acquacheta esisteva perdavvero: al confine tra la romagna e la toscana ma ne parlavano come di una chimera mitologica alla stazione degli autobus mi dissero che da firenze dovevo arrivare fino a san godenzo e poi da li prendere la coincidenza per la romagna fino a san maledetto in alpe un paesino sperduto in montagna, di conseguenza mi organizzai; comprai una belstaff nuova (per me era inconcepibile indossare vestiti prestati da altri o peggio ancora usati) uno zaino, gli scarponi e lo skeitbord (poteva essermi utile, non si sa mai per i tratti in discesa) salii sulla sita,
arrivato a san godenzo ci fermammo per la troppa neve, non si poteva proseguire, l’ alternativa per evitare quel muro di neve era di fare un lunghissimo giro pesca: da san godenzo a dicomano,poi borgo san lorenzo, ferrovia per marradi, faenza, forlì, autobus per il muraglione; così provai a fare e dopo due giorni di questo giro l’autobus ci scaricò tutti a rocca san casciano, 20 km. prima della meta: c’era troppa neve, gli unici mezzi che proseguivano erano i carabinieri e lo spazzaneve,
chiesi ai carabinieri un passaggio per pianbaruccioli, il marasciallo mi rispse che quel posto non esiste, poi aggiunse che ero ancora in tempo asalvarmi e se facevo domanda di arruolarmi mi avrebbero ospitato in caserma, con me scesero dall’autobus altre persone e tra queste due ragazze romane, anche loro giovani, di bella presenza e con l’ aria un po’ spaesata

segue alla prossima…

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10 risposte a “I semi dell’Acquacheta

  1. -9

    Dovevo fare la pipì.
    -Scusate da che parte per il bagno ?
    Ulisse entrando mi rispose:
    -“le persone troppo educate mi fanno impressione,tu credi di essere più leggero perché ti sei tolto lo zaino, ma mi pare che tu abbia ancora tanto peso inutile che ti porti appresso; pertanto, lei mi faccia la cortesia di seguirmi”
    Ulisse era ben più marcato di come melo ero immaginato prima di conoscerlo: i capelloni arruffati ed impiastricciati da vecchia data,il naso schiacciato, gli manca qualche dito, e quando ti squadra ti punta fisso, con lui, quasi tutto si risolve con una risata accomodante, anche i discorsi più seri scopri che spesso perdono d’importanza, per lui la vita è un serio scherzo,
    comunque rimane estremamente attento a trattare con garbata considerazione chi ha davanti, insomma nel bene o nel male su di lui ci puoi sempre contare.
    Lo seguii fuori nella neve, io ero vestito di tutto punto, avevo anche la belstaf, Ulisse aveva sulla schiena una pelle di capra, alla cintola quel che rimaneva della copertura di un conigliolo dove poteva infilare le mani,uno scarpone militare in un piede ed uno stivale nell’ altro,erano tutti e due sinistri, come cappello uno scolapasta; camminando incrociavamo qualcuno ed Ulisse lo invitava ad unirsi per un conclave, mentre camminavamo sotto ai muri del palazzo qualcuno da sopra gridò: “piscio ! ”, Ulisse e gli altri si acquattarono raso alla facciata ed io feci lo stesso: da una finestra lassù spuntava un pisello che annaffiava la neve, si sentivano gemiti ansimanti e risate, provenire da dentro le case, poi di nuovo un lungo e sospirato “piiisciooo” ma questa volta nessuno si acquattò, i sospiri che provenivano dall’interno continuavano più o meno così: “oh no!, oh si ! dai mutandina mia non fare così”,
    chiesi spiegazioni e mi risposero che Giambardo aveva una discussione familiare con la Snella. Cammin facendo la comitiva si era incrementata, sia di uomini che di donne, anche il cane si era unito a noi,arrivammo alla concimaia e mi invitarono a fare un cerchio, tutti si calarono gonne o pantaloni, chi ce le aveva anche le mutande, (Ulisse non aveva di queste complicazioni), io rimasi come un imbecille, non sapevo se voltarmi, scappare, o che cosa, considerai che in qualche modo, mi conveniva stare al gioco,anche chi non gli scappava rimaneva comunque in quella posizione a fare compagnia
    -(questo è stato un passo fondamentale nella vita mia, posso dire una pietra miliare molto importante, mai avrei immaginato di riuscire a fare questo: finalmente presi coscienza della “vera” liberazione)
    Mentre eravamo così riuniti, facemmo le presentazioni tra sconosciuti e si programmava il da farsi, quando poi il conclave fu terminato ci avviammo ognuno per la nostra strada, il cane che fino allora si era tenuto in disparte, si precipitò su quel caldo banchetto.
    A me fu assegnato il compito di andare a prendere l’acqua al pozzo

