In questi ultimi tempi ci hanno contattato due persone, lo hanno fatto per chiederci se potevamo aiutarle fornendo loro indicazioni su “comunità” che potessero ospitarli. Entrambe queste persone ci hanno raccontato del loro momento di disagio, e del loro bisogno di trovare un luogo collettivo che potesse accoglierli per un lungo periodo.
Traspariva, dai loro racconti e dalle parole scritte, quella che definiamo “sofferenza della psiche”.
Da molti anni, nella nostra tribù allargata siamo spesso a contatto con persone che hanno problemi psicologici o di alcolismo, tossicodipendenza, HIV ecc. e questo ci ha quasi obbligato ha conoscere e studiare le varie “discipline” dell’anti – psichiatria (da F. Basaglia a G.Bucalo) o delle medicine alternative e complementari fino alla Nuova Medicina di Rike Geerd Hammer.
Purtroppo questo non è servito a molto, perchè a queste due persone non sappiamo assolutamente cosa rispondere. I pochi luoghi collettivi che praticano l’ospitalità aperta e di scambio reciproco sono molto fragili, e l’ingresso di nuove persone con evidenti problemi manderebbe in pezzi gli equilibri già precari, mentre i restanti luoghi sono o a carattere politico/ideologico o spirituale o di ospitalità agrituristica. Con la frase “dietro ogni scemo c’è un villaggio” Bucalo intendeva dire che ogni collettività produce il suo “disagio” e questo “disagio” dovrebbe essere curato, accudito dalla stessa comunità che lo ha prodotto. La scomparsa del rapporto comunitario e quindi dei vincoli solidali ha lasciato scoperte e indifese le persone più deboli e neanche le troppo spesso sopravvalutate comunità alternative sono in grado di affrontare la devianza e la malattia al loro interno, meno ancora ad accogliere devianza e malattia nomade.
Non abbiamo potuto indicare nessun luogo, e per quanto possiamo ragionare sulle giuste motivazioni, sui tempi infami, sui problemi quotidiani, sulla scarsità di mezzi ed energie alla fine ci sentiamo un poco delle merde.