    -alla prossima

  2. -10

    Tonino mi disse:
    -“vieni con me che prendiamo la Luna”
    ed io:
    -??? Come ???
    -“Che palle con sti novizi bisogna sempre spiegarci tutto e ricominciare tutto da capo”
    Andammo a sellare la ciuca, al basto attaccammo due botti di legno e poi sopra e appese delle taniche di plastica, quindi
    “ ahh”
    ci avviammo in giù per la vallata per circa 200 passi sotto gli orti
    “ihh”
    eravamo arrivati alla fonte
    -“Luna è polloglotta: è come se avesse girato il mondo, capiamoci: io sono di Bitondo della Puglia e ci ho parlato in pugliese, ma se ci parla uno di questi ostrogoti che stanno aqquà in romagna, lei è molto inteliggende e capiscie lo stesso come se ci parlasse uno del sud:“ahh” per dire vai, e “ihh” per dire fermati, se poi si rompe i coglioni, non caca più a nessuno e se ne torna a casa”
    La fonte era una piccola costruzione di pietra con il tetto all’ interno della quale trasudava l’acqua della montagna, le pareti erano un colabrodo e sul fondo si poteva pescare si e no in 10 cm. Per cui il gioco funzionava così: si prendeva un pentolino e con questo si pescava tante volte per riempire una tanica, quando questa era piena, la si vuotava metà per volta nelle botticelle di lato al basto: alternando ora di qui, ora di là per bilanciare il peso, e si continuava questa tiritera fino a quando sia le botti che le quattro taniche erano piene (mezzora non bastava) solo allora si dava da bere alla ciuca, perché se lo facevi prima quella se ne andava e tu rimanevi come un baccalà, di seguito dicevi “ahh e quella tutta sola saliva fin davanti alla porta della cucina dove sapeva che c’era mezza carota marcia che l’aspettava, l’altra mezza alla fine del lavoro quando era stata scaricata.
    -“Perché vedi Gianni la ciuca sa anche parlare ma non lo fa e cosi ci tira fessi a tutti quandi”
    Io domandai:
    -“ ma non converrebbe riempire le botti con una gomma? Il sentiero è in discesa, non avremmo difficoltà a riempirle per caduta”
    -“ io non mi intendo e poi sono contento così, quando si corre troppo si perde il gusto delle cose”
    questa ultima risposta che pareva banale, in realtà diceva qualcosa di grande Allora non capivo e avevo anche il diritto di non capire a 18 anni,

    alla prossima

  3. Ciao a tutti
    nello stesso anno anche a Tredozio si formò una comune chiamata Lunghe Trecce molte di queste persone provenienti da Faenza e precisamento dal Gruppo Anarchico, in completa collaborazione con Pianbaruccioli, in quanto accadeva che molto spesso i ragazzi: Ulisse Gianbardo Enca Tonino….ecc venivano a Faenza per infiniti motivi…e quindi condividevamo giornate e storie per poi dormire tutti in sede che allora era guidata da Adriano, la Carla i Di Nocco Lele certo, la vita in citta’ non era facile ma sempre ce la siamo cavata….si faceva la spola tra Faenza Forli Marradi S.Benedetto
    si faceva colletta e ci si arrangiava…..certo che la comune esite ancora e Jerri vi abita da sempre..
    è comunque giusto che le persone si muovano verso altri orizzonti……e tante tante altre storie di vita vissuta…..chi non ricorda ad esempio La Festa dei fuochi a Portico…………a presto Marco

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